« I musulmani dentro e fuori la Palestina danno il benvenuto al nuovo regime tedesco e si augurano che il sistema di governo fascista ed antidemocratico si affermi in altri Paesi »

E’ il 31 marzo 1933, quando, Amin al-Husayni, il Gran Mufti di Gerusalemme, manda le congratulazioni a Hitler per la sua ascesa al potere.
L’amore reciproco fra l’Islam e il nazifascismo continuerà per tutti gli anni trenta fin dentro la guerra e oltre.
Nel 1943, viene costituita la divisione delle Waffen SS “HANJAR” (scimitarra in turco); formata da musulmani bosniaci (circa 21.065 soldati) per combattere le Brigate Proletarie dell’esercito partigiano jugoslavo.
In contemporanea, Himmler fonda una scuola militare per mullah, a Dresda.
Nel suo discorso alle SS bosniache, il Gran Mufti dirà:
“« Molti interessi comuni esistono tra il mondo islamico e la Grande Germania e questo rende la nostra collaborazione un fatto naturale. Il Corano dice: Voi vi accorgerete che gli ebrei sono i peggiori nemici dei musulmani. Vi sono considerevoli punti in comune tra i principi islamici e quelli del nazionalsocialismo, vale a dire nei concetti di lotta, di cameratismo, nell’idea di comando e in quella di ordine. Tutto ciò porta le nostre ideologie a incontrarsi e facilita la cooperazione. Io sono lieto di vedere in questa Divisione una chiara e concreta espressione di entrambe le ideologie. »
In Italia, viene costituito da volontari iracheni, siriani e palestinesi il GRUPPO FORMAZIONI”A” per combattere in Africa contro gli Inglesi.
La SHOAH trova entusiasti sostenitori e consiglieri proprio fra le fila più influenti del mondo islamico.
Dopo la sconfitta del nazifascismo, alcune decine di nazisti europei (circa una sessantina) parteciperanno attivamente alla guerra degli arabi contro il nascente stato di Israele.

Del resto, la diversità sociale contro cui scagliare gli strali della propaganda, non poteva essere data dai musulmani europei. Dopo la Reconquista spagnola/portoghese che aveva spazzato via l’intera, secolare società araba dall’Europa. Dopo il riflusso sanguinoso dell’impero ottomano dai Balcani; le uniche sacche islamiche erano ben circoscritte in Bosnia, in Albania e in Macedonia. Utilizzabili, appunto, nelle azioni antipartigiane e di rastrellamento degli Ebrei e degli Zingari: i nemici comuni.
Estrema destra e islam sono alleati e mai nemici, anche dopo la nascita di Israele.

Oggi, però, l’Europa “cristiana” è zeppa di immigrati arrivati dai paesi di cultura arabo/musulmana. Buoni per il lavoro sfruttato nella fase di crescita economica. Fastidiosi oggi; bisognosi, come sono molti di loro, di assistenza sociale.
Le cose cambiano e il nemico principale, nella sua diversità, prende un altro nome; da aggiungere, semplicemente, a quelli antichi. Le modalità di propaganda rimangono, naturalmente, le stesse: sangue e suolo, in sintesi!
La destra vive di questo: paura e odio e sicurezze, individuali e collettive, da ripristinare per i “propri” popoli di riferimento.

Per noi, rimane la questione della religione, delle religioni.
L’islam come il cristianesimo, come l’ebraismo, come il buddismo, come l’induismo e tutto il resto. Questioni affrontate da sempre nel pensiero socialista e anarchico e radicale. Chiarite nelle teorie; mai risolte nella pratiche di potere. Quasi sempre districate nelle medesime condizioni materiali e nelle lotte di classe.

Scrive Bakunin in “DIO E LO STATO”:

-Tutte le religioni coi loro Dei i loro semidei e i loro profeti, i loro messia e i loro santi, furono create dalla fantasia credula degli uomini non ancora giunti al pieno sviluppo ed al pieno possesso delle loro facoltà intellettuali. Quindi è che il cielo religioso non è altra cosa che uno specchio ove l’uomo esaltato dall’ignoranza e dalla fede, trova la sua propria immagine, ma ingrandita e rovesciata, cioè divinizzata. La storia delle religioni, quella del nascere, del grandeggiare e del decadere degli Dei che si sono succeduti nella credenza umana, non è dunque altro che lo sviluppo dell’intelligenza e della coscienza collettiva degli uomini. A misura che nel loro cammino storicamente progressivo, essi scoprono, sia in loro stessi, sia nella natura esteriore, una forza, una qualità o anche un gran difetto, essi li attribuiscono ai loro Dei, dopo averli esagerati, allargati oltre misura, come fanno ordinariamente i fanciulli, per un atto della loro fantasia religiosa. Grazie a questa modestia e a questa pia generosità degli uomini credenti e creduli, il cielo si è arricchito delle spoglie della terra, e per conseguenza necessaria piú il cielo divenne ricco, e piú l’umanità e la terra divennero povere. Una volta stabilita la divinità essa fu naturalmente proclamata la causa, la ragione, l’arbitra e la dispensatrice assoluta di ogni cosa; il mondo non fu piú nulla, essa fu tutto; e l’uomo suo vero creatore, dopo averla tratta dal nulla a sua insaputa, s’inginocchiò davanti ad essa, l’adorò e si dichiarò sua creatura e suo schiavo.

