La prima conferenza antifascista per la sovranità dei popoli costituisce un’esperienza unica; in nessun’altra parte del pianeta era mai stata portata a termine un’iniziativa del genere. Essa rappresenta un ampio fronte antifascista e antimperialista, che va ben oltre il quadro delle organizzazioni rivoluzionarie. Presenta tuttavia dei limiti, legati alle difficoltà incontrate dai movimenti di resistenza internazionalisti.
Manuel Rodriguez Banchs, Penelope Duggan, Israel Dutra, Antoine Larrache, João Machado, Reymund de Silva ed Eric Toussaint, membri dell’Ufficio e del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.
Quasi 7.000 persone hanno partecipato alla manifestazione di apertura, con una presenza significativa delle organizzazioni della Quarta Internazionale. Abbiamo assistito allo stesso fervore militante dei Forum Sociali Mondiali al loro apice e del movimento contro la guerra del 2003, in cui migliaia di persone provenienti da contesti molto diversi si riuniscono e discutono di tutto. È in questo tipo di momenti militanti che si forgiano punti di vista condivisi e obiettivi comuni e che si forma la coscienza dell’avanguardia militante.
Al di fuori del Brasile, la delegazione argentina era la più numerosa, con 200 persone, molte delle quali avevano viaggiato in pullman, compresi i nostri compagni di Marabunta. Sono arrivati compagni dall’Africa (Sudafrica, Mali, Congo, Kenya, Costa d’Avorio, Marocco) e dall’Asia (India, Pakistan, Filippine…), in particolare tramite il CADTM (Comitato per l’abolizione del debito illegittimo, che ha svolto un ruolo centrale nell’organizzazione insieme al Comitato organizzativo locale della conferenza). Erano presenti, ovviamente, delegazioni di paesi imperialisti (Stati Uniti, Canada, Australia e paesi europei come Belgio, Danimarca, Francia, Italia). C’erano importanti delegazioni di militanti ucraini e russi.
I lavori della conferenza
Dopo una «tavola rotonda dei parlamentari» e una «tavola rotonda degli eletti» che hanno messo in luce un legame fondamentale con le azioni condotte all’interno delle istituzioni, diverse migliaia di persone hanno preso parte a numerosi dibattiti su vari temi: l’analisi dell’ascesa dell’estrema destra, la lotta contro Milei, la resistenza a Trump negli Stati Uniti incentrata su Minneapolis, la specificità delle lotte nel mondo del lavoro, la situazione in Brasile, la resistenza palestinese, la crisi climatica, il femminismo, l’istruzione e numerose forme di solidarietà internazionale.
Oltre a partecipare alle undici sessioni plenarie del programma ufficiale, le organizzazioni e gli attivisti della Quarta Internazionale hanno proposto una serie di attività auto-organizzate, tra le 150 previste. Le/ nostre/i compagne/i vi hanno svolto un ruolo significativo, in particolare attraverso una presentazione del nostro Manifesto per una rivoluzione ecosocialista – Rompere con la crescita capitalista, alla quale hanno assistito più di 600 persone. L’incontro è stato animato in particolare da Michael Löwy, uno dei principali redattori del Manifesto e da Penelope Duggan, che rappresentava la Quarta Internazionale.
Abbiamo inoltre organizzato o contribuito in modo significativo a dibattiti sulla lotta contro il razzismo e il capitalismo, sulla solidarietà con l’Ucraina, con i prigionieri russi, sulla situazione in Francia e sulla solidarietà con i migranti. In particolare, il primo di questi dibattiti ha riunito diverse centinaia di persone.
Il CADTM ha organizzato importanti attività sull’immigrazione, le mobilitazioni della generazione Z, l’accumulazione di ricchezza, l’accaparramento delle risorse naturali dell’Ucraina, della Repubblica Democratica del Congo e del Venezuela, la situazione in Africa e altri temi.
La Quarta Internazionale ha distribuito ai partecipanti alla conferenza una dichiarazione intitolata «Contro l’autoritarismo neofascista e tutte le forme di imperialismo» in quattro lingue.
