Di ritorno dalla manifestazione di Piacenza.

Poco più di 2.000 manifestanti, oggi, a Piacenza, o forse qualcosa di più. Questo è il livello della risposta che il movimento operaio italiano ha saputo dare al fatto gravissimo dell’uccisione di un lavoratore che stava picchettando un’azienda. Presenti con una forza relativamente discreta solo USB e SICOBAS. Qualche decina di militanti di altri sindacati (Opposizione CGIL, USI, ADL COBAS, SOLCOBAS, SGB, ecc.). Assenti completamente, ovviamente, i sindacati concertativi (anche se gli scioperi di ieri sono stati in gran parte organizzati dalla FIOM, come a Brescia), e, meno ovviamente, i due sindacati di base più significativi dal punto di vista numerico, la Confederazione COBAS (il mio sindacato!) e la CUB. Assente quasi totalmente l’area dei centri sociali. Poche centinaia di compagni delle varie organizzazioni della sinistra “politica” (dal PRC al PCL, da Sinistra Anticapitalista a Communia, da Falce&Martello al PDAC,  ai residui maoisti e/o stalinisti). Tutto qui. Parlando con uno dei pochi compagni della FIOM (opposizione CGIL) di Brescia che è venuto con noi, si diceva, col classico tono nostalgico da mala tempora currunt, che se una cosa così grave fosse avvenuta anche solo 15 o 20 anni fa, ci sarebbero stati scioperi diffusi e combattivi e sicuramente uno sciopero generale. Ma così è ormai ridotto il movimento operaio, la sinistra, in Italia. Se solo si pensa a come sta reagendo il proletariato organizzato in Francia, e lo si paragona allo squallore qui da noi, c’è da farsi venire il sangue cattivo. E il fatto che nemmeno l’omicidio di un lavoratore durante un picchetto sia riuscito a smuovere quel famoso “istinto di classe” di cui si parlava tanto un tempo (e a rompere le incrostazioni di un settarismo sempre più intollerabile e COLPEVOLE!) la dice lunga sul baratro in cui stiamo precipitando. E a poco sono serviti i nostri slogan sulla necessità di “unità di classe”, necessità, a quanto sembra, poco sentita da coloro (e chi è senza peccato scagli la prima pietra!) che probabilmente pensano di avere la verità in tasca.

P.S. Non aiuta certo il superamento del settarismo il modo in cui l’USB ha gestito la pubblicità della manifestazione (prima e dopo), mostrando foto e video solo dello spezzone USB (certo, quello relativamente più numeroso, ovviamente), parlando di “manifestazione dell’USB”, non pubblicizzando i comunicati di solidarietà giunti dagli altri sindacati, ecc. ecc.


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