Lunedì 15 aprile resterà nella storia come il giorno in cui Notre-Dame di Parigi è stata devastata dalle fiamme. Mentre stiamo scrivendo l’incendio sembra essere sotto controllo, resta solo qualche focolaio residuale, circoscritto dai pompieri che temono i rischi di una ripresa del fuoco.

Bisognerà in realtà attendere parecchi giorni o settimane per conoscere l’entità dei danni causati dall’incendio, dal crollo del tetto e della guglia, ma anche le conseguenze delle centinaia di litri d’acqua rovesciati per spegnere le fiamme sulle strutture e sulle opere che non hanno potuto essere portate via.

Le cause dell’incendio sono ancora sconosciute anche se l’accendersi accidentale del fuoco, proveniente dalla zona occupata dai lavori di restauro sembra essere l’ipotesi più probabile secondo le autorità e gli esperti. Solo l’inchiesta permetterà di chiarire l’accaduto, ma noi possiamo già da oggi affermare che le responsabilità non sono da cercare in eventuali errori individuali…. ma nel quadro di una politica globale e di una somma di responsabilità collettive in cima alle quali ci sono quelle dello Stato, responsabile della sicurezza del sito e dei lavori in corso.

Quali conseguenze?

Le prime informazioni rilasciate dai pompieri indicano che “l’insieme delle coperture è sinistrato, l’insieme dell’armatura inlegno è distrutta, una parte della volta è crollata” per effetto della caduta della guglia le cui immagini impressionanti sono comparse su tutte le prime pagine dei giornali. Questa guglia, una parte del tetto e dell’armatura corrispondevano ai lavori effettuati nel 19° secolo da Viollet-le-Duc. Il resto dell’armatura sprofondata è datata invece al13% secolo ricostruita con le travi di legno della prima costruzione nel 12° secolo; per la sua importanza edimensione era soprannominata “la foresta”. Crollando la guglia ha trascinato con sé una parte della volta in pietra della cattedrale;la struttura generale non sembra, ad oggi, essere messa in pericolo. Numerose reliquie, opere ed oggetti sono stati danneggiati dal fuoco, dalla fuliggine e dall’acqua e una parte dei piombi delle vetrate sono stati danneggiati in modo più o meno grave. Il grande organo che stava per essere restaurato sembrerebbe anch’esso aver subito dei danni significativi.

Le prime reazioni

Molti abitanti di Parigi si sono rapidamente precipitati e riuniti, molto commossi, ai piedi della cattedrale… Ma le reazioni politiche, molto meno sincere e spontanee, non hanno tardato a moltiplicarsi. Per primo Macron, senza dubbio assai felice di poter sfuggire alle previste dichiarazioni televisive per giocare il ruolo di “salvatore” del patrimonio, della nazione e della sua unità ritrovata (sic)! A ruota e sullo stesso tema, si sono succeduti rapidamente tutti i razzisti, fascisti e nazionalisti patentati per parlarci del cuore dell’eredità cristiana della nazione (e della civilizzazione) attaccata. Alcuni già scivolano verso il complottismo islamofobico più volgare…….

Si poteva prevedere o evitare quanto è successo?

Indipendentemente dai fatti precisi che l’inchiesta permetterà forse di determinare, una catastrofe di tale ampiezza non può che essere il frutto di una catena collettiva di responsabilità. Questo incidente mette in luce due problemi strutturali e indica la responsabilità diretta dello Stato: da una parte la politica di disinvestimenti dei governi succedutesi nella salvaguardia e nella manutenzione del patrimonio (così come nell’insieme dei servizi pubblici). Dall’altra parte l’inadeguatezza delle norme di sicurezza nei cantieri del patrimonio (come nell’insieme dei cantieri degli edifici pubblici) “Quel che è successo doveva succedere: La mancanza di una reale manutenzione e di una attenzione quotidiana a un edificio di tale importanza è la causa di questa catastrofe. Non si tratta di cercare dei responsabili, la responsabilità è completamente collettiva perché è il monumento più collettivo del paese. Ha spiegato J-M Léniaud (presidente delconsiglio scientifico dell’Istituto nazionale del patrimonio).

