AL PASSO CADENZATO DEI FLAUTI
( sai cosa sogno COMPAGNO)

Nell’agosto del 479 a.c. (forse il giorno 20), dalle parti di Platea, i cittadini di gran parte delle città greche si trovarono davanti l’enorme esercito persiano; in una proporzione di uno a tre.
I cittadini greci avevano lasciato gli abiti della vita quotidiana per indossare la panoplia: elmo, corazza più o meno pesante (in base alla ricchezza di chi la indossava), schinieri, spada corta, lancia e l’oplion. Lo scudo che dava il nome al cittadino/soldato: oplita.
L’oplion aveva un diametro di circa 90 cm. Veniva tenuto sul braccio sinistro e proteggeva, dal ginocchio alla spalla, tutta la parte sinistra dell’oplita. La sua grandezza consentiva di proteggere tutto il lato destro del compagno che stava al proprio fianco sinistro.
Così che il proprio fianco destro veniva protetto dal compagno che stava a destra. Nelle lunghe, compatte e, via via, successive file orizzontali, nelle quali si muoveva la falange greca.
L’oplita non si preoccupava in alcun modo della parte destra del suo corpo perché sarebbe stato protetto dal compagno al suo fianco; come lui proteggeva quello sull’altro.
Nessuna preoccupazione, solo la necessità di muoversi insieme, allo stesso passo ritmato dai flauti suonati appositamente.
Ogni oplita uno scudo, dai colori e dai disegni più svariati, e una lancia dritta contro il nemico. Il proprio oplion per sé e per il compagno. Tutti insieme, un unico movimento di protezione e di assalto coordinato.
Un muro pressoché invalicabile che fece a pezzi quasi tutti i persiani che si trovò sul proprio cammino. Comandante in campo compreso!
Dopo, tutto il tempo, per i cittadini greci liberati dalla minaccia persiana, di farsi a pezzi fra di loro; almeno, fino all’arrivo della falange macedone.

Sai cosa sogno, compagno.
Un unico muoversi, diretti contro l’avversario. Con la certezza che nessuno potrà colpire un singolo; perché ogni altro lo proteggerà.
Dopo, se mai arrivasse, avremo tutto il tempo e le occasioni di definire, allo spasimo, i colori differenti di ogni orizzonte.
Che ne dici compagno, cominciare subito, semplicemente con chi ci sta, senza preoccuparsi dell’egemonia e del peso specifico di ciascuno. Con la determinazione di proteggere ogni compagno che si sta muovendo insieme, dentro la pratica dell’azione diretta; nell’arena dello scontro di classe. Ovunque sia giusto e indispensabile.

« “era uno spettacolo grandioso ed insieme terrificante vederli avanzare, al passo cadenzato dei flauti, senza aprire la minima frattura nello schieramento o provare turbamento nell’animo, calmi e allegri, guidati al pericolo dalla musica.” » (Plutarco)

sentendo che il campo di battaglia ci chiama, sarà grandioso e esemplare avanzare e colpire uniti
(Claudio Taccioli)

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