È un segreto di Pulcinella che il clima in Potere al Popolo, sia in provincia di Brescia che a livello nazionale, è, per usare un eufemismo, tutt’altro che armonioso. Divergenze di impostazione, di cultura politica, di pratiche, c’erano fin dall’inizio. Ma, almeno fino a 6 mesi fa, si era riusciti a mantenere un quadro unitario e abbastanza rispettoso delle diverse “anime” del movimento (io ho sempre preferito il termine “fronte”, meno ambiguo) che sembrava aver ridato un po’ di fiato ad una sinistra “radicale” ridotta ai minimi termini. Certo, gli entusiasmi dei compagni dell’ex-Opg la sera del 4 marzo (festeggiando i 373 mila voti ottenuti, l’1,13%) sembravano un po’ fuori luogo ai più, ma a volte non guasta un po’ di ottimismo, soprattutto in tempi bui come questi. Ma da quando si è iniziato il percorso verso l’Assemblea Nazionale di ottobre, vista in termini “costituenti” dal grosso dei compagni, le cose sono andate di male in peggio. Schematizzando (con i rischi di tutte le schematizzazioni) si sono andate cristallizzando tre posizioni, tutte e tre in un certo senso legittime, ovvio, ma che hanno implicazioni radicalmente diverse, e spesso contrapposte. Da un lato i compagni che sostengono la proposta di statuto n.1, appoggiata soprattutto dall’ex-Opg e da Eurostop, che punta in tempi brevi alla costituzione di un nuovo partito, saltando tutti i passaggi e le mediazioni tese a salvaguardare il quadro composito e plurale che era all’origine di Pap. In un certo senso un’accelerazione (qualcuno ha parlato di “torsione autoritaria e plebiscitaria”) che vorrebbe “costringere” a saltare le tappe, facendo dell’esigenza (in sé astrattamente comprensibile) di un nuovo soggetto politico la bussola di ogni scelta immediata. Dall’altro i compagni che sostengono la proposta di statuto n.2 (appoggiata dal grosso dei compagni del PRC, in un certo senso “l’azionista di maggioranza” in Pap, visti i numeri in termini di iscritti e militanti) che, pur non rifiutando la logica del “nuovo soggetto politico”, cercano di salvaguardare (per esempio con il quorum dei 2/3 o con un certo ridimensionamento del peso della piattaforma on-line e del plebiscitarismo) alcuni aspetti del progetto originario nato nel novembre del 2017. Esiste poi una terza posizione, sostenuta in particolare dal “quarto azionista”, Sinistra Anticapitalista, ma con una certa eco tra compagni appartenenti al PRC o a nessuna delle quattro orgnizzazioni “fondatrici”, che di fatto, proponendo di “azzerare tutto”, si sforza di restare fedele all’impostazione originaria contenuta nel manifesto programmatico di neanche un anno fa: un fronte comune di lotta, che rispetti le diverse “sensibilità” (di partito, d’organizzazione, d’associazione, centro sociale, gruppo e individuale), mettendo in comune ciò che ci unisce e mettendo in secondo piano ciò che ci divide. Il clima si è ulteriormente surriscaldato negli ultimi giorni, con anatemi ed insulti che lasciano l’amaro in bocca (vedi la polemica odierna tra Salvatore Prinzi, “lider maximo” dell’ex-Opg, e Paolo Ferrero e Maurizio Acerbo, rispettivamente ex ed attuale segretario del PRC). A Brescia l’Assemblea Provinciale sta tentando di tenere insieme “i cocci”, come i lettori già sanno (vedi le varie “notizie in breve” rubricate come L’Altra Brescia su queste stesse pagine), ma questi tentativi in extremis non appartengono solo a noi bresciani (o ai tarantini, veneziani, trasteverini, ecc.), come testimonia la risoluzione approvata tre giorni fa dall’Assemblea Territoriale di Fermo (che riproduciamo in basso). Se sia ancora possibile “salvare il salvabile” è difficile dire: molti danni sono già stati fatti. E, se nascerà, Pap 2.0 sarà, a quanto pare, qualcosa di molto diverso dal Pap che abbiamo contribuito a costruire alla fine del 2017. Le scorciatoie spesso (anzi, quasi sempre) si verificano essere delle “allungatoie”. Con l’effetto di creare ulteriore dispersione, delusione e ritorno a casa di centinaia di compagni che avevano sperato che stavolta “fosse la volta buona”.
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