La dichiarazione finale
La dichiarazione finale della conferenza riassume le ampie convergenze che ne hanno reso possibile l’organizzazione: un richiamo alle grandi mobilitazioni contro Milei, contro l’estrema destra in Gran Bretagna, alle mobilitazioni «No Kings!» negli Stati Uniti e alla solidarietà con Cuba. Essa enuncia inoltre una serie di rivendicazioni sociali, ambientali, antirazziste, femministe e LGBTIQ+, e naturalmente contro l’imperialismo. Afferma chiaramente: «Lottiamo contro tutti gli imperialismi e sosteniamo la lotta dei popoli per la loro autodeterminazione, con tutti i mezzi necessari.» In particolare, la dichiarazione si oppone al genocidio in Palestina, agli attacchi contro il Libano e l’Iran, nonché all’invasione del Venezuela e alle minacce contro Cuba. Questo ampio consenso ha riunito organizzazioni estremamente diverse, il che ha contribuito al successo della conferenza
Mobilitazione limitata delle organizzazioni di massa dei lavoratori
Il grande successo della conferenza non ci impedisce di rilevare alcuni limiti significativi. Questi erano evidenti già durante la fase preparatoria della conferenza e abbiamo cercato, con scarso successo, di porvi rimedio.
Uno di questi era la mancanza di partecipazione attiva delle organizzazioni di massa tradizionali, sia in Brasile che altrove. Sebbene la conferenza abbia ottenuto la partecipazione ufficiale del Partito dei Lavoratori e della maggioranza del PSOL a livello nazionale, nonché della CUT e della CTB brasiliane e di altri sindacati di insegnanti e lavoratori, questi hanno contribuito in misura limitata alla mobilitazione al di fuori dello Stato del Rio Grande do Sul, dove si trova Porto Alegre. Il sindacato degli insegnanti Andes e il Partito Comunista Brasiliano (PCdoB) hanno avuto una presenza militante più significativa. In effetti, le nostre organizzazioni – in particolare il MES, una corrente all’interno del PSOL particolarmente forte nel Rio Grande do Sul – costituivano gran parte dei partecipanti: da un lato, questo è motivo di orgoglio, ma dall’altro riflette il fatto che la lotta per l’unità, per la costruzione di un movimento di massa al fianco delle organizzazioni riformiste e dei sindacati, deve ancora essere condotta.
Al di fuori del Brasile, la conferenza ha ricevuto anche il sostegno di La France Insoumise e di una serie di organizzazioni sindacali, in particolare spagnole e latinoamericane.[1] Con l’avvicinarsi della conferenza, sono stati compiuti ripetuti tentativi per convincere molte altre organizzazioni dell’importanza della conferenza per le loro correnti, ma questa lotta per la più ampia unità possibile all’interno del movimento deve continuare a essere condotta con la massima determinazione.
Opporsi a tutti gli imperialismi
Un altro problema è l’attenzione quasi esclusiva, nella pratica, all’imperialismo statunitense, nonostante l’opposizione espressa nella dichiarazione finale a «tutti gli imperialismi». Così, sotto l’influenza dei settori «campisti» della conferenza, non c’è stata alcuna condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, né una posizione chiara sulla natura del regime dittatoriale in Russia. Si tratta di un problema grave e di un potenziale ostacolo all’azione comune con gli antifascisti di Russia e Ucraina. La Russia è senza dubbio uno dei regimi più vicini al fascismo, mentre il popolo ucraino – e anche il popolo russo! – soffre sotto questo regime, confrontato con la miseria e con centinaia di migliaia di morti.
La presenza di compagni russi e ucraini, così come i workshop organizzati con il sostegno dei compagni della QI per dare voce agli oppositori russi, e di una delegazione ucraina composta da due sindacalisti di primo piano e da un rappresentante di Sotsialnyi Rukh, hanno costituito un importante contrappeso. Ciò è stato accolto con favore dalle delegazioni interessate e, secondo le parole del rappresentante di RESU/ENSU: la presenza dei compagni ucraini, così come quella degli oppositori socialisti russi, è stata messa in evidenza […] in particolare durante la chiusura della conferenza tenuta da Roberto Robaina. Hanno anche potuto avere conversazioni con attivisti del Brasile e di altri paesi. Hanno dato interviste e girato dei video che sono ora diffusi all’interno delle organizzazioni della sinistra.” Sperano di allargare la solidarietà verso le loro lotte in particolare in America latina.
