Questa settimana arriva in Cina Cheng Li-wun, leader del KMT, quando manca un mese al summit tra Xi e Trump. Cheng incontrerà anche Xi. Cosa significa questo viaggio per Pechino, Taipei e Washington

Buongiorno, doveva essere la settimana dell’incontro tra Xi e Trump, rinviato a metà maggio, e sarà invece la settimana dell’incontro tra Xi e Cheng Li-wun, leader del KMT.

Un viaggio carico di significati, messaggi e anche contenuti, capace di gettare luce sulle relazioni tra Cina e Taiwan e sul futuro di queste relazioni. Per parlare di questo incontro, oggi Il Partito ospita un pezzo dettagliato di Lorenzo Lamperti. Sono felicissimo perché Lorenzo credo sia il massimo esperto di tutto quanto accade a Taiwan e tra Taiwan e Cina e Taiwan e Usa, quindi quella di seguito è un’analisi di altissimo livello, effettuata da chi ha anche le fonti giuste per parlarne. Sapete bene come il tema venga spesso diffuso dai media mainstream con semplificazioni e sensazionalismo: Lorenzo ci riporta alla realtà di quanto sta accadendo.

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di Lorenzo Lamperti

29 aprile 2005. Alle tre del pomeriggio, Lien Chan fa il suo ingresso nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Ad attenderlo c’è Hu Jintao. Il loro colloquio dura circa due ore. La stessa sera, i due si incontrano nuovamente per una “chiacchierata informale”. 

È il primo storico incontro tra un leader del Kuomintang (KMT) e un segretario generale del Partito comunista cinese (PCC) dal 1945. 

Quasi esattamente 21 anni dopo, Cheng Li-wun si prepara a fare gli stessi passi di Lien per incontrare Xi Jinping. Mentre il mondo osserva la guerra in Asia occidentale, la Cina si muove politicamente su Taiwan. 

Come anticipato diverse volte nei mesi scorsi, la prossima settimanaCheng visiterà la Cina continentale, nel primo viaggio dal 2016 di un leader del KMT in carica. Il tempismo è tutt’altro che casuale e arriva a poco più di un mese dal summit tra Xi e Donald Trump, previsto per metà maggio. Il più che probabile incontro tra Xi e Cheng sarà significativo già per il suo svolgimento, ancor prima che per il suo contenuto. E può avere implicazioni rilevanti sia a Pechino sia a Taipei, senza trascurare i potenziali riflessi nei rapporti tra Cina e Stati Uniti.

Chi è Cheng

Cheng è una protagonista non prevista della politica taiwanese. Lo scorso 18 ottobre, ha vinto a sorpresa le elezioni per la leadership del KMT, aperte agli iscritti del partito che fu di Sun Yat-sen e Chiang Kai-shek. 

Questo la rende la leader dell’opposizione, dove il KMT si trova sin dal 2016. 

Per arrivarci, il suo percorso è stato tutt’altro che lineare. 

Nata 56 anni fa nella contea rurale di Yunlin e con radici familiari nello Yunnan, non ha passato l’infanzia a Taipei o in una delle principali città di Taiwan. Di ritorno dagli studi a Cambridge, Cheng inizia il suo percorso politico nel Partito Progressista Democratico (DPP), in una fase in cui questo rappresenta la forza emergente della democratizzazione già culminata con le prime elezioni presidenziali dirette del 1996 e il primo governo non KMT guidato a partire dal 2000 da Chen Shui-bian.

Nei suoi discorsi di allora, Cheng definisce il KMT dell’era Chiang un “regime spietato e crudele” ed esprime posizioni esplicitamente pro indipendenza. Nel 2005, però, passa al KMT. È proprio la fase del “viaggio di pace” di Lien a Pechino e Cheng fa parte della delegazione.

Quello di Cheng, non è un cambio frequente nella politica taiwanese: tra i due partiti non c’è solo una enorme distanza politica, ma anche identitaria. La sua carriera è intermittente. Eletta allo yuan legislativo (il parlamento di Taipei) nel 2008, quando Ma Ying-jeou stravince le presidenziali, ne resta fuori nel 2012, assumendo il ruolo di portavoce dello yuan esecutivo, il ramo operativo del governo. 

Dal 2014 fa un passo di lato e conduce un talk show televisivo, prima di fare il suo rientro in parlamento nel 2020. Alle ultime elezioni, quelle del 2024, non viene rieletta nonostante il KMT (sconfitto alle presidenziali dal candidato del DPP, Lai Ching-te) risulti il primo partito alle legislative.

Nessuno avrebbe potuto pensare che meno di un anno dopo avrebbe guidato il KMT. In vista della scadenza del mandato del suo predecessore, Eric Chu, l’establishment del partito aveva puntato sul 73enne Hau Lung-pin, sindaco di Taipei dal 2006 al 2014 e già vicepresidente del KMT fino al 2020. In vista del voto, Cheng lancia la “Opposition Alliance”, una fazione che promette di “rinvigorire lo spirito” del KMT e combattere il cosiddetto “terrore verde” del DPP, formula ribaltata del “terrore bianco” dell’era della legge marziale di Chiang. La sua strategia social e il suo stile comunicativo combattivo, quasi urlato, funzionano: vince nettamente e dal 1° novembre assume la guida del KMT.

Sin da subito, parla un linguaggio diverso dal predecessore Chu, preoccupato di non risultare troppo dialogante con Pechino in una fase in cui l’opinione pubblica taiwanese ne ha preso ulteriori distanze. Soprattutto dopo l’introduzione della legge di sicurezza nazionale a Hong Kong, che di fatto pre pensiona “un paese, due sistemi”, vale a dire il modello con cui Pechino immagina di amministrare una Taiwan “riunificata”.

Il seguito su Substack con iscrizione anche gratuita.

Io per altro dalla Cina faccio fatica a postare per la lentezza dei server a collegarsi con l’Europa, almeno con la Wi-Fi che ho. Inoltre ho terminato i giga che posso utilizzare con la VPN con cui biopsia collegare ai siti disconnessi in Cina, tra cui Substack, fino al 23 del mese per cui portate pazienza. (Sauro)


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