Inaspettatamente Trump, seppure con meno voti popolari (lo 0,1% dei voti in meno della Clinton, ma questi sono i miracoli del “maggioritario”) ha vinto le elezioni USA. E Wall Street ha perso 5 punti (salvo recuperare in serata, pecunia non olent). Pochi mesi fa la Brexit, e la City di Londra ha perso altrettanto (come la sterlina, d’altra parte). Che succede? La grande borghesia industriale e finanziaria appoggia un’opzione, e gli “elettori” (per lo meno quelli anglo-sassoni) fanno il contrario, fregandosene dei grandi mass-media, delle star di Hollywood, dei “poteri forti” dell’establishment tradizionale. Come dicono quasi tutti i “commentatori”, la middle class impoverita da 8 anni di crisi ed austerità a senso unico vuole cambiar pagina. Hillary Clinton in un caso, l’Unione Europea dall’altro sono, per questa gente, il simbolo di una società che li ha fregati (quel famoso 1% di cui parlava il movimento di Occupy Wall Street). Fin qui nulla di male, come biasimarli? Il problema è che si rivolgono dal lato sbagliato (e quanto sbagliato!), il lato rappresentato perfettamente da un miliardario corrotto, sostanzialmente imbecille ed ignorante come una capra, maschilista, razzista, ultrareazionario e pericoloso per l’intera umanità. D’altra parte la maggioranza degli inglesi (non me ne vogliano i compagni che hanno lavorato per un’uscita “da sinistra” dall’UE) ha detto sì all’uscita per nazionalismo, per razzismo, per ignoranza più o meno profonda, non certo per creare un’altra Europa, quella dei lavoratori e dei popoli. E temo che l’anno prossimo, in Francia, se dovesse vincere la Le Pen (cosa improbabile, vista la maggior politicizzazione del popolo francese, infinitamente più profonda dell’analfabetismo politico tipico delle società anglo-sassoni), ci troveremmo a dover esprimere pareri più o meno analoghi. D’altra parte stiamo assistendo un po’ ovunque ad una specie di “risveglio” della piccola borghesia, sotto le forme più svariate. La crescita dell’estrema destra razzista e xenofoba nelle società a “capitalismo maturo” o quella dell’estrema destra religiosa nel mondo islamico o in India mi sembra vadano nella stessa direzione. E persino il “fenomeno Grillo” in Italia (con caratteristiche un po’ diverse e meno preoccupanti, per fortuna) credo sia espressione dello stesso fenomeno. Detto in parole povere: dopo 8 anni di crisi (la più lunga, se non la più profonda, della storia del capitalismo) e di bastonate a senso unico, la capacità di egemonia (in senso gramsciano) culturale e politica della grande borghesia mostra la corda. Non è la prima volta che ciò accade. Dopo la grande crisi simboleggiata dalla Prima Guerra Mondiale (e nonostante l’esistenza di un grande polo d’attrazione realmente alternativo, rappresentato dall’ondata rivoluzionaria e proletaria scatenata dalla rivoluzione russa) l’insoddisfazione, la frustrazione, le sofferenze (vere o presunte) di quella “polvere d’umanità” sospesa a mezz’aria tra grande capitale e proletariato, hanno portato all’affermarsi, prima in Italia e più tardi in Germania, in Spagna e nel resto d’Europa, del più autentico e velleitario progetto piccolo-borghese: il fascismo. E sappiamo benissimo come è finita l’illusione di questi poveri ignoranti alla monsieur Travet. Altro che “terza via” tra capitalismo e comunismo. In poco tempo si son trovati a marciare al passo dell’oca agli ordini degli Agnelli, degli Ansaldo, dei Krupp o dei Thyssen, vista l’incapacità congenita delle masse piccolo-borghesi di dare alla Storia una direzione autonoma dalle due classi fondamentali della società contemporanea. A maggior ragione oggi, in presenza di un proletariato relativamente poco attivo e organizzato, ammutolito e reso politicamente eunuco dalle politiche disastrose delle sue (ex) direzioni (sindacali, politiche, “culturali”), passate in gran parte direttamente dall’altra parte della barricata ed integratesi nei gruppi dominanti (in modo più o meno aperto: in questo senso l’Italia ha fatto da battistrada, prima col PSI -negli anni ’80- e poi col PCI-PDS), non possiamo aspettarci nulla di buono. La campana d’allarme sta suonando da troppo tempo, ed ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi proprio nei due “giganti” anglo-sassoni. Se la classe operaia, se i lavoratori non sapranno correre il più rapidamente possibile ai ripari, ricominciando al più presto un processo di ricostruzione della speranza, di una prospettiva politica e sociale realmente alternativa ed anticapitalista (l’unica veramente ANTI-SISTEMA, al di là delle chiacchiere da bar dell’idiozia piccolo-borghese), il disastro aspetta non solo i lavoratori stessi, ma l’intera umanità, secondo la profetica frase della grande Rosa Luxemburg: o socialismo, o barbarie! Nel nostro piccolo, con le nostre deboli forze, noi rivoluzionari di Sinistra Anticapitalista siamo disposti a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, per contribuire alla ri-costruzione di un percorso di ricomposizione politica e sociale oggi più urgente che mai, in Italia, in Europa, nel mondo.
Flavio
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