Disinvestimento finanziario e mancanza del personale. Lo stato degli edifici patrimoniali è sovente deplorevole, i bisogni in termini di politica di conservazione, restauro e rinnovazione sono immensi. Le/i professionali della conservazione-restaurazione, così come l’insieme delle persone ed agenti che lavorano su questo tipo di edifici pubblici, lo testimoniano e non cessano di lanciare grida di allerta che restano lettera morta. Gli incidenti umani e materiali, sono purtroppo moneta corrente.

Far pagare i più poveri

A sentire il presidente Macron “questa cattedrale, noi la ricostruiremo tutti insieme” Precisiamo, di passaggio, che non sarà lui a ricostruirla (non più di quanto abbia fatto all’epoca il vescovo Maurice de Sully, ma da migliaia di lavoratori e lavoratrici, operaie/i e artigiane/i che si sono succedute/i attraverso i secoli). D’altra parte, per fare questo, bisognerebbe che lo Stato investisse nella sua ricostruzione.., ma non sembra essere questa l’idea. Macron , al contrario, ha subito annunciato, il martedì 16, il lancio di una “sottoscrizione nazionale” per finanziare la ricostruzione. Era già stato necessario, nel 2017, che una fondazione privata trovasse il finanziamento (privato) e sollecitasse la diocesi per cominciare i lavori di restauro che erano in corso, specificatamente sulla guglia e il tetto.  Quest’ultima non era più stata restaurata dopo gli anni 30…. L’insieme del patrimonio nazionale è oggi vittima di questo disinteresse dello Stato. Ma a differenza di questi interessi…., la popolazione, comprese le componenti più popolari, è per parte sua sovente molto attaccata al patrimonio pubblico e ai monumenti culturali e storici… particolarmente Notre-Dame, resa celebre da Victor Hugo come il cuore vivente popolare di Parigi. L’occasione perfetta per il governo di trasferire il finanziamento dei suoi restauri su una colletta nazionale(!) La manovra è abile, permette di nascondere la propria responsabilità nell’incendio, e le persone, sinceramente commosse, si stanno precipitando a donare. Maspetta allo Stato pagare. Le nostre imposte dovrebbero già servire a finanziare i servizi pubblici, compresi quelli della cultura e del patrimonio che deve essere accessibile a tutte/i. Invece di partire dal credito di imposta per le più grandi imprese…….

Di soldi ce ne sono

Ma soprattutto questo dramma è l’occasione di ricordare che il finanziamento della cultura e del patrimonio costituisce di gran lunga una delle migliori nicchie fiscali per i capitalisti.

Prendendo due piccioni con una fava, questi possono rifarsi l’immagine, certe volte messa a rude prova, attraverso doni “generosi” e beneficiando nello stesso tempo di un credito di imposta tra i più vantaggiosi di tutta la vasta gamma loro offerta dai governi che si sono succeduti. I mecenati già si precipitano: 200 milioni da LVMH e dalla famiglia Arnault, 100 milioni da Pinault, 100 milioni da Total e, ciliegina sulla torta, Vinci “propone un “mecenatismo di competenza” e di fare una alleanza dei costruttori  per lavorare “gratuitamente” alla ricostruzione della cattedrale. Il mercato dell’arte e gli investimenti in materia di patrimonio beneficiano già di una fiscalità particolarmente vantaggiosa, ma tra gli appelli ad aiutare, sono già numerosi quelli che chiedono più defiscalizzazione  per “salvare “ Notre Dame e favorire le donazioni. I prima fila il primo dei servitori e simbolo dei rapporti consanguinei tra la Cultura al governo i regali fatti al più ricco: J-J Aillagon. Colui che oggi chiede la riclassificazione della cattedrale come “tesoro nazionale” affinché le donazionipossano godere di un credito di imposta al 90%, è stato, di volta in volta, ministro della Cultura, direttore del museo personale di Pinault, poi direttore del castello di Versailles… Un appello probabilmente disinteressato…….

