Come se non bastassero le guerre già in corso (tra le quali, completamente dimenticata dai media, quella a bassa intensità nel Donbass), i due “presidenti” delle repubbliche “ex-sorelle” dell’ex-URSS (quanti ex nel paese “della grande menzogna”) buttano benzina sul fuoco che arde sotto la cenere. Da un lato la seconda potenza militare del mondo, erede dell’impero zarista (in tutti i sensi, da quello simbolico a quello culturale e politico-militare), dall’altra una potenza che lotta per farsi strada, costruendosi un’identità in chiave sostanzialmente anti-russa e basandosi sul peggio del nazionalismo ucraino (a cominciare dal collaborazionismo filo-nazista del criminale di guerra Bandera). E riuscendo, come spesso accade nella storia, a costruirsi un consenso popolare proprio facendo leva sul peggiore degli “istinti” (in realtà etero-diretti) umani, quello sciovinismo grande-russo che Lenin riteneva il peggior nemico della rivoluzione russa, quel nazionalismo becero piccolo-borghese ucraino che ha fatto dell’antisemitismo una delle sue bandiere (condiviso ampiamente con il primo). Pronti a “marciare” al passo dell’oca contro il “nemico”, giovani russi, giovani ucraini? Per noi, internazionalisti rivoluzionari, “il migliore dei due ha la rogna”. Non un uomo, non un soldo, per le imprese di guerra di Putin-Poroshenko. A fianco di chi si batte, a Mosca come a Kiev, contro questa ennesima menzogna nazionalista e guerrafondaia, come i nostri compagni russi ed ucraini. Per la fraternità e la solidarietà tra i popoli: il PROLETARIATO NON HA NAZIONE!

Vittorio Sergi

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