(…) Schiavi di Dio, gli uomini devono esserlo anche della chiesa e dello stato, in quanto quest’ultimo è consacrato dalla chiesa.

Non spiaccia dunque ai metafisici ed agli idealisti religiosi, filosofi, politici o poeti: l’idea di Dio implica l’abdicazione della ragione e della giustizia umana: essa è la negazione piú decisiva della libertà umana e ha per scopo la servitú degli uomini, tanto in teoria che in pratica.

A meno di volere la schiavitú e l’avvilimento degli uomini, (…) noi non possiamo e non dobbiamo fare la minima concessione né al Dio della teologia né a quello della metafisica. Colui che in questo alfabeto mistico comincia da Dio, dovrà fatalmente finire con Dio; colui che vuole adorare Dio, deve, senza farsi puerili illusioni, rinunciare risolutamente alla sua libertà e alla sua umanità.

Se Dio è, l’uomo è schiavo; ora, l’uomo può, deve essere libero: dunque Dio non esiste.

(…) È necessario ricordare quanto e come le religioni istupidiscono e corrompono i popoli? Esse uccidono in loro la ragione, il principale strumento dell’emancipazione umana, e li riducono all’imbecillità, condizione essenziale della schiavitú. Esse disonorano il lavoro umano e ne fanno un contrassegno ed una sorgente di servitú. Uccidono la nozione e il sentimento dell’umana giustizia, facendo pendere sempre la bilancia dalla parte dei bricconi trionfanti, oggetto privilegiato della grazia divina. Esse uccidono la fierezza e la dignità umana, non proteggendo che i servili e gli umili. Esse soffocano nel cuore dei popoli ogni sentimento di fratellanza umana, empiendolo di crudeltà.

Tutte le religioni sono crudeli, tutte fondate sul sangue; perché tutte si adagiano principalmente sull’idea del sacrificio, e cioè, sull’immolazione perpetua dell’umanità a l’insaziabile vendetta della divinità. –

E MARX:

– “La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito” (…) .” l’espressione della miseria reale e la protesta contro questa miseria” (…) “eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale “. per cui diventa indispensabile (…)” rinunciare non solo alle illusioni sulla propria condizione, ma anche a una condizione che ha bisogno di illusioni “.

Così è, se ci pare o no. E l’islam entra in tutto questo senza gli anticorpi dell’illuminismo, delle rivoluzioni borghesi, di quella industriale, di quelle “proletarie” (almeno per l’attimo storico in cui sono state dinamiche). Senza neppure il sessantotto e quell’inizio di rivoluzione sessuale finito, momentaneamente, nelle sfumature di grigio.
Ci è più diverso e fastidioso nella sua ansia indomita di controllo viscerale di ogni appartenete alla Umma. Tanto pervicace da assorbire le sconfitte della sua comunità per trasformarle in vittorie del proprio credo controllore. Basti pensare alla china discendente del popolo palestinese; sconfitto nelle sue organizzazioni laiche, democratiche, rivoluzionarie per finire nelle mani di Hamas. Con l’infezione integralista in crescente e putrido allargamento. Vittorio Arrigoni non l’hanno ammazzato gli Israeliani!

Se pensiamo, poi, alle nazioni arabo/musulmane, il quadro appare di una desolazione sconfortante:
– Dittature teocratiche (ARABIA SAUDITA, KUWAIT, BAHREIN, EMIRATI ARABI, QATAR, OMAN, IRAN, YEMEN)
– DITTATURE MILITARI o A SOVRITENDENZA MILITARE (PAKISTAN, ALGERIA, EGITTO, INDONESIA, ERITREA, MAROCCO, LIBANO DEL SUD)
– A SOVRANITA’ LIMITATA (IRAQ, SOMALIA, AFGHANISTAN)
– FOGNE A CIELO APERTO: LIBIA,
– DITTATURE PERSONALI: SIRIA.
– UNA DEMOCRAZIA: TUNISIA
– Democrazia militar/integralista: GAZA
(mi scuso per gli errori di collocazione e per le eventuali omissioni. Vedi un po’ tu, Flavio. Quelle volute sono dei paesi dell’ex URSS, per evidenti ragioni!)

CI PREOCCUPA più delle altre religioni l’ISLAM?
Alla luce di quanto sopra e dell’ultima escrescenza fascio/teocratica dell’ISIS, direi di sì. Senza imporci, però, alcun atteggiamento islamofobico.
Nelle pratiche della continua lotta di classe, siamo costantemente al fianco di donne e uomini di fede musulmana. Come lo siamo con quelle/i di fede cristiana.
Nella costante e implicita messa in discussione dell’economia capitalista e delle sue sovrastrutture, interrompiamo, di fatto, il flusso fideistico indispensabile alla propria sanità mentale.
Nei risultati conseguiti, garanti il diritto alla vita in dignità, fissiamo le condizioni per la creazione di una concreta solidarietà classista. Fuori e contro l’Umma, in ultima istanza.
Nel rendere più desiderabile la vita liberata da ogni controllo autoritario, statal/religioso, poniamo le premesse dello svuotamento del bacino di consensi verso ogni integralismo.
Squarciamo il velo sull’orizzonte terreno e, contro-trascendente, da raggiungere e, quindi, da obbligare al cammino continuo. A quel movimento reale che cambia lo stato di cose prersente!

E poi c’è il LAVORO URGENTE DA FARE contro i fascisti teocratici che massacrano donne e uomini e bambini.

(Claudio Taccioli)


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