È con estremo dolore, credetemi, non solo per questioni politiche ma anche per legami interpersonali, che ho lasciato la Cgil del Trentino di cui ero delegata sindacale. Non c’è stato un solo momento della mia vita lavorativa in cui io non sia stata iscritta alla Cgil con cui, all’epoca della famigerata intesa Provincia Autonoma di Trento e Miur, erano i tempi della Moratti, abbiamo condotto una difesa della scuola pubblica facendo fallire il progetto provinciale.
Ora è tutto diverso.
La scuola trentina è attualmente messa molto peggio di quella del resto d’Italia. Non posso in questa email raccontarvi tutto ma vi prego di credermi il partito autonomista trentino tirolese ha demolito la scuola pubblica trentina e sta demolendo quel gioiello che è la formazione professionale.
In uno scenario in cui centinaia di precari sono stati beffati, la Cgil sottoscrive accordi capestro bypassando il direttivo. La provincia ha inventato i tavoli di confronto informali con rappresentanti sindacali che precedono le trattative formali e ufficiali e lì i patti si stipulano in un sistema di connivenza impressionante.
Vale per ogni settore.
La posizione filo governativa e servile del mio sindacato è per me insopportabile soprattutto con l’avvento del nuovo giovane rampante segretario.
Questo mio stato poco sereno mi spinge a essere critica e rabbiosa verso la Cgil, forse erroneamente, estendendo il mio sentire all’intero sindacato nazionale, dimenticando che siamo una piccola realtà ai confini dell’impero.
Tutto qua, sperando che la Cgil sappia recuperare la sua storia che è la storia di molte lavoratrici e di molti lavoratori che, come me, almeno qui, stanno abbandonando il sindacato.
Buona domenica
Antonia Romano


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