Stamattina, verso le 7, quattro cellulari della celere, varie volanti della polizia, più una decina di agenti della DIGOS (almeno 50 persone in totale!) sono arrivate ai cancelli della Motive, per far entrare una decina di crumiri. Questo spiegamento di forze per “fronteggiare” una trentina di compagni (i 22 lavoratori del SiCOBAS più una decina scarsa di altr* compagn*, del SiCOBAS, di Sinistra Anticapitalista e del Mag 47). Visti i rapporti di forza, ci siamo seduti per terra, lanciando slogan e cantando quello che è diventato un po’ il ritornello di questa lotta (che dura ormai da oltre due settimane): “E giù la schiavitù, vogliam la libertà…..”. Verso le 8 è arrivato il padrone, per la prima volta sorridente (e mi faceva ricordare il “rideva allegro il porco padrone” di Ivan Della Mea), convinto di aver ormai vinto questo ennesimo, piccolo episodio della secolare lotta di classe tra proletari e padroni. Ti sbagli, egregio signor Bosio. I lavoratori della Motive non hanno deciso di abbassare la testa: restano determinati a continuare, allargando il fronte di lotta. Verso le 9,30 siamo andati ad una veloce assemblea nella sede del SiCOBAS di Brescia, dove si è deciso di dar vita ad un’assemblea pubblica, aperta a tutte le realtà bresciane (a cominciare dagli altri sindacati di lotta) per lunedì sera, nella sede SiCOBAS. Durante l’assemblea una telefonata della Digos ci avvisava che il prefetto proponeva un incontro tra i delegati dei lavoratori e il padrone per mercoledì prossimo, segno che anche per “loro” la partita è tutt’altro che chiusa. Quindi siamo andati tutti quanti davanti alla Prefettura, dove abbiamo incontrato gli studenti, in piazza per le loro rivendicazioni. È stato quasi commovente risentire, dopo tanti anni, il vecchio slogan “Operai, studenti, uniti nella lotta”, gridato da centinaia di giovani che salutavano le nostre bandiere rosse, sventolanti intorno allo striscione “Operai della Motive in lotta per la dignità”. E gli applausi che hanno accolto l’intervento di Alessandro, che ha raccontato brevemente agli studenti il senso della piccola, ma significativa, battaglia della Motive, hanno sottolineato che la lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi è una sola. Se i padroni pensano che torneremo ad abbassare la testa, sembravano dire i giovani operai della Motive, si sbagliano di grosso. Una volta imparato a difendere i propri diritti, sarà difficile tornare all’ovile come pecore.
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