
Cammina zoppicando e si guarda intorno. Dietro di lui, altri uomini con rispetto e attenzione.
Cerca fra i morti, coperti della polvere d’agosto e dal sangue. Cerca col suo unico occhio sano e li trova.
Tutti e trecento insieme, colpiti al petto. Gli ultimi a resistere mentre tutto l’esercito greco si sbandava.
Filippo il Macedone li guarda, gli amanti caduti fianco a fianco; senza abbandonarsi, senza arretrare. Ogni copia vicina quasi si tenessero per mano.
Passa tra di loro, amore dopo amore e piange col suo unico occhio.
A Cheronea è il 2 agosto 338 (a.c.) e il Battaglione Sacro tebano si è fatto annientare nell’ultima disperata resistenza della libertà delle polis greche.
L’orgoglio tebano, creato da Epaminonda e da Pelopida e formato da 150 copie di amanti che ha distrutto, a Tegira e a Leuttra, l’invincibile falange degli spartiati, non esiste più.
Filippo, col viso rigato sulla guancia sinistra, non si stacca da loro e esclama:
– « Possan di mala morte morire quelli, i quali han sospetto che facessero o patisser questi alcuna disonestà »
(PLUTARCO – VITE PARALLELE)
Il 31 ottobre 1980, nelle campagne di Giarre, vengono ritrovati i corpi di Giorgio e di Antonio.
Sono stesi uno a fianco all’altro, mano nella mano. Dicono che si sono amati e continuano a farlo, malgrado le violenze subite.
Due poveri e inutili “puppi” da insultare e maltrattare per disprezzo e per ragione comune.
L’inizio di una storia di orgoglio e di affermazione identitaria, senza più timori.
E, poi, tutte le altre storie private di umiliazioni e di violenze. Secretate nelle coscienze e dalle vergogne. Annientate con le paure.
Quelle pubbliche delle punizioni, delle gogne, delle esecuzioni.
Come in Iran, dove gli omosessuali e le lesbiche sono impiccati pubblicamente.
In Afghanistan, in Mauritania, in Pakistan, in Sudan, dove vengono lapidati.
Ammazzati con frustate e altro in Nigeria, in Somalia, nello Yemen, negli Emirati Arabi Uniti.
Imprigionati e frustati In Arabia Saudita. Censurati nella Russia di Putin.
Razziati e rinchiusi nei campi di concentramento per la loro “rieducazione”, come in Cecenia.
Senza dimenticare lo stato del “buon pastore” Francesco, Città del Vaticano, che non ha firmato la Dichiarazione dell’ONU “ … per la depenalizzazione dell’omosessualità.”.
A Orlando, è, semplicemente, avvenuta un’esecuzione di massa perché gli omosessuali non si nascondono, ma si ritrovano visibili.
A differenza che nei paesi integralmente di dio, dove si celano e, individuati, ammazzati uno alla volta.
Dio odia l’umanità e la colpisce coi suoi divieti, le sue punizioni, i suoi carnefici educati all’integrità del “verbo”.
Con ferocia senza scampo, dai più deboli e dai più isolati, per insegnare a ognuno, l’ordine e la disciplina. La sottomissione al potere, al controllo della propria vita e la rinuncia alla libertà integrale di sé. Con la conseguente, spontanea acquiescenza allo sfruttamento e all’obbedienza.
La libertà di esprimere la potenza sessuale rompe il tabù dei doveri e scardina, alle fondamenta, lo stato di controllo. Fondato, come sempre, sulla trimurti: dio, patria e famiglia. Obbedienza, ordine e lavoro sfruttato!
La libertà di amare, in ogni genere, spacca l’ordinamento sociale. Fa intravedere una vita più felice e più libera nel riprendersi i desideri. Tutto diventa possibile, anche cambiare le regole socio-economiche date; fare a pezzi i tabù.
Respirare, sregolati, nella vertigine e uscirne più forti.
Dio, per sopravvivere, ha bisogno dell’obbedienza e dell’ordine. Quando vengono violati, deve intervenire per punire.
Il Capitale e lo Stato, hanno bisogno di consenso e di sottomissione, per continuare i profitti e per giustificare l’esistenza. L’egemonia culturale, il monopolio della violenza e dio li garantiscono. Dove e quando non bastano, vengono mobilitati i criminali fascisti.
La loro simbiosi è perfetta; le loro teste crescono, come escrescenze, su un unico corpo marcio.
Noi, gli eretici, i ribelli, i libertari, i rivoluzionari, crediamo nella più completa e assoluta libertà di ogni individuo.
Noi che lottiamo contro lo Stato e il capitale, non possiamo che agire, anche, contro dio.
Dovremo, sempre più, portare le nostre bandiere (pulite nel rosso della Comune, nere libertarie e nere/rosse dell’Internazionale) e mescolarle a quelle multicolori dell’orgoglio LGBT.
La liberazione dell’umanità passa dalla libertà sessuale di ciascuno: prima, non dopo!

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Contro l’islamo-fascismo, ma anche contro l’islamismo. E contro tutte le religioni.
L’assassino di Orlando era un islamo-fascista dell’ISIS, a quanto pare. Suo padre, un islamista filo-talebano d’origine afgana avrebbe detto che “Spetta a Dio punire i gay, non ai suoi servitori”. Due settimane fa tre miei studenti (un albanese, un pakistano ed un egiziano, tutti e tre 16enni) hanno affermato che “Hitler ha fatto bene ad uccidere i gay”. Le radici del delirio islamo-nazista stanno, almeno in parte, nell’Islam stesso, ed in genere in tutto il ciarpame biblico-coranico che ammorba l’esistenza dell’umanità da troppo tempo. Ma pure le altre culture religiose, non monoteiste (a comiciare dall’induismo, tanto di moda negli anni ’70 anche in ambienti vicini alla sinistra) non brillano certo per tolleranza. Il fatto è che la tolleranza è estranea alla cultura religiosa, che vede la libertà umana come un insulto a Dio. Per questo bisogna spazzar via TUTTE LE RELIGIONI dalla Terra. Un compito lunghissimo, secolare, che l’umanità ha iniziato a porsi solo negli ultimi due-tre secoli. Non sarà facile, nè lineare. Ma se vogliamo che la civiltà umana non affoghi nel suo sterco (come scriveva Trotskij nel 1935 su suo diario) dobbiamo porci questo obiettivo. Con pazienza, apertura mentale, tolleranza. Ma in modo determinato, ostinato. Sapendo che solo l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, principale causa di infelicità (anche se non la sola, ovviamente), potrà davvero farla finita con le superstizioni, l’ignoranza, la stupidità religiosa. Ma non rimandando questa sacrosanta battaglia ad un imprecisato “dopo la rivoluzione”. Né Dio, né Stato, né servi, né padroni!
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