Ho appena letto su vari giornali (la stampa borghese, chiaro), in occasione del 25 aprile a Milano,  dell’ennesima contestazione anti-sionista (spero che sia stata la stampa borghese a strumentalizzare, parlando di contestazione contro la “Brigata Ebraica”, invece che di contestazione contro, per esempio, gli “Amici di Israele”). A quanto pare un centinaio di compagni “filo-palestinesi” avrebbe urlato “fuori i fascisti” oppure “fuori i sionisti” (che non è la stessa cosa!). Contemporaneamente i giornali mostravano un drappello di palestinesi (tra cui alcune donne tristemente velate) con cartelli che ricordavano i vari massacri (da Deir Yassin in poi) di palestinesi da parte delle forze d’occupazione sioniste.

 Mi sarebbe piaciuto essere presente al corteo di Milano (ero a quello di Brescia, ovviamente) per vedere da vicino, e capire, cosa è successo davvero, visto che non mi fido delle varie “voci del padrone”. Ciononostante, non posso nascondere un certo malessere, di fronte alla confusione presente in alcuni settori della sinistra “radicale” sul problema del sionismo. Premetto che il mio antisionismo è a prova di bomba (da buon internazionalista, non sopporto i nazionalismi, in particolare quelli che hanno il potere!).

Contemporaneamente mi sembra piuttosto stupido prestare il fianco a strumentalizzazioni da parte del PD (ed in genere della destra non fascista, e magari anche tiepidamente antifascista) e dei mass-media, con atteggiamenti, diciamo così, poco giustificati.

Chiarisco subito: 1) Se c’è stata contestazione contro la Brigata Ebraica, me ne dissocio totalmente. La brigata ebraica non è lo Stato d’Israele (che non esisteva allora). Anche ammesso che fosse composta in toto da sionisti (e non credo), si trattava di combattenti antifascisti, ci piaccia o no. Ricordo agli smemorati che, durante l’insurrezione antinazista del ghetto di Varsavia, ebrei comunisti ed ebrei sionisti si sono battuti fianco a fianco contro le canaglie hitleriane (mentre i partigiani nazionalisti ed anticomunisti dell’Armija Krajowa li lasciavano massacrare, per anticomunismo ed antisemitismo).

2) Il sionismo era allora l’ideologia nazionalista di una minoranza oppressa (almeno nell’Europa centro-orientale), con sfumature socialisteggianti e progressiste. Solo piccoli gruppi minoritari (come Irgun o la Banda Stern) avevano del sionismo una visione apertamente reazionaria ed imperialista. Ritengo non sia corretto giudicare col senno di poi (post 1947-48, e ancor più dopo il 1967), basandoci sull’involuzione progressiva verso destra che il sionismo (una volta diventato ideologia di potere) ha subito. Bisognerebbe magari sviluppare una riflessione a tutto campo sul “nucleo oscuro” di ogni ideologia nazionalista, anche di “popoli oppressi”. D’altro canto anche il nazionalismo catalano o irlandese ha avuto i suoi figli “degeneri” (come i fascisti di “Estat Català” di Dencas o i volontari cattolici irlandesi nelle file dei franchisti, per non parlare dell’atteggiamento filo-nazista di Eamon de Valera, capo dello stato irlandese ed ex militante dell’IRA), e non per questo nessuno ha mai accusato i catalanisti o i compagni del Sinn Fein di essere dei fascisti.

3) Ammesso e non concesso che la contestazione fosse solo contro i sionisti più reazionari (tipo “Associazione Amici d’Israele”), pur essendo molto più giustificata, mi sembrerebbe comunque politicamente ingenuo prestare il fianco alle facili accuse di antisemitismo contestandoli in occasione del 25 aprile. Un conto è organizzare manifestazioni in difesa del popolo palestinese contro l’oppressione sionista, un altro è utilizzare uno spazio come quello di oggi a Milano per permettere alle autorità sioniste ed ai loro amici di dar fiato alla solita campagna d’intossicazione che cerca di stabilire l’equazione antisionismo=antisemitismo.

In cauda venenum. Mi chiedo come mai, ad una manifestazione antifascista, ci sia sempre un gruppo di compagni (e non, visto che le palestinesi col velo non credo siano compagne) che ritiene centrale l’iniziativa pro-Palestina. La Palestina è occupata e oppressa, mi si può rispondere. Certo. Anche il Kurdistan. O il Tibet. O la Cecenia. O le zone berbere in Algeria e Marocco. O il Sahara Occidentale. Ecc. ecc. Solo che di brigate curde, tibetane, cecene, berbere o saharoui non se ne sono viste, a combattere i nazifascisti. Moltissimi ebrei c’erano, battendosi armi alla mano contro i boia del loro popolo.

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