Pubblichiamo un articolo sui gravi fatti di Lovere accaduti ieri. L’articolo è di Alessandro, un compagno camuno di Sinistra Anticapitalista, corrispondente dalla valle per Radio Onda d’Urto.
LOVERE 28 MAGGIO 2016:
antifascisti, polizia e mass-media, alcune riflessioni
Sabato 28 maggio, il giorno in cui si ricorda la strage fascista e di stato di Piazza Della Loggia del 1974, a Lovere alto-Sebino bergamasco, un manipolo di fascisti in corteo per le strade di Lovere entra, scortato dalle forze dell’ordine, nel cimitero del paese per commemorare ufficialmente un paio di fascisti della tristemente nota legione tagliamento giustiziati dai partigiani a fine guerra. A nulla sono servite le proteste degli antifascisti che da anni continuano, ignorati dalla questura, a chiedere che queste cerimonie di apologia del fascismo vengano proibite. Gli eventi di quest’anno però necessitano di maggiori riflessioni.
Prima cosa da sottolineare è che questi fatti riguardano un numero esiguo di persone, i numeri tra le due parti erano sostanzialmente identici: decisamente più locale e più vecchia la componente degli antifascisti, molto più vasta geograficamente, sono arrivati con un pullman, la componente fascista anche se decisamente più giovane.
Seconda cosa: gli antifascisti sicuramente hanno peccato di ingenuità, tant’è che si sono costituiti tre presidi: uno dell’Anpi in piazza XIII Martiri con un gazebo, nessun volantino informativo e con quattro cinque attivisti, uno sul lungo lago da parte della rete antifascista aldo dice 26X1 costitutito da una trentina di giovani antifascisti e uno al cimitero costituito da una quarantina di persone le cui componenti principali erano costituite da militanti di rifondazione e dalla galassia che ruota attorno a radio onda d’urto di valcamonica-kamunia paranoica. Buona parte di questi ultimi, soprattutto la generazione più vecchia, è rimasta basita per il fatto che le forze dell’ordine abbiano scortato i fascisti in corteo fino dentro il cimitero, affinché potessero sviluppare al meglio l’apologia di fascismo. Questo chiarisce perfettamente l’atteggiamento generazionale nei confronti delle Istituzioni, per la componente più giovane l’istituzione è una cosa altra a cui non si ripone nessun tipo di fiducia diversamente da quella che ha vissuto anni di impegno politico.
Terza cosa: l’ingenuità degli antifascisti ha fatto in modo che la gestione delle proteste fosse del tutto inefficace in funzione dell’obiettivo, cioè non fare entrare i fascisti nel cimitero dove sono sepolti anche i tredici martiri di Lovere (fuciliati dai camerati il 22 dicembre del 1943), e quello di denunciare alla cittadinanza le nefandezze dei camerati. Per onor di cronaca, la trentina di giovani della rete antifascista aldo dice 26X1 è stata bloccata dalle forze dell’ordine sul lungo lago mentre i fascisti sfilavano verso il cimitero. La rete antifascista aldo dice 26X1 ha quindi raggiunto il resto dei manifestanti solo a cosa fatta, presso l’ospedale di Lovere dove sono stati assistiti i tre feriti dalla polizia.
Quarta cosa: i fascisti sono stati sufficientemente scaltri, hanno sfilato ordinati, hanno bloccato qualche testa calda al loro interno, portavano solo tricolori, abbigliamento stile naziskin ma con nessun evidente simbolo nazista, hanno perso le staffe solo quando dal presidio, si è alzato in coro “conigli conigli” e “vi fate difendere dalla polizia” e “andate andate che in caserma vi attendono per la cena”.
Quinta cosa molto inquietante per la zona: il comportamento delle forze dell’ordine. Sin dai primi istanti quando al cimitero si è tentato di contrattare con le forze dell’ordine affinché impedissero l’entrata ai fascisti al cimitero in quanto tutori dell’ordine democratico, alcune componenti, soprattutto il dirigente di piazza si è mostrato isterico, non si sa se per volontà o per incapacità; fatto sta che di punto in bianco ha deciso di sgomberare a suon di spintoni e “scudate” le persone che erano sedute sui gradini del cimitero ordinando di mettersi ai lati, in modo arrogante, come solo chi sa che cos’è il potere, non ha voluto sentire ragioni continuando a urlare ordini e a spostare di peso tutti coloro che si opponevano col proprio corpo a tale ordine. Il segretario di rifondazione di Bergamo, settantenne, è stato spintonato in malo modo sin dai primi istanti. Per tutto il presidio era evidente che per le forze dell’ordine il pericolo erano gli antifascisti e non i fascisti: che ci sia qualche amico interno alle caserme che rassicura i carabinieri-polizia sulla bontà dei giovani fascisti?
Sesta cosa: quella più scontata e più conosciuta, i fascisti sono entrati e alcuni poliziotti, visivamente con il prurito alle mani, hanno ferito un ragazzo con una manganellata alle spalle, un attivista settantenne, che vedete nella foto, ferito alla testa mentre si stava allontanando dal cordone è stato colpito da un manganello come gli era stato promesso poco prima; medicato al pronto soccorso è tenuto in osservazione per alcuni giorni, il segretario di rifondazione di Bergamo ferito all’occhio con sospetto distacco della retina, tanta rabbia e tanta amarezza.
Ultima cosa, non meno importante: i mass- media. In questa occasione è necessario stigmatizzare il comportamento dell’Eco di Bergamo e del Corriere della Sera che parlano di tafferugli tra polizia e antifiascisti, prendendo, per ironia della sorte, il dizionario del Corriere della Sera definisce tale termine come confusa e rumorosa rissa, con tutta serenità bisogna intenderci su cosa significhi rissa: rissa è quando tutte e due le parti si “menano” a Lovere si è assistito ad un pestaggio in piena regola, da parte di alcuni poliziotti nei confronti di alcuni manifestanti, dispiace anche leggere sul corriere che due poliziotti si siano contusi anche perché se questo fosse vero saremmo all’ennesimo tentativo da parte di alcuni poliziotti di andare in infortunio con la scusa di contusioni dovute a manifestanti quando è più che evidente che il pestaggio è stato a senso unico, significativi sono stati i comunicati stampa di CGIL e Anpi che hanno visto alcuni loro dirigenti partecipare ai presidi.
E’ necessario quindi che si apra una lunga e franca discussione su quanto è accaduto affinché tutte le azioni, istituzionali, divulgative e militanti possano avere la massima efficacia in funzione degli obiettivi prefissati e degli attori in campo.

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