Teresa-Rodriguez--secretaria-general-de-Podemos-Andalucia-y-cara-visible-de-Anticapitalistas-.jpgdi Neal Michiels

Podemos non è una formazione politica anticapitalista. E tuttavia è stato co-fondato da Anticapitalistas (all’epoca Izquierda Anticapitalista), l’organizzazione della Quarta Internazionale nello Stato spagnolo. Al termine di oltre due anni di intenso lavoro politico in seno a Podemos, Anticapitalistas ha deciso di pubblicare un libro sull’argomento [1]. Anticapitalistas en Podemos si apre con una introduzione generale, cui segue una rassegna tematica. Una decina di resposabili di Anticapitalistas vi sono intervistati su altrettanti argomenti: le origini di Podemos (con il cofondatore anticapitalista ed eurodeputato Miguel Urbán), i problemi della democrazia interna e dell’autorganizzazione, il municipalismo (con “Kichi”, il sindaco anticapitalista di Cadice), il femminismo, l’attivismo nelle istituzioni, i giovani, l’economia e, infine, la strategia politica dopo la sconfitta di Syriza.

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Dal partito anticapitalista alla partecipazione a un progetto anti-neoliberale largo Dopo la caduta del Muro di Berlino, gli anticapitalisti avevano optato per una linea politica che mantenesse una prospettiva post-capitalista. In quel periodo gli anticapitalisti [in Spagna] disponevano di una organizzazione molto minoritaria, con una certa base in alcuni settori alternativi ma staccata dalle classi popolari. Fino al 2008, inoltre, gli anticapitalisti costituivano ancora una corrente della coalizione di sinistra Izquierda Unida. È nel corso di quell’anno che, sull’esempio del Nouveau parti anticapitaliste (NPA) francese, nasce un nuovo progetto: Izquierda Anticapitalista.

Con il “15 maggio (15M)”, il movimento degli “indignados” della primavera 2011, migliaia di giovani si politicizzano contro il neoliberalismo e il sistema politico. Gli anticapitalisti erano attivi in questo movimento di massa, ma non erano in grado di orientarlo in una direzione anticapitalista né di rafforzare in modo significativo la propria organizzazione. Tuttavia il movimento aveva un grande potenziale: contro la politica istituzionale del “male minore” del governo socialdemocratico all’improvviso si ribellava una massa di giovani che esigevano un cambiamento politico.

In questa situazione Izquierda Anticapitalista, organizzazione di quadri rivoluzionari, era sì uno strumento importante, ma insufficiente a dare espressione politica alla recente politicizzazione delle masse giovanili. Agli inizi del 2014 la linea politica dell’organizzazione poteva essere riassunta così: c’era la necessità di costruire un movimento politico-elettorale antineoliberale che s’ispirasse alle pratiche democratiche del movimento degli indignados e permettesse di superare l’impasse delle lotte sociali che non avevano potuto conseguire vittorie concrete (come la «Marea [Ondata] Blanca» contro lo smantellamento del sistema sanitario, la «Marea Verde» nel settore dell’istruzione, eccetera).

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La ridotta efficacia dei movimenti sociali contro l’austerità era spiegata con l’avanzata atomizzazione sociale della classe lavoratrice. I lavoratori e le lavoratrici “fordisti” delle grandi fabbriche e del pubblico impiego erano riusciti, in una certa misura, a preservare le proprie conquiste sociali, ma questo non valeva per il nuovo proletariato urbano, precario, sprovvisto di organizzazioni sindacali. Per l’autorganizzazione di queste masse con una coscienza antineoliberale in formazione, era necessaria una nuova forma d’organizzazione a livello di quartiere: era la base di partenza per un nuovo progetto politico, costruito dal basso e a partire dalle mobilitazioni: i «circoli [círculos]» di Podemos.
Podemos nasce il 17 gennaio 2014 a Madrid. La nuova organizzazione si ispirava allora fortemente alle idee politiche e organizzative degli anticapitalisti. D’altro canto, l’esperienza di Podemos comportò a sua volta alcune conseguenze positive per gli anticapitalisti. Anticapitalistas fece allora la conoscenza della «politica di massa». Ciò ha fornito la possibilità di entrare in contatto con spazi e settori sociali che costituiscono la realtà materiale di «quelli di sotto». Anticapitalistas ha dovuto sottoporsi a un apprendistato per adattarsi a questa nuova realtà politica: il ricorso a una leadership visibile, con dirigenti come Teresa Rodríguez, Miguel Urbán, “Kichi” e altri: il lavoro politico nelle istituzioni; l’esigenza di nuove forme di comunicazione; una definizione più precisa del programma politico; un approfondimento di problemi d’ordine politico-strategico, eccetera.

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Problemi e sfide Oggi Podemos non è più il progetto politico del gennaio 2014 e delle elezioni europee del maggio di quello stesso anno, quel progetto che comprendeva l’attivazione dei circoli e la stesura condivisa d’un programma politico. Con il Congresso costituente di Vista Alegre (settembre 2014) non si è solo trasformato in partito il movimento Podemos, ma – e soprattutto – si è dato vita a strutture che favorivano la burocratizzazione e che svuotavano i circoli d’ogni potere. Il «settore critico» di Podemos, composto dai militanti organizzati di Anticapitalistas e da molti altri di «Podemos dal basso», sì è trovato in minoranza rispetto al progetto centralistico e plebiscitario d’un gruppo dalla duplice composizione, formato dalla tendenza neoriformista organizzata attorno a Pablo Iglesias e dalla corrente populista di Iñigo Errejon (con riferimento al particolare populismo teorizzato dall’ideologo argentino Ernesto Laclau).
Fra i problemi che oggi Podemos si trova a dover risolvere vi sono: l’assenza d’una mobilitazione dal basso – liquidata a Vista Alegre -, la trasformazione in senso oligarchico del partito con la nascita d’una nuova élite politica che cerca di conquistare posizioni nello Stato e la relativa debolezza degli anticapitalisti rispetto alle più forti tendenze neoriformiste e populiste che – nonostante i disaccordi e gli scontri fra loro – hanno in comune la responsabilità della trasformazione in senso moderato di Podemos.

Per Anticapitalistas è importante continuare a lavorare e a lottare per un Podemos radicale “dal basso”. Nelle diverse interviste raccolte nel libro emergono con precisione le varie proposte tematiche per contribuire al rafforzamento, alla democratizzazione e alla radicalizzazione di Podemos. L’«ipotesi politica Podemos» resta valida per gli anticapitalisti dello Stato spagnolo che proseguono la loro lotta per un Podemos “dal basso”, sono impegnati nell’organizzazione (anche con cariche elettive), animano il dibattito con altre correnti presenti nel progetto, lavorano al rafforzamento dei movimenti sociali e per un rapporto fra Podemos e questi stessi movimenti, e infine hanno spinto per la confluenza della sinistra nelle elezioni locali del 2015 e in quelle legislative del giugno scorso.

[1] Andreu Coll, Brais Fernández, Joseba Fernández, Anticapitalistas en Podemos. Construyendo poder popular. Sylone, Barcelona 2016, 153 pagine.
Il testo originale è stato pubblicato sul sito della Ligue communiste révolutionnaire, la sezione belga della IV Internazionale (www.lcr-lagauche.org)]. La traduzione dal francese, con qualche piccolo taglio di alcune ripetizioni, è di Cristiano Dan.

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