Nato in una famiglia operaia da Giovanni (calzolaio) ed Emilia Pasinetti, alla fine degli anni ’80 entra a far parte del circolo bresciano anarchico «La Rivolta» e poi in quello de «La Comune». Più volte arrestato per le sue idee (nell’agosto 1892, poi nel novembre 1893, febbraio ’94 e aprile ’95) alla fine del 1895, per sfuggire a una condanna di 18 mesi di confino alle isole Tremiti, decide di emigrare in Svizzera e, da qui espulso, in Germania e poi in Gran Bretagna, dove il 26 luglio 1896 partecipa con Francesco Cirri al Congresso della II Internazionale socialista.
Tornato a Brescia, la sua partecipazione ai moti popolari contro il governo reazionario che nel 1898 aveva massacrato gli operai milanesi (“Il feroce monarchico Bava”, premiato da Umberto I) lo costringe a fuggire ancora, di nuovo in Svizzera (dove conosce Pietro Gori ed Errico Malatesta) e poi in Inghilterra. Tornato in Italia, attraversa un periodo di relativa crisi di militanza, dovuto anche a problemi personali (1) per cui non è particolarmente attivo né durante la gestione sindacalista rivoluzionaria della Camera del Lavoro (1907-1909), né durante il processo che porterà alla nascita dell’USI (1912), come risulta dalle fonti di polizia. La ripresa delle lotte passata alla storia come “biennio rosso” lo vede invece di nuovo protagonista. Nel 1919 è membro della nuova commissione esecutiva della Camera del Lavoro bresciana (all’inizio unitaria), ma pochi mesi dopo la CdL si scinde, dando vita alla sezione bresciana dell’USI, a cui aderisce Bonometti.
Nel luglio del 1920 partecipa al secondo congresso dell’Unione Anarchica Italiana (UAI) come delegato del gruppo bresciano. Ospita Errico Malatesta, quando quest’ultimo si reca a Brescia per una riunione, nascondendolo dalle ricerche della polizia e aiutandolo a fuggire. Con l’avvento del fascismo, l’attività del nostro si riduce al tentativo di mantenere i contatti tra i pochi compagni restati più o meno attivi. Alla fine degli anni Venti viene assegnato di nuovo al confino, ma il provvedimento è poi sospeso a causa delle precarie condizioni di salute. Nel 1937 viene arrestato dall’OVRA nel quadro delle indagini sul “Fronte Unico Antifascista”, comprendente anche il PCdI. Condannato a due anni di confino, si vede di nuovo commutata la pena in diffida per le condizioni di salute. Nel settembre 1944 viene arrestato, con tutta la famiglia, per ordine delle autorità repubblichine, a causa del suo appoggio all’attività resistenziale.
Nel dopoguerra vive a Brescia e riprende la militanza anarchica. Il 26 settembre 1945, insieme ad Ivan Guerini ed un’altra cinquantina di militanti, ricostituisce il Gruppo anarchico bresciano, che dopo la sua morte, avvenuta nel 1961, gli viene intitolato. Le sue lettere sono custodite nella Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.

  1. Vedi “Dizionario Biografico degli Anarchici italiani, BFS, Pisa, 2000