Sul nostro blog non c’è molto spazio per le poesie. Ed è un peccato. Sempre presi dall’attualità politica o dalla rievocazione storica, dimentichiamo troppo spesso che ci sono centinaia di altri modi per combattere per un mondo di liberi ed uguali. Un giovane compagno (18 anni) che ha partecipato per la prima volta ad una nostra iniziativa (quella di solidarietà con la lotta dei lavoratori francesi e con le “Nuit debout”) ci ha inviato questa sua poesia, ispirata, secondo le sue parole, “in gran parte ai compagni di Sinistra Anticapitalista”.

Gauche
Come il Carlo scrisse:
il vino ha vita e porta vita.
Oppure oblio.
In ogni caso, non si lascerà fare a Dio.
Infanti corrono, inconsapevoli.
Non li invidio. Ma sorrido.
Le loro lacrime, almeno, sono solo fisiche.
Perché stare in piedi se è tanto doloroso?
Perché farlo se niuno chiede?
Sono io il pazzo, utopista, malato
che non comprende le leggi del Loro creato?
Un giorno perirò, forse a breve
e avrò meno risposte dell’ingenuo che beve.
I sensi gridano perché li assopisca
e di tutto mi svesta tenendo la lisca.
Se non altro, nessuno ingurgiterà me.
Ma questo elogio alla miopia v’è
in Conscio e non nell’In e dunque
credo e mi rassegno che a me dolore piace assai.
E allora starò in piedi e farò io.
Prenderò gli ordini da tutti:
tolto il vino, Loro, Io e Dio.

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