Devo dire che, quando si parlava, in passato, di “reddito per tutti” (una rivendicazione di ampi settori dell’estrema sinistra, in primis i cosiddetti “autonomi”) avevo sempre avvertito un certo fastidio, magari inespresso. Quando questa proposta è diventata “di moda” (grazie soprattutto al Movimento 5 stelle, che ne fa un cavallo di battaglia) il mio malessere è andato crescendo. La lettura dell’ottimo articolo di Jean Claude Laumonier (che riporto qui sotto, in francese, per chi abbia voglia e tempo di leggerlo), uscito sull’ultimo numero di Inprecor (la rivista della Quarta Internazionale) mi ha ulteriormente convinto dell’ambiguità di questa parola d’ordine. In Francia, infatti, buona parte dello schieramento politico borghese (dai gollisti alla Le Pen, passando per molti “socialisti”) sta riflettendo seriamente sul varo di una misura di questo tipo, in variante neoliberale (gollisti e “socialisti”) o apertamente reazionaria e fascisteggiante (come le proposte del FN sul “salario di maternità”, che punterebbe a riportare a casa le donne, escludendole dal mondo del lavoro). Si tratterebbe per costoro di varare delle misure di “carità sociale” (con cifre tra i 500 e i 750 euro al mese, che per la Francia sono piuttosto basse, visto il costo della vita), riducendo le prestazioni in altri settori del Welfare State (dalla sanità alle pensioni, per fare solo due esempi). Il fatto che i padroni e la piccola borghesia fascistoide vedano di buon occhio questa misura (per “disinnescare le tensioni sociali” create dalla crisi) la dice lunga sull’ambiguità di fondo. Io, d’istinto, ho sempre risposto a chi (tra i compagni) proponeva “reddito per tutti”, che preferivo di gran lunga il “lavorare MENO, lavorare TUTTI”. Se abbiamo la forza di imporre allo Stato un’elargizione liberale (nel duplice senso della parola) di questo tipo, perchè non battersi per la storica proposta delle 35, o 30 (o 20) ore di lavoro a parità di salario? In questo modo la solidarietà tra lavoratori e disoccupati uscirebbe rafforzata dal reciproco interesse. O mi sbaglio? E si eviterebbe la formazione di un “esercito di riserva” di persone espulse dal mondo del lavoro, atomizzate, destinate a sopravvivere in condizioni precarie, facilmente assimilabili al sottoproletariato (che molto raramente si è fatto coinvolgere nelle lotte del movimento dei lavoratori, quando non ha scelto di battersi dal lato opposto, come ci insegna l’esperienza dei fascismi). Oltre al fatto, non indifferente, che chi pagherebbe tutto ciò sarebbero, ancora una volta, i lavoratori salariati. E ciò sia in termini immediati, visto che l’80% del carico fiscale è sulle nostre spalle, sia mediati, visto che buona parte del restante 20% viene comunque dal plusvalore estorto al lavoro salariato. In realtà, come dice Jean Claude in fondo al suo articolo, se capiamo bene cosa c’è dietro l’interesse di settori padronali e politici per questa misura, capiamo altrettanto bene cosa c’è alla base dell’interesse di settori proletari e “di movimento”: la perdita di credibilità di ogni progetto di trasformazione rivoluzionaria e il conseguente “adattarsi” ad una logica di sopravvivenza alla meno peggio. Se non posso cambiare il mondo e farla finita con lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, cerchiamo almeno di avere una vita un po’ meno da cani. Legittimo, estremamente umano. E, ovviamente, molto riformista.
Flavio




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COMPAGNO, PERCHÉ DOMANDI REDDITO? di Giulio Palermo
Mangi forse soldi?
Quando hai freddo
Ti copri con una coperta o con una banconota?
E quando ti ammali
Ingoi una compressa di paracetamolo o una moneta da un euro?
I tuoi bisogni culturali
Li soddisfi leggendo un libro o contando i numeri di serie impressi sulla cartamoneta?
Compagno
Non provocare!
Lo sai benissimo che in questo sistema di merda
Che si chiama capitalismo
É con il denaro
Che si ottengono pane, coperte, medicine, libri e tutto il resto
Non lo vedi che è la mancanza di reddito che ci incatena al capitale?
