Frode fiscale da (quasi) 1 miliardo e mezzo di euro: sono stati resi noti i nomi degli arrestati, in tutto 17 persone per cui è scattata la misura cautelare, sia in carcere che ai domiciliari. Nell’ambito dell’inchiesta denominata “All Inclusive” e condotta dalla Guardia di Finanza, sono 86 le persone iscritte nel registro degli indagati e in qualche modo coinvolte, con 176 aziende di cui molte sono bresciane.

Un sistema collaudato, un vero “laboratorio” per la truffa e la frode al fisco, che permetteva alle aziende interessate (la voce girava con il più classico dei metodi, con il passaparola) di non pagare le tasse, di recuperare l’Iva e insomma di “fregare” lo Stato e i lavoratori che sono costretti a pagarle.

A gestire il complesso meccanismo di false fatturazioni, prestanomi e aziende inesistenti era lo Studio … di Milano, chiuso a seguito del blitz dei finanzieri. Sono stati arrestati, in ordine sparso, il 42enne … (il figlio del fondatore), la 56enne …, il giovane nipote della donna …., di appena 26 anni.

Considerato il vero tuttofare dello studio, si occupava addirittura di andare a ritirare la posta nelle varie sedi, vere o fittizie, delle aziende coinvolte, era il 77enne ….  di Lodi, che non andrà però in carcere per motivi d’età. Nel lungo elenco sono coinvolti anche quattro imprenditori bresciani.

Uno di questi si è reso irreperibile, gli altri sono stati arrestati: si tratta di …. (55 anni) e … (52 anni), entrambi di Castelcovati, poi …. (48 anni) di Coccaglio. In tutto sono decine gli imprenditori nostrani coinvolti nell’affare e ora indagati dalla Procura, a vario titolo.

La stessa Procura ha disposto il sequestro preventivo di beni e immobili per oltre 180 milioni di euro, tra cui almeno 200 case e una sessantina di automobili di lusso. Erano furbi e anche sfacciati: avevano intestato la sede legale di un’azienda in un centro di controllo della stazione ferroviaria di Rovato.