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FCA ha deciso il trasferimento coatto di 1050 lavoratori dallo stabilimento di Pomigliano a quello di Cassino. Nel dicembre dello scorso anno l’azienda aveva espresso la volontà di trasferire inizialmente 650 operai presso lo stabilimento di Cassino per riempire temporaneamente i posti vacanti in attesa di nuove assunzioni.

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Il trasferimento – dicevano – si era reso necessario per l’intensificazione della produzione dell’Alfa Giulia e del SUV Stelvio, modelli, in particolare il secondo, destinati all’esportazione su cui FCA sta puntando non da oggi. La motivazione della scelta degli operai di Pomigliano era dettata, sempre a dire dell’azienda, da elevate competenze tecniche necessarie alla produzione dei due modelli.

Il trasferimento prevedeva esclusivamente la sola indennità di viaggio e il trasporto dei lavoratori nel Lazio, condizioni inizialmente rifiutati dai sindacati confederali che chiedevano anche l’indennità di trasferta e una nuova missione produttiva per Pomigliano.

L’azienda ha sempre riufiutato queste richieste, in particolare l’indennità di trasferta, “impegnandosi” a varare entro marzo una nuova missione produttiva per lo stabilimento di Pomigliano, in cui attualmente 3217 su circa 4500 lavoratori sono in regime di contratto di solidarietà e la cui unica vettura oggi in produzione è la Panda, modello che trova uno spazio sempre minore nel mercato nazionale.

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Gli operai trasferiti a Cassino, tutti contro la propria volontà, saranno sostituiti da lavoratori in precedenza dichiarati dalla stessa azienda inidonei all’attività lavorativa, che verranno pertanto usati come tappabuchi. FCA, con la complicità dei “suoi” medici, addirittura non accetta alcuna motivazione medica per gli operai che presentano istanza motivata per il cambio lavoro.

Nel frattempo, i sindacati confederali hanno ceduto, dapprima FIM e UILM, raggiunti poi dalla FIOM, con la motivazione grottesca che “il piano sarebbe stato comunque già operativo”, tenendo solo alcune assemblee in cui non hanno fatto altro che cercare un avallo alla loro scelta da operai decisamente arrabbiati ma lasciati completamente soli. Il timore di questi lavoratori è che i trasferimenti temporanei diventino permanenti, soprattutto in assenza di un vero nuovo piano industirale per Pomigliano. E al momento FCA ha fatto solo promesse e generiche petizioni di principio, senza però maturare alcunché di concreto in tal senso.

Il Comitato NO Cassino, animato dagli ex cinque licenziati FCA (al momento sotto stipendio ma dispensati dal lavoro dall’azienda), dal SI Cobas e da solidali come Sinistra Anticapitalista e i compagni e le compagne del collettivo 48OHM di Pomigliano, sta organizzando volantinaggi e assemblee davanti ai cancelli. Domenica mattina ci sarà un presidio al Muncipio di Pomigliano D’Arco.

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C’è una rabbia enorme da parte degli operai, ma al momento questa rabbia non riesce a trovare sbocchi in azioni di sciopero, che pure l’opposizione in FIOM, l’area de Il Sindacato è un’altra cosa, sta chiedendo con forza. Usb denuncia la gravità di un accordo, sottoscritto anche dalla Fiom, che rientra così tra i firmatari, autorizzando la deportazione di lavoratori a Cassino e prosegue il declino dello stabilimento di Pomigliano che pure aveva accettato, con un significativa resistenza, il ricatto di Mrchionne nel 2010.

La sensazione dei lavoratori è quella di essere quasi completamente soli e alla mercé dei ricatti aziendali. E’ ovvio che sarebbe necessario uno sciopero almeno nell’intera FCA.

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Questa decisione di FCA matura in un contesto segnato dalle straordinarie performance del Gruppo che ha chiuso gruppo il 2016 con un balzo rilevante dei profitti rispetto all’anno precedente, sia per quello che riguarda l’utile netto, passato da 93 milioni di euro a 1.8 miliardi (ossia venti volte maggiore), sia dell’utile depurato dai fattori straordinari cresciuto del 47%. Crescono i profitti, ovviamente a tutto discapito di salari, diritti e salute dei lavoratori, ma cresce anche il ricorso alla cassa integrazione. Nello stabilimento di Melfi, oltre al già abbondante utilizzo degli ammortizzatori sociali sulla linea della vecchia Punto per oltre un migliaio di lavoratori, si affaccia per la prima volta la cassa integrazione anche sulle linee di produzione dei Suv, considerato fiore all’occhiello del rilancio industriale di Fca. E’ infatti previsto il ricorso alla CIG nelle giornate del 25-26-27 febbraio e del 4-5-6-11-12-13 marzo. Tutto ciò non ha indotto Fca a venire meno ai 20 turni sullo stabilimento lucano. Una situazione inaccettabile che vede parte dei lavoratori sottoposti a un regime durissimo di carichi, turnazioni e un’altra parte a riposo forzato.

USB conferma la scelta di proclamare sciopero su tutte le domeniche lavorative del 2017, «come atto concreto di contrasto ad un modello sempre più schiavizzante e socialmente ingiusto».

Sinistra Anticapitalista Napoli

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