È da troppo tempo che sentiamo ovunque (da destra a sinistra, compresa gran parte dell’estrema sinistra) il ritornello sulla scomparsa della classe operaia. Già nel 1977 (negli anni di massimo sviluppo della classe operaia industriale in Italia e in Europa) molti, nell’estrema sinistra (quelli che io definisco i “cercatori professionali di nuovi soggetti”) davano per defunto il “soggetto” par exellence, sostituibile di volta in volta dai “giovani” (senza altra specificazione), dalle “donne” (idem), dai “popoli” (re-idem), dai precari (quali? di che settore? con quali mansioni?), dal “cognitariato” (????), ecc. ecc. Se da parte dei maitre a penser della borghesia tutto ciò è freudianamente comprensibile (che bello veder sparire una volta per tutte il nemico storico, magari senza rimetterci in termini di profitto…..bello e impossibile!), lo è un po’ meno per quanto riguarda “i nostri”. Ma tant’è…
Vista la mia passione per le statistiche (non fonte di verità assoluta, ovviamente, ma un po’ più sostanziose delle chiacchiere da bar) ho deciso di fornire alcuni dati sulla consistenza del proletariato industriale nel mondo. Il primo dato riguarda il numero degli addetti al settore secondario e alle miniere (manca quindi il proletariato agricolo, considerevole tuttora in molti paesi, e il proletariato del settore terziario, ancora più consistente) nel 2012 (ultimo anno in cui i dati esistono). Il secondo riguarda la stessa consistenza a metà degli anni Settanta (presuntamente inizio del “declino” operaio).
paese milioni di addetti 2012 idem metà anni ’70
- Cina 234,0 48,0
- India 115,4 21,0
- Ex-URSS 36,2 61,0
- USA 27,9 25,0
- Brasile 22,6 6,0
- Indonesia 16,8 3,8
- Giappone 16,3 18,2
- Messico 11,7 4,3
- Vietnam 11,4 2,5
- Germania 10,4 15,9
- Bangladesh 9,3 1,0
- Iran 8,6 2,1
- Pakistan 8,3 3,0
- Egitto 7,0 1,5
- Turchia 7,0 1,8
- Corea del Nord 7,0 2,5
- Italia 6,4 7,6
- Regno Unito 6,0 10,6
- Corea del Sud 6,0 2,8
- Francia 5,4 8,3
- Altri europei 28,3 34,8
- Altri asiatici 35,8 11,9
- Altri africani 54,2 14,3
- Altri americani 29,0 13,6
- Oceania 3,5 2,4
TOTALE 723,5 324,2
Come si vede, “l’esercito del proletariato industriale” è più che raddoppiato in questi 35/40 anni. Solo nei paesi “ex-socialisti” dell’Europa centro-orientale si è assistito ad un vero e proprio crollo (sulle cui cause discuteremo in un’altra occasione). Nei paesi a capitalismo “maturo” (Europa occidentale, Nordamerica, Giappone) c’è stata una certa flessione (con l’eccezione degli USA, che vedono una leggera crescita), più forte in Gran Bretagna, in Francia o in Germania, meno in Giappone o in Italia. Nel resto dei paesi a “capitalismo emergente” c’è stato, invece, un vero e proprio boom (impressionante in Cina o India, per le dimensioni assolute, ma diffuso ovunque). Probabilmente oggi, per la prima volta nella Storia, il proletariato (industriale, agricolo e dei servizi) è MAGGIORITARIO in termini assoluti nella popolazione mondiale. Certo, la classe in sé, come ci insegnano i classici, non é classe per sé. Ma forse sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche, invece di andare in cerca di fantasmi volteggianti. O no?
Flavio Guidi
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