La Redazione di Rproject.

Come era prevedibile il regime di Bashar al Assad, con i suoi alleati (Russia, Iran, Hezbollah) ad Aleppo stanno facendo terra bruciata. Di Aleppo, seconda città della Siria non resta più molto, soprattutto la parte est della città è del tutto distrutta. Giusto per rendere l’idea è come se in Italia venisse rasa al suolo Firenze o Torino. La catastrofe umanitaria che di conseguenza sta vivendo la popolazione civile è di proporzioni inimmaginabili. Sicuramente la più atroce della storia recente del Vicino Oriente. Ma in quasi sei anni di guerra civile una parte della “sinistra” occidentale ha preferito guardare altrove o peggio giustificare il regime baathista in nome di un malinteso antimperialismo, che nulla ha a che vedere con la tradizione a cui dichiarano di richiamarsi. Nessuno nasconde il fatto che la rivolta popolare contro la dittatura degli Assad, come in moltissimi altri Paesi protagonisti dell’ondata rivoluzionaria scoppiata il 17 dicembre 2010 in Tunisia ed estesasi ad altri Paesi della regione (Egitto, Libia, Siria, Yemen) abbia subito una sconfitta drammatica schiacciata per un verso dai vecchi regimi e dall’altro dalle forze reazionarie dell’integralismo islamico. I progetti di un Vicino Oriente diverso, espressione delle aspirazioni alla giustizia sociale e alla democrazia attraverso l’abbattimento di dittature ultradecennali non è che non esistono o non sono esistiti perché sono stati sconfitti. Se così fosse saremmo ancora all’epoca delle piramidi a tirar pietre per i faraoni.

Il vero punto della questione è che per delle ragioni ideologiche una parte della sinistra italiana e più in generale occidentale ha recuperato un attaccamento alla Russia di Putin (scambiandola per l’URSS – sempre dimenticando di fare un bilancio serio anche di quella esperienza conclusasi nel 1989) e questo ha prodotto un effetto devastante: la negazione della realtà anche con argomenti razzisti e colonialisti verso dei popoli che quindi non sarebbero in grado di ribellarsi ai propri tiranni, se non teleguidati da noi bianchi, occidentali e più intelligenti. Di fatto assumendo su Assad la stessa posizione effettiva dei governi occidentali.

Ma giustificare i massacri perpetrati dalle aviazioni siriana e russa e i rastrellamenti sul terreno fatti dall’esercito regolare siriano, da soldati russi, iraniani e milizie libanesi suoi alleati in nome del fatto che l’opposizione siriana sarebbe composta solo da jihadisti assetati di sangue, ignorando la popolazione civile significa, in fin dei conti, usare lo stesso argomento usato dai vari governi israeliani per giustificare i massacri generalizzati di palestinesi a Gaza, perché ritenuti tutti di Hamas.

Molto giustamente e ancor più coraggiosamente, riflettendo anche sul suo passato, Joseph Halevi ha detto una parola di chiarezza di cui lo ringraziamo.

Per lo più alle sue parole le reazioni sono state spesso scomposte e a volte venate da un disgustoso antisemitismo che condanniamo.

La Redazione di Rproject

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