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Ieri, 8 marzo 2018, è stato un giorno veramente “storico” in Spagna: 6 milioni di donne (e uomini) hanno invaso le strade di Madrid, Barcellona, Bilbao, Siviglia, Valencia e altre centinaia di città grandi e piccole per rivendicare l’uguaglianza reale e la fine del patriarcato. Gli stessi giornalisti e politici borghesi han dovuto ammettere che non se lo aspettavano (e di una piacevole sorpresa parlano anche le compagne e i compagni che questa giornata di mobilitazione avevano preparato). Lo stesso Rajoy, dopo aver straparlato per giorni di “mobilitazione dei soliti anticapitalisti estremisti”, è apparso oggi con un laccetto viola sulla giacca, simbolo della lotta “contro la violenza di genere”. Guadagnandosi subito l’epiteto di “caradura e imbécil” da parte dell’enorme movimento femminista e proletario che ha scosso ieri lo Stato Spagnolo. Il tentativo, da parte di alcune donne appartenenti al partito di centro-destra Ciudadanos, di entrare nell’enorme corteo di Madrid, è stato respinto da migliaia di donne giustamente arrabbiate contro la sfaggiataggine di queste opportuniste, militanti di un partito che si oppone a tutte le battaglie femministe, in Parlamento e nel paese. Dispiace che la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, eletta anche con i voti di Podemos, abbia solidarizzato con la striminzita delegazione di Ciudadanos, invitando ad una tolleranza che gli avversari del movimento femminista sono ben lungi dal dimostrare, come dimostrano le cariche poliziesche a Murcia e a Burgos contro i cortei di ieri. Le compagne dello Stato Spagnolo ci indicano la strada. Speriamo che il vento che soffia da ovest arrivi anche qui, per spazzar via gli incubi razzisti, maschilisti e reazionari che ammorbano la nostra penisola.

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