di Andrea Martini

Un paio di mesi fa, con un nostro articolo (http://anticapitalista.org/2016/01/15/11564/), mettevamo al corrente i nostri lettori della operazione repressiva messa in atto dal gruppo dirigente della Fiom Cgil nei confronti di numerose/i delegate/i attivi in alcuni stabilimenti della FCA (ex Fiat) del Centro Sud, e in particolare a Termoli (CB), a Melfi (PZ) e ad Atessa (CH).

Si tratta di lavoratrici e lavoratori, numerosi dei quali eletti come RSA Fiom o RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), che nelle loro fabbriche hanno organizzato, e in parecchi casi continuano ad organizzare, iniziative di sciopero contro l’intensificazione dello sfruttamento messa in atto da Marchionne in quegli stabilimenti con l’imposizione dei sabati e delle domeniche lavorativi. Il tutto mentre migliaia di dipendenti FCA sono in cassa integrazione da anni…

Sono iniziative di sciopero che vedono, tra l’altro, un’importante adesione. A Termoli, a metà febbraio, c’è perfino stato un grosso corteo interno, una pratica di lotta molto efficace che non si vedeva da anni dentro gli stabilimenti ex-Fiat. Si tratta di cose che dimostrano il potenziale di lotta disponibile e deliberatamente non utilizzato dalle direzioni sindacali.

Anzi, quelle iniziative di sciopero sono state ripudiate dai dirigenti Fiom, attraverso spudorate prese di distanza dei segretari sindacali del Molise e della Basilicata. I quali, peraltro, non si sono limitati a disconoscere le iniziative di lotta, ma hanno chiesto al Collegio statutario nazionale di dichiarare quelle delegate e quei delegati “incompatibili” con la Cgil. Dichiarazione che è stata prontamente ottenuta, seppure con una decisione deliberata a maggioranza.

E quella sentenza, emanata contro le lavoratrici e i lavoratori senza alcuna attenzione garantista, senza minimamente curarsi di ascoltare le controdeduzioni dei compagni, perfino senza neanche avvertire formalmente le/gli interessate/i del procedimento in corso contro di loro, consente oggi alla Fiom di espellere gli “indesiderabili” senza nessun ulteriore passaggio.

E così, senza mezzi termini, la Fiom, nel suo Comitato centrale nazionale del 7 marzo ha deliberato (http://sindacatounaltracosa.org/2016/03/09/incompatibili-il-comitato-centrale-fiom-approva/)

di togliere nell’immediato gli incarichi di RSA (peraltro, come abbiamo detto, votati da tutti i dipendenti) alle compagne e ai compagni in questione. Naturalmente la delibera è stata adottata con l’opposizione dell’area del “Sindacato è un’altra cosa”. Tutto ciò fa sì che, senza più le tutele sindacali garantite dalla legge, essi vengono direttamente esposti alle rappresaglie di Marchionne e dei suoi capireparto.

Si tratta di una decisione che dà un’ulteriore conferma a quanto già emerso dalle posizioni della Fiom di questi ultimi anni. E cioè il fatto che il sindacato di Landini vuole, con determinazione chiudere la “parentesi” conflittuale aperta nel 1995 da Claudio Sabattini che ha condotto la federazione dei metalmeccanici della Cgil a svolgere, per una quindicina di anni, un ruolo centrale di opposizione sociale nel paese, diventando il punto di raccordo tra i movimenti di contestazione della politica dell’austerità e il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

La voglia di “rientrare nel gioco”, di essere “riammessi al tavolo” ha già spinto spinto Landini a tentare di ricostruire l’unità con Fim e Uilm, i sindacati che si sono resi complici dei peggiori accordi con Marchionne e con la Federmeccanica. Questa intenzione ha percorso il dibattito del recentissimo convegno sull’industria automobilistica (svoltosi il 4 marzo a Roma nella sede della Cgil nazionale), paradossalmente organizzato proprio dalla Fondazione intitolata a Claudio Sabattini. Durante quel dibattito, Landini ha voluto dichiarare che “non si possono negare le qualità di manager di Sergio Marchionne, che ha evitato il fallimento del gruppo Fiat, riuscendo a trasformarlo in un gruppo globale”. E ha aggiunto: “Di tutto questo la Fiom è contenta”, tralasciando di dire che i successi internazionali della Fiat e la sua trasformazione in FCA sono stati raggiunti sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, con la chiusura di fabbriche come Termini Imerese aperte grazie ai finanziamenti pubblici, con la messa in cassa integrazione a spese dell’INPS di migliaia e migliaia di dipendenti. Di che cosa ci sia da essere contenti, dal punto di vista di chi Landini intenderebbe rappresentare, non è dato sapere. Ma è chiaro che dichiarazioni di questo tipo servono solo a preparare il terreno per ottenere dal “capace manager” la riammissione della Fiom al tavolo negoziale.

E la dichiarazione di “incompatibilità” di chi organizza scioperi è l’ulteriore omaggio sacrificale da offrire su quel tavolo.

Paradossalmente, Landini, sanziona i suoi RSA applicando contro di loro quanto prescritto nell’accordo del 10 gennaio 2014 in materia di misure punitive nei confronti di chi non rispetta gli accordi. Accordo che un tempo Landini definì inaccettabile. E in più, qui l’accordo sui sabati comandati non è stato sottoscritto dalla Fiom ma è un accordo separato sottoscritto solo da Fim, Uilm e Fismic…

La rapida e gravissima decisione assunta in maniera sommaria dal Collegio statutario della Cgil, in barba a tutte le garanzie assicurate alle iscritte e agli iscritti dallo Statuto, sta a dimostrare che si sta spegnendo anche la parentesi di contrasto tra Landini e Camusso.

Il Collegio statutario, saldamente in mano alla seconda, non ha esitato un attimo, perfino adottando una procedura d’urgenza, a deliberare l’ “incompatibilità” pretesa dal primo.

A fare le spese di tutto questo saranno in primo luogo le lavoratrici e i lavoratori FCA degli stabilimenti del Sud che non avranno più nessuno che potrà autorevolmente proclamare lo sciopero contro i sabati comandati, che diventeranno così, per tutte e tutti, effettivamente obbligatori. Ne faranno le spese le delegate e i delegati private/i delle coperture sindacali, cosa che li esporrà alla rappresaglia di Marchionne e delle gerarchie di fabbrica.

E vittima sarà anche ciò che resta della democrazia nella Cgil, un tempo il sindacato che si vantava di essere quello più capace di valorizzare il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori e delle delegate e dei delegati, che oggi si avvia a essere sempre più simile agli altri.

Non a caso la minoranza Cgil, nella quale si riconoscono le delegate e i delegati sanzionati, ha immediatamente lanciato una dichiarazione-appello (http://sindacatounaltracosa.org/2016/03/08/comitato-fca-la-nostra-adesione-solidale/) a loro sostegno.

 

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