Premesso che al sottoscritto della governabilità frega assai poco, e pure della frammentazione” (anzi, a dirla tutta, meno governabilità c’è, meglio per noi lavoratori, visto che tutti i governi, chi più, chi meno, ci bastonano in crescendo!) mi pare interessante dare alcuni dati sulle elezioni dal dopoguerra ad oggi. Lor signori sembrano disperatamente alla ricerca di un sistema politico ed elettorale che assicuri “stabilità e governabilità”*. Comprensibile per loro e i loro sporchi interessi. Purtroppo, grazie ai soliti pennivendoli e mezzibusti tv, sono riusciti a convincere non solo le Borse, i capitalisti, i banchieri e gli speculatori, ma persino milioni di proletari e pensionati sulla bontà di un sistema che, infischiandosene della “rappresentatività democratica” faccia di tutto per ingannare gli elettori (maggioritrio secco o “bagnato”, premi di maggioranza, ecc.). Per questo mi sembra utile una tabella riassuntiva, dal ’46 ad oggi. Fino al 1992 vigeva in Italia un proporzionale “quasi puro”: l’unico limite era il raggiungimento del quorum almeno in una circoscrizione elettorale. Nella prima colonna il numero di partiti presenti in parlamento, nella seconda il numero di partiti che hanno superato la soglia, puramente simbolica, dell’1%.
anno partiti (Camera) partiti oltre l’1%
1946 16 9
1948 10 7
1953 9 8
1958 12 9
1963 10 8
1968 9 8
1972 8 7
1976 10 9
1979 11 9
1983 13 10
1987 13 10
1992 15 12
1994(a) 8 12
1996 16 10
2001 15 12
2006(b) 16 11
2008 9 8
2013 13 10
2018 (c) 13 9
*Tra il 1926 e il 1943 abbiamo avuto in Italia il massimo di stabilità e governabilità, con “un uomo solo al comando”. Qualche difettuccio il sistema fascista lo aveva. Bazzecole, certo: tre guerre (più la guerra di “pacificazione” della Libia by Graziani!) costate circa 500 mila morti agli “italiani” (senza contare gli etiopici, gli spagnoli, gli jugoslavi, i greci, i sovietici, ecc. uccisi dai “valorosi” in tricolore) qualche problema lo hanno creato. Le decine di migliaia di assassinati, incarcerati, esiliati, confinati; le leggi razziste del ’38; i salari da fame, ecc. ecc. Certo, i profitti sembravano assicurati, e questo bastava. O no?
a) Per la prima volta si vota col “Mattarellum”, per 3/4 maggioritario. Moltissimi partitini non entrano in Parlamento ma entrano a far parte delle Coalizioni, ottenendo posti di sottobosco governativo.
b) Si vota col “Porcellum”, proporzionale corretto con premio di maggioranza e sbarramento del 4%
c) Si vota col “Rosatellum”, proporzionale con sbarramento al 3% per poco più del 60% dei seggi, maggioritario secco nel resto.
Come si può vedere, la cosiddetta “prima Repubblica” si reggeva su una rappresentanza in Parlamento di 8-10 partiti, di cui 7-8 con oltre l’1% (gli altri erano il SVP suditirolese e l’Unione Valdostana). Il punto di frammentazione minimo dell’intera storia repubblicana si raggiunse nel 1972. A partire dall’introduzione dello sciagurato sistema maggioritario (e gli altri sistemi pasticciati e truffaldini successivi) nel 1994, il numero dei partiti sale a una media di 13 (1994-2018), di cui una decina in media superano l’1%. E non contiamo qui la proliferazione di micropartiti entrati nelle varie coalizioni per permettere di superare, anche di un solo voto, le coalizioni avversarie (e ricompensati in vario modo, fino ad ottenere dei viceministri) e il proliferare di nuovi gruppi parlamentari nati da miniscissioni successive alle elezioni. Quindi risulta chiaro che, lungi dal diminuire la frammentazione, tutto quell’agitarsi alla ricerca della “formula magica” per far governare senza intoppi gli amici dei soliti noti (Confindustria, Banche, Finanza, ecc.) ha il solo scopo di permettere a chi il potere ce l’ha davvero di sistemare un “pilota automatico” (bianco, verde, giallo o rosa che sia) che non venga disturbato per almeno un quinquennio. E, last but not least, impedire l’irruzione di partiti d’estrema sinistra (e in subordine anche d’estrema destra) che, almeno in prospettiva, possano rompere il giocattolo.
Flavio Guidi
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