Agenzie e media greci informano di gravi disordini nel campo di detenzione per migranti sull’isola di Lesbo, davanti alla costa turca.
La rabbia dei migranti è esplosa nel campo profughi di Moria sull’isola di Lesbo, dopo l’ultimo trasferimento di 49 persone verso la Turchia, in base agli accordi stipulati con l’Unione Europea.
Disordini e scontri con la polizia si sono protratti per diverse ore nel pomeriggio, creando una situazione di caos generale.
Attualmente sono circa 3.500 le persone rinchiuse nel campo di Moria che, dallo scorso 20 marzo, è passato dallo statuto di hotspot per la registrazione dei migranti a vero e proprio campo di detenzione.
Piero Maldari, medico per l’Ong italiana Rainbow: “La situazione è deflagrata tanto che circa 600 persone che hanno preso il controllo del campo e stanno spaventando anche gli altri rifugiati che in buona parte sono donne e bambini”.
Circa 8.000 persone sono arrivate in Grecia dopo l’entrata in vigore dell’accordo tra Ankara e Bruxelles, Atene ha già deportato verso la Turchia 375 persone.
Nel frattempo la polizia greca sta facendo pressioni sui migranti che in circa diecimila che restano accampate al confine con l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia perché si facciano portare nei campi di detenzione in attesa della deportazione in Turchia.
La polizia ha dichiarato che la tendopoli verrà sgombrata dalle forze dell’ordine alla fine di aprile.
Secondo le organizzazioni umanitarie le condizioni di vita nel campo di Idomeni sono disastrose: il maltempo e le condizioni igieniche potrebbero far esplodere epidemie.
Ma i migranti preferiscono correre questo rischio piuttosto che quello di essere rinviati in Turchia. La speranza resta quella di riuscire comunque a superare tutte le barriere che gli Stati europei hanno eretto; e ricostruirsi una vita.
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