Nel corso di diverse sedute plenarie, alcuni compagni della Quarta Internazionale (Penelope Duggan della direzione della QI, Rafael Bernabe di Porto Rico, Sushovan Dhar dall’India,…) e altri (Patricia Pol di ATTAC Francia e di LFI) hanno preso la parola contro queste posizioni (“campiste” NdR) difendendo i prigionieri e gli oppositori russi in esilio, il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, la lotta del popolo ucraino contro l’invasione russa e contro le politiche neoliberiste e antidemocratiche del proprio governo, e a sostegno del movimento delle donne e del movimento democratico iraniani. La nostra posizione è quella del diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli del mondo attraverso la propria azione e non attraverso l’allineamento a un governo qualsiasi, ma è chiaro che questa questione fondamentale non è stata pienamente risolta durante la conferenza. Durante i workshop auto-organizzati, diversi compagni della QI che hanno preso la parola (André Frappier dal Canada, Eric Toussaint dal Belgio, Bruno Magalhães dal Brasile) hanno anch’essi condannato l’invasione russa dell’Ucraina e sostenuto il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina.
Messaggio ambiguo sull’Iran
Sebbene la dichiarazione finale difenda «l’autodeterminazione del popolo iraniano», era presente un rappresentante non ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran che ha giustificato – con toni molto moderati – le politiche del regime. Pur difendendo il diritto della Repubblica Islamica di difendersi dall’aggressione imperialista, e auspicando la sconfitta di questo attacco, sosteniamo pienamente i movimenti sociali in Iran, in particolare i movimenti femministi, che non hanno nulla a che vedere con i rappresentanti dello Scià sostenuti dagli Stati Uniti e da Israele.
Rafforzare la democrazia all’interno del movimento
Era senza dubbio inevitabile, in una conferenza che riuniva migliaia di attivisti, che mancassero veri e propri forum di dibattito tra i partecipanti, sia sui temi politici affrontati durante le sessioni plenarie centrali (i workshop auto-organizzati erano diversi) sia, in particolare, sulla dichiarazione finale e su ciò che essa propone. Sebbene siamo tutti d’accordo nell’attuare le iniziative elencate, e la Quarta Internazionale sarà presente in ciascuna di esse, è necessario ampliare il nucleo organizzativo e sviluppare meccanismi di responsabilità democratica. Ciò è importante sia in termini di rappresentatività politica che di parità di genere, come è stato sottolineato durante una riunione del comitato organizzativo internazionale. Inoltre, se si potuto notare la presenza di interventi di donne in tutte le conferenze del programma ufficiale, le problematiche femministe erano largamente assenti, anche se erano invece ben presenti in un certo numero di atelier autoorganizzazti.
Continuiamo la lotta
In conclusione, la conferenza rappresenta un passo avanti estremamente importante nella lotta contro il fascismo e l’imperialismo: non dimentichiamo che erano anni che nessun forum sociale riuniva così tante persone.
Le pratiche di costruzione di movimenti internazionali e internazionalisti si sono perse e devono essere ricostruite.
La decisione di ricercare un fronte unito antifascista e antimperialista ha comportato una certa perdita di chiarezza nelle dichiarazioni comuni, dato che le concezioni all’interno della sinistra e dei settori popolari su questioni fondamentali come: chi sono i fascisti o i neofascisti; o chi sono gli imperialisti, variano notevolmente. Pertanto, la decisione che ha guidato l’organizzazione della Conferenza – e questa è anche la posizione della Quarta Internazionale – è stata che era importante tenere la conferenza, anche a costo di una significativa perdita di chiarezza. L’unica alternativa sarebbe stata quella di non tenerla, rinunciando alla possibilità di riunire migliaia di militanti per discutere i punti di accordo e di disaccordo e impegnarsi nella lotta in corso contro il fascismo e l’imperialismo.
Le battaglie politiche si combattono nella pratica, partecipando ai movimenti che esistono realmente; possiamo esercitare un’influenza solo se vi partecipiamo pienamente. L’organizzazione di questa conferenza, così come la serie di pre-conferenze, in particolare in Brasile, che hanno costituito un aspetto importante della mobilitazione in vista della conferenza, si è ampiamente appoggiata ai militanti della Quarta Internazionale, in particolare alle nostre organizzazioni in Brasile – tra cui il MES, Centelhas ed Ecosocialistas –, i nostri compagni impegnati in organizzazioni e associazioni di massa, nonché altre organizzazioni internazionaliste, anticolonialiste e anti-imperialiste.
Non c’è dubbio che i dibattiti e le lotte continueranno, e i prossimi appuntamenti sono già fissati: il contro-vertice del G7 in Francia e in Svizzera nel giugno 2026, il raduno anti-NATO in Turchia nel luglio 2026 e il Forum sociale mondiale in Benin nell’agosto 2026. Sono previste anche conferenze continentali, in particolare in Nord e Sud America, nonché gli Incontri ecosocialisti a maggio in Belgio.
