“Militarizzazione di scuole e società e ritorno della leva, guerre e genocidi”. Questo il sottotitolo della nuova iniziativa antimilitarista (la seconda in città, dopo “Chiamata alle ar..ti”, organizzata da Brescia Anticapitalista e dal circolo di SA di Brescia allo Spazio Illich) tenutasi questo pomeriggio nell’aula magna dell’Istituto Mantegna. Una settantina i presenti, in gran parte insegnanti e studenti, che hanno ascoltato l’introduzione del compagno Alessandro Scattolo (del Collettivo Gardesano Autonomo) e la relazione del compagno Antonio Mazzeo, insegnante attivissimo nella lotta antimilitarista. Ovviamente il dibattito è stato centrato soprattutto sulla militarizzazione, sempre più sfacciata, della scuola in Italia (dai 3 ai 19 anni, ha sottolineato Scattolo). Una orribile “sinergia” (scuola-azienda-militari) iniziata in sordina già nel 2014, col governo Renzi, ed approfondita ovviamente col governo minoritario dell’estrema destra, guidato dall’ineffabile Meloni. Le varie organizzazioni politiche e sindacali presenti (da Sinistra Anticapitalista a Potere al Popolo, dai COBAS all’USB, ecc.) hanno giustamente mantenuto un profilo basso, lasciando che fossero soprattutto i docenti e gli studenti a far sentire la loro voce. Qualche cenno si è fatto anche sulla dinamica guerrafondaia internazionale sempre più travolgente negli ultimi 4 anni e sulle prospettive di un movimento anti-guerra che, dopo il clou di settembre-ottobre (almeno in Italia), sembra vivere un momento di relativo riflusso (anche se non sono mancate mobilitazioni importanti, oltre che negli USA o in Germania, anche in Italia, come testimonia la grande manifestazione a Roma del “No kings, no wars”). Comune è stata la volontà di non arrendersi e di dar continuità alle numerose iniziative sparse sul territorio (spesso concentrate ancora sulla guerra in Palestina, a volte con uno sguardo sull’intero Medio Oriente), facendo della battaglia antimilitarista nelle scuole uno degli assi fondamentali per contrastare la produzione della “carne da cannone”. Con la consapevolezza che, senza il coinvolgimento del movimento operaio organizzato (a partire dai portuali, dai lavoratori dei trasporti e della logistica, dei lavoratori delle fabbriche d’armi, ecc.) la possibilità di bloccare la corsa verso la catastrofe rimane piuttosto aleatoria. Un insegnante dell’USB ha sottolineato l’importanza dello sciopero dei lavoratori della scuola, indetto da COBAS e USB per il 7 maggio, che avrà tra i suoi obiettivi proprio il contrasto alla “D’istruzione pubblica”. La mobilitazione è solo all’inizio.

FG


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