Una giornata passata con i lavoratori in lotta della Motive, di fronte alla “serrata selettiva” decisa dall’arrogante “padroncino”, Giorgio Bosio, che ha impedito agli scioperanti di entrare, assumendo 7 crumiri al loro posto (pare con contratti di 15 giorni). Tra una partita di pallone, una pizza consumata seduti per terra, una sigaretta fumata in compagnia (salvo poi ricomporre il picchetto ogni volta che un camion o un furgone si avvicina, sperando di poter entrare in fabbrica a caricare o scaricare) si parla della vita grama di questi lavoratori, giovanissimi (età media intorno ai 23-25 anni), quasi tutti immigrati (moldavi, indiani, pakistani, tunisini…c’è anche un cubano). Buste paga “truffaldine”, salari da fame (con meno di 6 euro all’ora che ci si può aspettare?), insulti (“scimmie”, gli ha detto una volta il padrone, dall’alto della sua arroganza di razzista ignorante). In fabbrica gli hanno tracciato delle linee gialle, vicino al posto di lavoro, che non possono superare, in una specie di gabbia virtuale. Qualcuno si è fatto male (gli effetti collaterali della guerra di classe dei padroni): ha dovuto andarsene DA SOLO in ospedale, prendendo l’autobus (nemmeno il gesto di accompagnarlo!). Ovviamente con la raccomandazione di non dire ai medici che si era fatto male sul posto di lavoro! Molti dei giovani operai mi dicono che, sì, ci sono anche i soldi rubati dalle buste paga dalla cooperativa, ma è l’atteggiamento squallido del padrone che li ha fatti imbestialire di piú. “Sono 4 anni che lavoro qui”, mi dice un operaio, “mai una volta che mi abbia salutato, mi abbia chiesto come andava il lavoro, come stavo”. E non stiamo parlando di Mirafiori: parliamo di una fabbrichetta di una trentina di operai, dove il padrone magari lo incontri 10 volte al giorno! D’altra parte basta dare un’occhiata alla pagina Facebook di mr. Bosio per capire che razza d’individuo sia. Piena di immondizia razzista contro gli immigrati (che però vanno benissimo quando si tratta di sfruttarli), di luoghi comuni da bar di periferia, di sottocultura da letamaio. La faccia squallida e feroce del “nordest” che lavora, del “piccolo è bello”, dell’uso del gomito non solo e non tanto per lavorare, quanto per darlo nei fianchi del tuo vicino. Quando penso a gente così, mi viene in mente la bellissima canzone di Lolli “Borghesia”: vecchia, piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dirmi se fai piú rabbia, pena, schifo o malinconia.
Per fortuna, a sollevarmi un po’ il morale, ci sono i volti, i sorrisi, le battute, i calci al pallone (per me, che non amo il calcio, è strano!) di questi “nuovi” proletari, fratelli di classe che hanno saputo buttare via la loro paura e rialzare la testa. Sanno che è e sarà dura, con un padrone così, con i crumiri, con la polizia che ci controlla, con la debolezza di una piccola lotta purtroppo ancora isolata. Ma mi sa che hanno fatto propria, senza nemmeno conoscerla, quella bellissima frase del “Che” che dice che l’unica battaglia che si è certi di perdere è quella che non si combatte. A domani, compagni della Motive.
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Siete ridicoli. Una cooperativa (che dovrebbe essere l’espressione del pensiero socialista e sociale) sfrutta i propri addetti ed invece di picchettare o fare causa alla cooperativa fate la guerra ad un cliente della cooperativa. Gli effetti: 1) nessuno lavorerà più con la cooperativa facendola chiudere e lasciando a casa gente onesta
2) bloccando la motive metteranno a rischio i 30 contratti regolari e ben pagati esistenti.
Così non riducete il precariato, lo accrescete.
Non ho parole… meritate la miseria.
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Beh, che le attuali cooperative siano espressione del pensiero socialista è un’idea un po’ fuori tempo massimo, Claudio. Sono i peggiori sfruttatori del lavoro salariato. E di cooperativo non hanno più nulla, a parte il nome.
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