Le scelte sulla cultura e sul patrimonio sono scelte di società

Noi siamo evidentemente più che mai dubbiosi sulla volontà e sui mezzi che lo stato vorrà mettere in atto per la ricostruzione. Sull’insieme dei lavori relativi ai grandi monumenti nazionali( a fortiori quelli di minore antichità) ha sistematicamente scelto le soluzioni “meno costose” ma anche le meno deontologiche e rispettose dei materiali e delle costruzioni originali. Non possiamo dunque che interrogarci sulla ricostruzione a venire… “Per Notre-Dame sarà lo stesso. Non ritroveremo mai più l’armatura e la guglia in legno. Questa fu invece la sfida del Secondo Impero nelricostruire nel 1860, la guglia che era stata abbattuta prima della Rivoluzione perché minacciava di cadere. Fu allora un vero tour de force neomediovaleQuesta volta sono pessimista” è la testimonianza di Jean-Michel Liénaud.

Non sbagliarsi sulle priorità

Si possono comprendere le reazioni di quelle e quelli che sottolineano il disprezzo e il silenzio delle autorità e delle grandi imprese, oggi in prima fila, nel novembre scorso quando 8 personetrovarono la morte del crollo della loro abitazione insalubre e centinaia di altri si ritrovarono sfollati senza una soluzioni di risistemazione a Marsiglia: 

Le donazioni attuali provano che quando costoro scoprono i loro interessi (essenzialmente simbolici e finanziari) lee imprese possono trovare i soldi e sbloccare somme considerevoli in un attimo. E così anche per il governo, quando decide di fare dei regali a questi ultimi. In queste valutazioni la vita delle classipopolari conta solo se corrisponde a una linea di credito di imposta! Queste poste in gioco sono evidentemente incomparabili.

Quale interesse a finanziare delle vecchie pietre?

Certuni si interrogano sovente sull’opportunità di investire tali somme di denaro nella cultura o nella preservazione del patrimonio (sempre meno soldi pubblici per altro…)  come può essere certe volte il caso per la ricerca scientifica astratta, Ma sarebbe un errore contrapporre  ogni tipo di necessità sociale a tali investimenti. I soldi non mancano, basta andare a cercarli nel posto giusto. Il patrimonio fa parte di una proprietà collettiva inestimabile. La sua messa in valore e la sua accessibilità per tutte e tutti è un obiettivo di realizzazione dei singoli individui e delle nostre società.

Scrivere un’altra storia

Notre-Dame, come altri monumenti, fa parte della nostra storia e del nostro inconscio collettivo. E importante non lasciare il suo simbolo ai nazionalisti di ogni risma. Attraverso il tempo ha certo simbolizzato i rapporti di potere tra la Chiesa cattolica e il potere statale. Ma è stata contemporaneamente un simbolo abbagliante dell’evoluzione dell’architettura religiosa. Infine è stata un monumento (secolare) della storia di Parigi, e Victor Hugo attraverso la sua opera eponima l’aveva così legata a ciò che Parigi aveva di più vivente, brulicante e popolare. Durante la Rivoluzione francese, e poi durante la Comune di Parigi, fu reinventata come luogo di collettività e di riunioni pubbliche, mentre la Marsigliese ed altri canti rivoluzionari risuonavano  nelle canne dei grandi organi. Essa è anche una sfida diriappropriazione culturale e collettiva della nostra classe sociale.

Questa volta per fortuna non ci sono vite umane in gioco di fronte a interessi finanziari; ma egualmente abbiamo perduto uno dei nostri beni patrimoniali collettivi più preziosi…,. Ancora una volta sacrificato dal governo attuale e da quelli precedenti per fare miserevoli economie….

Manon Boltansky

16 aprile 2019