Di Gippò Mukendi Ngandu

Un lungo serpentone composto da migliaia di persone ha attraversato le strette vie di Ventimiglia, la città ligure al confine con la Francia. Il corteo è partito da via Tenda, da quel parcheggio davanti al cimitero dove molti migranti in transito per la Francia – Macron permettendo – avevano creato un campo informale e autogestito, fatto poi sgomberare dal sindaco Pd Ioculano.

I giornali locali parlano di 6 mila partecipanti, gli organizzatori di  10 mila. Al di là dei numeri, la partecipazione è stata molto alta, considerando il periodo e la giornata calda, nella quale era difficile resistere al richiamo del mare. Era, tuttavia, necessaria e urgente una risposta di piazza al cinismo e al razzismo del governo giallo-verde e del ministro degli interni Salvini solidale e internazionalista, capace di interloquire con ampi settori della popolazione autoctona e migrante.

A ricordare che le frontiere uccidono e che la libertà di movimento è un diritto in un mondo dominato da guerre, sfruttamento e saccheggio delle risorse ambientali sono accorsi molti giovani provenienti da diversi centri sociali del Nord Italia, ma anche con delegazioni dal centro e dal sud, così come  tanti operatori sociali che operano nell’ambito della solidarietà ai migranti. Numerosa è stata la partecipazione delle donne, molte delle quali raccolte sotto lo striscione di non una di meno, “Femminismo è antirazzismo”; molto folti anche i gruppi lgbtq anarchici e anticapitalisti.

L’appello internazionalista è stata accolto dalla carovana proveniente dagli Stati spagnoli, in particolare dai paesi baschi e dalla Catalogna, dove la delegazione di una rete di associazioni che lotta per l’accoglienza si recherà in pullman  fino al Cara di Mineo in Sicilia, a ricordarci che l’amore per la propria terra può convivere con l’apertura e la solidarietà in uno spirito concretamente internazionalista. Questo spirito ha animato anche gli attivisti di alcune associazioni francesi, così come molti singoli cittadini francesi, giunti nella città ligure per manifestare la propria opposizione all’Europa fortezza.

Tra le altre realtà sociali, discreta è stata presenza dell’Arci che ha anche organizzato dei pullman da alcune città, mentre i sindacati sono stati piuttosto ai margini. Al corteo era presente visibilmente solo il Si Cobas con un proprio spezzone, anche se erano particolarmente visibili alcune militanti  dell’Usb con i cartelli “prima gli sfruttati”  a voler testimoniare un legame tra la manifestazione del 16 giugno a Roma, ed era presente qualche delegazione dei Cobas. Assente la Cgil.

Tra le forze politiche, infine, occorre sottolineare la partecipazione di alcuni militanti di Potere al Popolo provenienti da diverse città, di Sinistra Italiana, nonché qualche sparuta bandiera del Prc e del Pcl e di alcuni militanti di Sinistra Anticapitalista. Chiudeva il corteo una delegazione dei radicali e della lista Emma Bonino, forza che più di tante altre vive la contraddizione tra la difesa dei diritti civili e l’ostinata volontà di promuovere quelle politiche liberiste e capitaliste che, scardinando i diritti sociali,  generano quelle fratture e  diseguaglianze sociali che più di ogni altro alimentano odio e razzismo.

Gli interventi degli organizzatori, che ovviamente hanno preso in particolare di mira il razzismo di Salvini e le politiche del governo, non hanno fatto, d’altro canto, nessuno sconto al Pd e alle sue politiche. Il sindaco piddino Ioculano, d’altro canto, ha cercato sino all’ultimo di evitare il corteo, nel timore di scontri e di offendere i francesi in festa per il 14 luglio. Le preoccupazioni erano ben altre, in particolare quello di assecondare le preoccupate associazioni di commercianti. Preso da un profondo afflato politico nei confronti di Macron il sindaco ignorava, del resto, che la Francia stessa è stata teatro ieri di importanti manifestazioni davanti ai centri di detenzione a sostegno della regolarizzazione di tutti i sans-papiers.

In Europa, il principio di “fraternità” è ormai nascosto dietro una cortina di ferro  e sta sprofondando nel mar Mediterraneo. Macron, così come i suoi predecessori socialisti e il Pd hanno profondamente contribuito a questa situazione.

Il 14 luglio è stato il segnale che può nascere in Italia e in Europa nuovo movimento di solidarietà e internazionalista. A fine corteo non sfuggiva la necessità di ritrovarsi e di costruire un grande appuntamento in autunno. Non è che l’inizio.

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