È attraverso tutti questi eventi che si forgiano le alleanze necessarie per contrastare il fascismo e l’imperialismo. Spetta a noi coinvolgere i sindacati, le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, i movimenti femministi e LGBTQI+, le organizzazioni antirazziste, quelle che militano per la Palestina e quelle solidali con i popoli ucraino e iraniano: E’ in questo modo che, difendendo le nostre prospettive rivoluzionarie ecosocialiste, costruiamo il movimento necessario per cambiare il mondo.
4 aprile 2026
[1] In particolare i due principali sindacati baschi ELA e LAB, le intersindacali di Valencia, di Galizia e di Catalogna, la CTA A e la CTA TT in Argentina, la PIT CNT in Uruguay, lo SME in Messico, la CUT in Cile e la CUT in Colombia
Contro l’autoritarismo neofascista e tutti gli imperialismi
Dichiarazione della Quarta Internazionale alla Prima Conferenza internazionale antifascista per la sovranità dei popoli
La Quarta Internazionale contribuisce sin dall’inizio alla costruzione della Conferenza antifascista per la sovranità dei popoli, un’iniziativa di grande importanza per le lotte attuali. Desideriamo tuttavia contribuire al dibattito presentando le nostre posizioni, in particolare la nostra visione dell’imperialismo e delle sfide attuali. Organizziamo inoltre una conferenza di presentazione del nostro Manifesto per una rivoluzione ecosocialista, che si terrà il 28 marzo alle ore 8:30 presso il Centro de Eventos Barros Cassal (R. Dr. Barros Cassal, 220B – Floresta, Porto Alegre).
UNIAMO LA LOTTA ANTIFASCISTA IN AMERICA LATINA!
PER UN FRONTE ANTIFASCISTA E ANTI-IMPERIALISTA MONDIALE!
Il secondo mandato di Donald Trump, con il suo programma di estrema destra, ha segnato una svolta nella situazione internazionale. Nel suo desiderio di riaffermare un’egemonia indebolita quanto la sua economia, calpesta la Carta delle Nazioni Unite e la sovranità dei popoli con una politica estera di ricolonizzazione e bellica.
Insieme al suo complice nei massacri Netanyahu, Trump bombarda l’Iran per garantirsi il dominio totale sul mercato del petrolio e del gas. Questo dopo il genocidio del popolo di Gaza, l’invasione del Venezuela, il tentativo di strangolare Cuba e le minacce di annessione della Groenlandia.
Il tiranno si sforza di normalizzare il linguaggio genocida, il ricatto e l’interventismo, così come il razzismo, la misoginia e l’odio verso i migranti, cercando di espellere milioni di lavoratori e lavoratrici dagli Stati Uniti. Sostiene Bolsonaro, Milei, Bukele, i partiti europei «patrioti» (ovvero di estrema destra).
L’autoritarismo sanguinario è lo strumento centrale dell’imperialismo della nostra epoca. Ha bisogno di imporre politiche di fame, la proliferazione di tecnologie e pratiche ecocide, il potere smisurato delle Big Tech, la spoliazione delle risorse naturali ed energetiche di tutti i popoli, l’aumento delle spese militari. Se non verrà sconfitto, l’imperialismo yankee si lancerà in una marcia cieca verso il disastro ecologico.
I popoli degli Stati Uniti, dell’Argentina e dell’India indicano la strada
Ma l’avanzata dell’imperialismo sta già iniziando a incontrare enormi ostacoli. La lotta vittoriosa del popolo di Minneapolis/Saint Paul e di tutta la resistenza comunitaria e popolare americana contro la persecuzione dei migranti indica la via da seguire per sconfiggere l’estrema destra. Solo la combinazione della lotta con una sconfitta di Trump sul suo stesso terreno potrà porre fine al loro progetto comune.
Lo stesso vale per le classi popolari argentine contro Milei e i contadini indiani contro le politiche di Modi. In Argentina, Milei ha dovuto affrontare un quarto sciopero generale, questa volta contro la riforma del lavoro, esempio di una lotta unitaria che trova uno dei suoi pilastri nella sinistra, con il 90% della popolazione contraria a questa misura. In Brasile, la vittoria della lotta di resistenza indigena contro Cargill e la privatizzazione dei grandi fiumi amazzonici è portatrice di speranza e apre nuove prospettive.
Fronte unico degli sfruttati e degli oppressi!
