L’attentato islamista di ieri sera a Parigi segna un pesante intervento politico, sanguinario e mediatico nella campagna elettorale presidenziale francese.
Colpire la polizia a tre giorni dal primo turno, che potrebbe vedere l’iniziale affermazione della candidata del Front National, è la migliore dichiarazione di voto che l’islamismo può dare per la Le Pen.
Le forze dell’ordine francesi (polizia, gendarmerie nonché le forze armate) sono in gran parte schierate al fianco della destra e dell’estrema destra, apparati che nel corso degli ultimi anni si sono spostati – almeno nelle loro componenti maggioritarie – dal gollismo repubblicano ancora più a destra.
Colpire per creare e aumentare le paure, per rafforzare chi vuole lo scontro di “civiltà” o anche più semplicemente implementare ulteriori politiche xenofobe, è la tattica perseguita per compattare un largo mondo islamico che vedrà ancora più compressi i propri spazi politici e civili. Avere come obbiettivo la polizia non può non suscitare approvazione e trovare consenso presso il sottoproletariato emarginato delle banlieu. E il fatto che il poliziotto ucciso appartenesse alla comunità LGBT – come annunciato in mattinata da Radio3 – non farà che accentuare le più basse pulsioni.
Estrema destra e islamismo nel loro essere speculari si alimentano l’un l’altro in un rapporto simbiotico. In altre epoche si sarebbe parlato di “convergenze parallele”. Non a caso l’unico obbiettivo politico del terrorismo islamico in Europa è stata la redazione di Charlie Hebdo il 7 gennaio del 2015, dove trovarono la morte uomini e donne di sinistra, anarchici e comunisti, libertari e antireligiosi. La morte di Charb (direttore di Charlie Hebdo) e colleghi ottenne grandi applausi infatti dai fascisti di mezza Europa e da ambienti dell’estremismo cattolico e sionista.

La ripresa in Francia, come in tutta Europa, di una sinistra rivoluzionaria, marxista e internazionalista, può essere un primo passo necessario per un’inversione di rotta.

Partito Comunista dei Lavoratori
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