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In due settimane abbiamo perso tre compagni, tutti e tre vittime di quel maledetto “brutto male” (come lo chiama ancor oggi mia madre), un “male” che ha probabilmente molto a che vedere con il modo assurdo in cui è organizzata la nostra società, dove il profitto è l’unica legge, fregandosene degli effetti sulla natura (e quindi sull’aria, l’acqua, il cibo che mangiamo, ecc.) e, quindi, sugli esseri umani.
Tre compagni diversissimi, non solo per carattere, ma anche per le loro scelte politico-culturali: due provenienti dalla tradizione “marxista” e un anarchico. I primi due erano usciti dall’esperienza travagliata del “comunismo” italiano in due direzioni opposte: Momi verso sinistra, prima con Sinistra Critica e poi con Communia, Michele verso “destra”, simpatizzante di SEL (ma guai a dirgli che non era comunista!). Agostino, coerentemente, sempre con gli anarchici del Bonometti. Con Momi e con Agostino abbiamo condiviso manifestazioni, incontri, dibattiti, mentre Michele, molto più pessimista e deluso, si era da tempo ritirato dall’attività politica vera e propria, preferendo occuparsi di cooperazione e piccoli interventi “solidali”.
Ma, al di là delle differenze, la scomparsa quasi simultanea di tre amici, di tre compagni, ha avuto un effetto strano su di me. In parte è per l’età comune (nel caso di Agostino siamo addirittura coetanei) che mi ha fatto entrare in un tunnel di pensieri oscuri, dove thanatos vince su eros, quando senti che la strada percorsa è molto più lunga di quella che hai davanti. Certo, appare banale tutto ciò: a 61 anni ti accorgi adesso che sei molto più vicino alla fine che all’inizio? Lo so, ma quando si accumulano in un brevissimo periodo tre morti di amici, più o meno della tua età, è come se la grande livellatrice ti soffiasse direttamente in faccia il suo gelido alito. E ti sembra che alla fine tutto il tuo impegno, come quello di Momi, di Michele, di Agostino, sia servito a poco. Quando, a vent’anni, manifestavamo nelle piazze d’Italia, ognuno di noi avrebbe scommesso che, arrivati a 60 anni, avremmo vissuto in un mondo un po’ migliore. Sarebbe stato il socialismo (più o meno libertario a seconda dei punti di vista) ad accompagnare gli ultimi anni della nostra vita, ci avremmo giurato. Invece sembra che una crescente barbarie sia la desolante accompagnatrice di questi decenni della nostra “maturità” (mi ripugna dire “vecchiaia”, come forse sarebbe corretto).
L’altra parte dello “strano” effetto è una malinconica riflessione (probabilmente inutile, ahimé) sulle diverse strade che ognuno di noi ha preso nella lotta per tentare di cambiare il mondo. Non ci sarebbe nulla di male (temo come la peste il monolitismo e l’unità imposta artificialmente, dall’alto) se almeno le nostre strade si intrecciassero più spesso, permettendoci di fare dei lunghi pezzi di strada insieme, riuscendo magari a capirci e a capire di più le ragioni degli altri, di far tesoro dei loro pezzi di “verità”.
Per il sottoscritto, comunista, libertario ed ateo, non ci sono speranze di rivedere questi tre compagni: ma voglio immaginarmeli mentre camminano insieme, ognuno con la propria bandiera, scambiandosela magari ogni tanto, dove il rosso ed il nero, colori delle nostre instancabili lotte, si possano mescolare impunemente, senza steccati e seriosità inutili, e finiscano con una risata che seppellirà per sempre questo infame sistema.
Hasta siempre, compagni ed amici miei.
Flavio
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