L’Ungheria ha meno abitanti della Lombardia, e un PIL che non arriva alla metà di quello della nostra regione. Eppure l’attenzione dei politici e dei mass-media di tutta Europa, degli USA e della Russia verso le elezioni tenutesi oggi nel piccolo paese danubiano è stata enorme. Il partito conservatore di centro-destra, Tisza, membro del PPE, ha ottenuto oltre il 52% dei voti (e oltre i due terzi dei seggi, a quanto pare), mentre l’estrema destra di Fidesz, il partito di Orban, ha ottenuto circa il 38% (16 punti in meno di 4 anni fa e più della metà dei seggi persi rispetto al 2022). Un altro partito d’estrema destra, erede di Jobbik, ha preso circa l’8% ed è riuscito ad restare in Parlamento. I “progressisti” della Coalizione Democratica e del satirico partito delle Due Code arrivano a mala pena al 2%, non riuscendo ad entrare in Parlamento. E ha votato quasi l’80% dei magiari, segno che si era creata davvero l’illusione di “cambiare le cose”. I liberali ed i conservatori di tutta Europa festeggiano la “vittoria” (Macron, Von der Layen, Merz, Zelensky, ecc. fino al nostro Renzi). Così fanno pure i “progressisti” dalla Schlein a Starmer, da Conte al “compagno” Sanchez. E persino a sinistra c’è chi festeggia, forse comprensibilmente, come nel caso di Ilaria Salis, o meno comprensibilmente, come nel caso di Fratoianni. Certo, vedere le facce scure di Trump, Putin, Meloni o Salvini per questa “sconfitta” resta comunque una soddisfazione. Nel mio piccolo anche immaginarmi le facce dei rossobruni e di certi “nazional-comunisti” filo Orban (che non contano un cazzo, ma ammorbano l’aria vicino a me) mi rende un po’ più allegro. Un regime d’estrema destra che (forse) se ne va, per veder ripristinato un regime “conservatore” normale. Un bel risultato, per chi sa accontentarsi. Solo che io, fin da ragazzino, non avrei voluto “morire democristiano”. E quando ha vinto l’estrema destra da noi, non ho passato questi anni sperando di veder tornare Andreotti dall’oltre-tomba. Il solito, inguaribile, incontentabile, stramaledetto comunista.

Feicnius


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