È urgente creare un fronte unico degli sfruttati e degli oppressi, libero da ogni subordinazione a governi e partiti, in grado di agire in piena indipendenza per affrontare i nuovi volti del fascismo attraverso la mobilitazione e il coordinamento degli oppressi.
Questa prima Conferenza internazionale antifascista per la sovranità dei popoli è un’occasione unica per dispiegare in tutto il mondo, a partire dal continente americano, una forte azione unitaria delle forze qui presenti contro l’imperialismo egemonico. Nuove conferenze e incontri devono essere organizzati in altri continenti e in altre grandi regioni: Stati Uniti, Europa, Africa, Asia. Facciamo di questo incontro un modesto ma solido punto di partenza di una campagna internazionale che sia al servizio delle lotte e, allo stesso tempo, della costruzione di un programma alternativo a quello che ci presentano i rappresentanti del capitale.
L’estrema destra si sviluppa presentandosi come un’alternativa radicale all’ordine costituito, alle sue élite e ai suoi partiti. Sappiamo che lo fa in modo demagogico per difendere il sistema che pretende di sfidare, ma c’è qui una lezione essenziale da imparare: per svilupparsi, anche la resistenza deve costituire un’alternativa radicale alla crisi del sistema in atto, alle sue politiche di fame e repressione, alle sue istituzioni logore e ai suoi partiti.
La crisi della civiltà capitalista (economica, politica, ecologica, climatica) propone la possibilità e la necessità di collegare le preoccupazioni immediate, compresa la lotta antifascista, alla necessità di superare il capitalismo. Dobbiamo formulare una serie di rivendicazioni che, basandosi sulle preoccupazioni più urgenti della popolazione, portino a mettere in discussione il controllo privato della produzione e a prendere coscienza della necessità di porla sotto il controllo democratico dei lavoratori e delle loro comunità.
Nessuna illusione nei «modelli» capitalisti
La strategia di sicurezza nazionale di Trump afferma: «L’influenza smisurata delle nazioni più grandi, più ricche e più forti è una verità immemorabile delle relazioni internazionali». Si tratta semplicemente di un invito alla spartizione del mondo tra i più potenti.
Non facciamoci illusioni. Né l’Unione europea o i suoi membri, né i governi russo o cinese rappresentano un’alternativa o un baluardo contro l’imperialismo americano, come hanno dimostrato le loro azioni sterili di fronte agli attacchi degli Stati Uniti contro Venezuela, Cuba e Iran.
La Cina è diventata una potenza capitalista in primo luogo interessata al consolidamento dei propri affari e delle proprie zone di influenza militare (in Asia) ed economica (Eurasia, Africa e America Latina). Di natura più regionale, la Russia di Putin cerca di ristabilire quello che era l’impero zarista, con un’economia militarizzata e un regime sempre più autoritario. In questo contesto di tensioni tra potenze vecchie e nuove o emergenti, il compito della sinistra non può essere quello di celebrare la multipolarità derivante dallo scontro tra i progetti capitalisti.
Solidarietà con gli oppressi di tutto il mondo!
Alla presunta «verità immemorabile» di Trump sul dominio dei potenti, opponiamo tre orientamenti: la difesa del diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione, la solidarietà con gli sfruttati e gli oppressi di tutti i paesi, e quindi l’opposizione a ogni forma di imperialismo.
Rifiutiamo l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e il rapimento del suo presidente e dell’ex deputata, e rifiutiamo anche l’aggressione contro l’Ucraina da parte della Federazione Russa. Riconosciamo il diritto del Venezuela, di Cuba, dell’Iran e di ogni paese aggredito dagli Stati Uniti di difendersi, anche militarmente, e di procurarsi i mezzi materiali necessari a tale resistenza ovunque
Denunciamo e combattiamo le politiche antimmigrati, xenofobe e islamofobe negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale. Adottiamo lo stesso atteggiamento nei confronti della repressione di vari popoli e gruppi etnici da parte del governo cinese.
Condanniamo la persecuzione, la repressione e la censura negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in altri paesi contro le manifestazioni contro il genocidio in Palestina; denunciamo inoltre la repressione e l’incarcerazione in Russia di chi si oppone alla guerra di aggressione contro l’Ucraina.
Non sosteniamo il governo Maduro. Denunciamo le sue azioni antidemocratiche e anti-lavoratrici. Ma nessuna azione riprovevole del governo Maduro può giustificare l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela. Chiediamo quindi il ritiro degli Stati Uniti dal Venezuela e la liberazione dell’ex deputata Cilia Flores e del presidente Maduro.
