Ho letto or ora il comunicato del SICOBAS, in cui si esalta la giornata di sciopero, che ha visto alcune migliaia di lavoratori manifestare in alcune città. Io sono stato l’unico a scioperare nella mia scuola, ma si sa, se non scioperano i COBAS della scuola (a cui sono peraltro iscritto) gli altri sindacati di base non hanno un peso reale nella categoria. Nel comunicato non si nominano nè la CUB, nè l’USI-AIT, né il SGB, né la FederATA, che hanno scioperato con il SICOBAS. Questo atteggiamento mi sembra piuttosto grave, nel solco delle tradizioni settarie ed autoreferenziali tipiche di tanta parte del sindacalismo di base e conflittuale. Ripeto: non basta rivendicare parole d’ordine corrette (com’erano comunque quelle del 18. Non basta nemmeno rivendicare un’astratta posizione classista e “marxista”. Sono tutte cose necessarie (forse) ma non sufficienti. Se non si abbandona l’illusione di essere quelli che “hanno la linea giusta” e perciò destinati dal dio della lotta di classe a guidare le masse, di strada se ne farà ben poca. Se non si impara a dialogare con gli altri, a partire da quelli che hanno scioperato con te, in breve ci si troverà a ripartire daccapo. E sarebbe un vero peccato, viste le potenzialità positive che il SICOBAS ha messo in campo.
Flavio, militante COBAS che HA SCIOPERATO il 18 marzo!
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Concordo con Flavio,ricordo anche la manifestazione a Milano dello scorso anno,quando il si Cobas manifestò dietro la fiom mentre noi partivano da piazza Castello,diffusero un volantino nel quale affermavano:dove cerano loro vi erano gli operai Che scioperano.,mentre dall’altra parte c’era una manifestazione.Ora si ripetono con un Altra frase offensiva quelli per qualche tessera in più.Secondo me non si rendono conto di quanto affermano pare che inconsapevolmente nutrano un sentimento avverso nei confronti degli operai che militano in altri sindacati di base.come direbbe Mao hanno scambiato le contraddizioni in seno al popolo con quelle col nemico
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Non credo si tratti di avversione verso i proletari di altri sindacati. Credo si tratti della solita idea: siccome ho la verità in tasca (e su alcune cose sono bravi, ed hanno ragione) posso fare a meno degli altri, anche se siamo d’accordo al 99 o 98%. Non se ne può più di questi giochetti. Mi verrebbe voglia di raccogliere firme di militanti COBAS, USB, CUB, SICOBAS, USI, UNICOBAS, ecc. per dire ai nostri “dirigenti”: avete rotto le palle! Datevi una mossa (unitaria) oppure andate a militare nei centri sociali: quelli sono esperti di litigi (visto che spesso frequentano più gli stadi che le sedi politiche!)
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Commento di Vincenzo Camarda:
Sì, Flavio, è vero quel che scrivi, è una delle tante ragioni su cui per altro ci si può appunto ragionarci sopra, ma è pur vero quanto forte sia dominante la gestione dell’informazione da parte del Potere e delle forze che contribuiscono, facendo finta di essere un giorno contro e quattro no, a tenerlo in piedi alla grande (mi riferisco alle forze sociali egemoni, il trio sindacale cgil-cisl-uil).
Anch’io ho scioperato il 18 marzo: non mi è stato difficile, proprio perchè le parole d’ordine non è detto che non producano effetti per la loro forza insita; uno sciopero generale politico contro le guerre, contro le misure governative di austerità, di affossamento sistematico e continuo dei diritti dei lavoratori, uno sciopero contro le crescenti precarietà sociali non ha bisogno di supporti fortificanti o di convincimenti specifici; potrebbe anche non essere indispensabile il richiamo alla lotta di classe, perchè se pure abbia avuto dei periodi di falsa pace sociale, se pure ci siano stati momenti di tregua, c’è però sempre stata lotta di classe e sempre ci sarà finchè ci saranno classi, interessi di classe contrapposti, gli uni escludenti gli altri… e quale arma, quale nuova misura per difendere gli interessi dei subordinati, dei sottoposti, dei sopraffatti, dei giovani ricattati, depredati dei loro sogni, delle loro ilusioni, di voglia di vivere, di esserci, di partecipare, quale arma se non lo sciopero, lo sciopero generale? Mi sembra cosa naturale, ovvia, da non pensarci, da farsi subito, senza se e senza ma…
Ma… sì, certo, non è facile poi ritrovarsi con i compagni di strada e dover constatare che vale più coltivare il poprio orticello piuttosto che cercare come impegno prioritario l’unità sindacale. L’ho verificato da più di due anni a questa parte, sì, perchè prima – non lo nego – ero pervaso da una fiducia piena, da una vera e propria fede per il gran sindacato, per un movimento di lavoratori che mobilitato diventava nelle piazze e nelle vie un fiume in piena… io, da gennaio senza alcuna tessera sindacale, perchè dopo 30 anni di militanza cgil, di cui gli ultimi anni vissuti malamente nell’organizzazione sindacale più rappresentativa, in un crescendo dissenso con le scelte scellerate delle segreterie sindacali, facendo propri i malumori degli iscritti, sopportando direttamente anche le critiche per lo più qualunquiste di lavoratori animati dal facile sparlare del sindacato a prescindere, e in un finale all’opposizione dentro, nel “Sindacato è un’altra cosa”, io uscivo, toglievo il disturbo, non senza rammarico, abbandonando Camusso, Landini & Company, pronto a raccogliere stimoli, idee, propositi, iniziative di qualsiasi se ben piccola realtà sindacale di base e di lotta classista… La strada è lunga, ma continua.
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