Ho corretto “pulcinellesca” in “farsesca”, su suggerimento dei compagni napoletani
Il problema del ritorno, dalla profonda oscurità della Storia, di concetti mai definitivamente sepolti, non è nuovo. Avevamo avuto l’illusione, alla fine dei “Trenta gloriosi” (1945-75), “viziati” da un periodo storico che, con alti e bassi, aveva visto l’avanzata del movimento operaio (e dei movimenti di liberazione anticolonialisti ed antimperialisti), dalla sconfitta del nazifascismo, alla vittoria della rivoluzione cinese, indocinese e cubana, all’ondata post ’68 in tutto il mondo, che le spinte alla barbarie fossero in (definitivo?) regresso. Ma, mutatis mutandis, è successo, in modo meno rapido e più contraddittorio, ciò che è successo dopo la prima guerra mondiale. Dopo il periodo “rosso” (1917-1919 in Russia, 1919-20 in Italia, 1918-23 in Germania, ecc.), la reazione (che si nutre sempre dei peggiori fantasmi del passato, dalla violenza dell’imperialismo romano di 200o anni fa al neopaganesimo antisemita barbaro e nibelungico, dal cattolicesimo da Inquisizione di Torquemada allo sciovinismo panslavista e neozarista)…
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