Non lo vedi che la gente è stanca di stringere la cinghia?
Perché credi che i lavoratori siano assoggettati al ricatto del salario?
Invece che criticare
Unisciti a noi
La lotta è una lotta universale:
Reddito per tutti!
Aspetta compagno
A me non piacciono le lotte universali
Il bene contro il male
Mi ricorda solo brutte cose
In un mondo di sfruttatori e sfruttati, oppressori ed oppressi
Il bene comune non esiste
Perciò
Dì chiaramente da che parte stai
Compagno
Lo sai benissimo:
Io sto con gli umili e i diseredati
Con tutti quelli che non hanno neppure i soldi per piangere
Vinciamo assieme questa lotta
E vedrai che i primi a tremare saranno proprio quelli che tu chiami “padroni”
Già perché
Vedi Compagno
Le categorie economiche son cambiate
E il tuo Marx è morto
Oggi siamo tutti imprenditori
Di noi stessi
Valiamo perché esistiamo
Non perché lavoriamo
Il reddito che noi difendiamo
Con audacia e convinzione
È appunto lo strumento
Per esistere e valere
Compagno
Puoi buttare Marx
Le sue categorie economiche
E la sua critica dell’economia politica
Ma tu resti pieno di economia borghese
Di cui però non capisci il contenuto
Da dove vengono i soldi
Che dovrebbero garantire il nostro reddito?
Se lo stato li prende dalle tasse
A pagare saranno i lavoratori
Se invece li risparmia tagliando la spesa pubblica
Pagheremo attraverso la riduzione dei servizi sociali
E se infine, come ai vecchi tempi, potesse semplicemente stamparli
L’aumento dei prezzi lascerebbe tanti di noi senza pane e senza medicine
Compagno
La tua non è una lotta di emancipazione dal capitale
Ma una partita di giro
E poi secondo le tue categorie economiche
Così moderne e imborghesite:
Dove andranno tutti questi soldi
Che finalmente anche la povera gente potrà spendere?
A comprare merci
E ingrossare i profitti delle imprese
Ma allora dimmi
Ti batti per far arrivare le medicine al malato
O per aumentare il fatturato della compagnia farmaceutica?
Perché vedi Compagno
Nel tuo sistema
La medicina resta una merce
E il diritto alla salute rimane subordinato al potere d’acquisto
Così facendo
La mercificazione non la combatti
La sviluppi!
Insomma Compagno
Nella tua proposta
Continuano ad esserci i senza tetto
Gli affamati e i malati senza medicine
E di fronte a loro
Ci saranno capitalisti ancora più ricchi
Grati al Movimento
Di averli aiutati a vendere le merci
Prodotte col sudore di lavoratori sempre più poveri
Ma allora, Compagno, di questo sistema di merda
Chiamato capitalismo
A te piace tutto
Tranne la posizione che ricopri!
E ora
Visto che ormai siamo in argomento
Parliamo un po’ di chi le produce veramente le merci
Che molti lavoratori non riescono nemmeno a comprare
Come è possibile parlare di reddito
Senza mai nominare il lavoro
Che è la fonte di tutto il valore?
Compagno
Perché non ti unisci a tutti noi che lavoriamo
E che lottiamo per il pane, per la casa
Per il diritto alla salute, ai trasporti e alla cultura?
Lo dicevi anche tu:
Dobbiamo unirci!
Ma non sotto la bandiera del bene comune
Bensì sotto quella dell’emancipazione dal capitale
Il lavoro, la salute, la scuola, il territorio
Appartengono a noi
Non al capitale
Riprendiamoceli:
Sottraiamo assieme tutta la società dal dominio del capitale!
Questa è la sola strada che conosco
Per trasformare realmente il sistema capitalista
Altrimenti Compagno
Mangia soldi e riparati dal freddo con la cartamoneta
Ma non parliamo di anticapitalismo
Perché la lotta al capitale è un’altra cosa
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assieme e nello stesso tempo, ma nel frattempo posso continuare a prendere la pensione anche se è poca? Il reddito di cittadinanza rinvia forse i tempi della rivoluzione?
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Secondo me sì, Ettore. Comunque continua a prendere la pensione, che è il tuo salario differito, e non un “reddito di cittadinanza”. Tu l’hai prodotto, con gli altri proletari.
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