Proponiamo lo scioglimento della NATO, così come dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Non sosteniamo il governo Zelensky in Ucraina. Denunciamo le sue politiche anti-lavoratrici, corrotte, antidemocratiche e scioviniste. Ma nessuna politica da contrastare di questo governo giustifica l’invasione e i bombardamenti russi. Organizziamo quindi la nostra solidarietà con il popolo ucraino.
Rifiutare l’intervento, sostenere le lotte
I governi borghesi si rifiutano di riconoscere che le mobilitazioni popolari contro di loro sono il risultato di profonde contraddizioni sociali. Le attribuiscono generalmente all’azione di «agenti» interni o esterni. Non possiamo accettare questa concezione poliziesca della storia. Non c’è dubbio che l’imperialismo e le sue agenzie cerchino di trarre vantaggio dalle lotte, come quella del popolo iraniano contro la teocrazia autoritaria, ma ciò non riduce queste lotte a un’operazione dell’imperialismo. Dobbiamo opporci a questo intervento, pur continuando a sostenere queste lotte.
Predicare ai popoli che devono accettare le dittature che li opprimono e maltrattano come un «male minore» rende chi lo fa promotore di rassegnazione e sottomissione. I popoli oppressi non si interesseranno granché a un antimperialismo o a un’analisi geopolitica che escluda le loro rivendicazioni democratiche ed economiche più urgenti. Spetta a noi fare in modo che i militanti considerino il nostro antimperialismo come un alleato, altrimenti, purtroppo, troveranno incoraggiamento e sostegno solo nel campo dell’imperialismo che cerca di sfruttarli.
Richieste universali della classe operaia
Storicamente, l’imperialismo statunitense e quello della NATO hanno agito in nome della libertà, della democrazia, ecc. La sinistra non si lascia ingannare da queste dichiarazioni. Ma bisogna essere coerenti. Lo stesso vale per gli imperialismi rivali: occorre spiegare come, in nome della multipolarità, dell’anti-egemonismo, del rifiuto dell’ipocrita modello di democrazia occidentale e dell’eurocentrismo, si tenti di giustificare la negazione dei diritti democratici della classe operaia, delle donne, delle minoranze religiose e delle persone LGBTQIA+.
Di fronte al relativismo culturale su misura per i governi autoritari (di Russia e Cina, tra gli altri), affermiamo che i diritti sindacali, la libertà di espressione, di riunione e di associazione, l’elezione e la revocabilità dei dirigenti non sono «valori occidentali» o «modelli liberali» o eurocentrici che l’imperialismo cerca di imporre: sono rivendicazioni storiche della classe operaia internazionale. Ecco perché le difendiamo in tutto il mondo, in tutti i paesi, senza eccezioni.
Rifiutiamo il ricatto secondo cui qualsiasi critica o rivendicazione nei confronti dei governi progressisti, o che si proclamano tali, sia distruttiva e favorevole all’imperialismo. Ciò che indebolisce la lotta non sono la critica e il dibattito, ma la loro messa a tacere.
L’ipocrisia dell’Occidente e l’antimperialismo coerente
Conosciamo bene l’ipocrisia dell’imperialismo occidentale quando denuncia la repressione in Iran o l’invasione dell’Ucraina. A quale morale possono appellarsi i complici del genocidio a Gaza? Quale rispetto possono meritare coloro che hanno appena destituito il presidente del Venezuela? Ma la denuncia dell’ipocrisia dell’Occidente e dei suoi crimini non può tradursi nel nostro silenzio sugli abusi dei governi di Putin o di Xi Jinping, né nell’idea che tali abusi siano «invenzioni dell’imperialismo». Non rispondiamo al doppio standard dell’imperialismo occidentale con un altro doppio standard, ma con il rifiuto di tutti coloro che sfruttano e opprimono.
Oggi più che mai, dobbiamo praticare questo internazionalismo coerente, una solidarietà senza frontiere che abbracci le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, degli oppressi e per l’autodeterminazione in tutti i paesi del mondo, senza eccezioni. È una politica che si oppone a tutti gli imperialismi. Non subordina in alcun modo la lotta condotta in un paese a quella condotta in un altro paese. È l’orientamento che corrisponde allo slogan «Proletari di tutti i paesi, unitevi!».
PER UNA SOLIDARIETÀ SENZA FRONTIERE!
PER UN INTERNAZIONALISMO SENZA ECCEZIONI!
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