In questi giorni si sono accumulate notizie molto gravi sul nostro territorio: dall’annuncio ufficiale da parte del Comune dell’aria “fuorilegge”, super-inquinata, alla pubblicazione delle parole del camorrista (“nel bresciano sono rovinati: li abbiamo riempiti di rifiuti tossici”). In realtà non sono vere e proprie “notizie” (nel senso di novità) per chi è appena un po’ attento alla qualità di ciò che respiriamo, beviamo, mangiamo in questo angolo d’Europa chiamato Brescia. Semmai le brutte novità, a livello più personale, riguardano le 7 (sette!) morti di 7 amici e compagni (di Momi, Michele e Agostino ho già scritto su questo blog) in poche settimane, un dato che ha quasi una rilevanza statistica.
Il fatto è che il “sistema-Brescia”, forse ancor più che in altre zone d’Europa, è un sistema capitalistico-tumorale. La ricerca spasmodica del profitto a tutti i costi, portata avanti da una classe di piccoli, medi e grandi imprenditori caratterizzati dalla mancanza di scrupoli, da un’avidità fuori dal comune, da una grettezza e da una povertà culturale quasi leggendarie (le barzellette sull’imprenditore tipo di Lumezzane sono proverbiali!), coniugata con un territorio con caratteristiche geografiche peculiari (dalla presenza -e conseguente sfruttamento- del ferro nelle nostre valli a partire già dall’epoca romana, alla scarsa ventosità tipica un po’ di tutta la zona padana) hanno creato un cocktail che definirei di capitalismo cancerogeno all’ennesima potenza. Inoltre, a mio avviso, c’è un altro ingrediente del cocktail che, seppur non esclusivo del nostro territorio, giunge qui a vette particolari. È quello che qualcuno ha definito il catto-calvinismo bresciano, quel misto di cattolicesimo conservatore e di calvinismo che porta all’esaltazione dello sforzo lavorativo estremo, del sacrificio, della negazione del piacere (percepito come frivolo, inutile, dannoso, “improduttivo”) dell’adorazione del denaro in modo esagerato persino per i canoni già “peccaminosi”, per la mia scala di valori, della mentalità capitalistica tipica di altre zone d’Italia e del mondo. Una struttura mentale (che noi prendiamo spesso in giro quando diciamo “El béf, però el laùra”) fonte di stress acuto e diffuso, che pare, secondo molti medici, all’origine di molte forme tumorali. Questi ingredienti del cocktail non sono esclusivi del nostro territorio, lo so. Ma forse è solo qui che sono presenti in forma così acuta e, grazie alla diffusione della micro-impresa, penetrano profondamente in tutti gli strati sociali.
Esiste una cura per i tumori? Certo, l’oncologia sta progredendo: dalla chemioterapia selettiva alla radioterapia, dai medicinali di ultima generazione ai vari trattamenti innovativi, per quanto la mia ignoranza medica mi permetta di capire. Ma so che, in ultima analisi, quando il tumore è troppo invasivo, si deve ricorrere alla chirurgia ed ASPORTARE il cancro, se si vuole salvare l’organismo malato. E l’intervento chirurgico, rivoluzionario, è la soluzione radicale contro il capitalismo cancerogeno di cui Brescia è il cupo simbolo.
Flavio Guidi
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