Pubblichiamo l’appello per il prossimo meeting internazionalista, previsto a Parigi a metà maggio, dopo i primi due a Milano e quello dello scorso anno sempre a Parigi. I/le compagn* di Brescia Anticapitalista vedono molto favorevolmente la prosecuzione di questi incontri che, al di là delle divergenze storiche ed attuali, hanno visto il confronto fra decine e decine di organizzazioni, provenienti da tutto il mondo, di tradizione anarchica, trotskista, bordighista, comunista libertaria, ecc. Sappiamo benissimo che le divergenze continuano ad esistere, ma è importante che coloro che si battano per l’internazionalismo a 360 gradi (che ha poco o nulla a che vedere con lo pseudo-internazionalismo a corrente alterna di campisti, nazional-comunisti, terzomondisti fuori tempo massimo, ecc.) trovino un terreno di confronto ed iniziativa comune, superando settarismi e vecchie ruggini ormai prive di senso. Per noi, che non abbiamo mai alzato nessuna bandiera “nazionale”, ma solo quella rossa o rossonera, è una prospettiva incoraggiante.

Nel luglio 2023 si è tenuto a Milano il primo “meeting” delle forze internazionaliste (1). Interventismo di Stato, misure protezioniste e riarmo, fino al ritorno della guerra nel cuore dell’Europa, erano i sussulti di un ordine mondiale in crisi. Istituzioni e alleanze – forgiate col sangue dei salariati nelle carneficine imperialiste del Novecento – erano scosse fin nelle fondamenta dall’irruzione delle nuove potenze, a cominciare dal gigante cinese: di qui la necessità di chiamare gli internazionalisti a raccolta. Nei due anni successivi, questi incontri, proseguiti di nuovo a Milano nel febbraio 2024 e a Parigi nel maggio 2025, sono divenuti regolare occasione per un confronto utile che ha favorito lo scambio di idee, di analisi e di esperienze tra organizzazioni internazionaliste di tradizioni differenti, accomunate dall’opposizione allo Stato e al dominio borghese.
Il Comitato promotore lancia oggi questo nuovo appello per un quarto “meeting” perché l’urgenza del confronto si è fatta ancora più pressante. Nel moltiplicarsi di guerre commerciali, spesa bellica e conflitti micidiali, la borghesia sta accelerando la sua corsa verso il baratro. Ce lo dicono loro stessi: “non siamo in guerra, ma non siamo neanche più in pace” ha detto a fine settembre il cancelliere tedesco Friedrich Merz. La ripartizione imperialista del Medio Oriente, sopra le macerie e i morti di Gaza, coinvolge i briganti di tutto il mondo: le potenze imperialistiche come le borghesie locali. Questi massacri suscitano un crescente rifiuto, a livello internazionale, tra i lavoratori e i giovani. Tra le risultanti non volute degli apprendisti stregoni delle potenze nucleari occidentali c’è il fatto che l’Arabia Saudita sia diventata potenza nucleare de facto, con l’accordo col Pakistan avallato da Pechino. Turchia e Iran sono spinti a tentare di fare altrettanto e raggiungere Israele.
Lo spettro della proliferazione della Bomba in una delle aree più instabili del pianeta incombe sempre più.
Le conseguenze sono incalcolabili, ma è chiaro che oltre mezzo secolo di illusioni sul TNP e sui trattati ad esso correlati si sciolgono come neve al sole. Dalla Corea del Sud al Brasile, dalla Germania al Giappone fino all’Italia, il tema del riarmo atomico non è più un tabù.
Sullo sfondo dei massacri dei nuovi Anni Venti – almeno 300.000 morti nel conflitto russo-ucraino, da 150.000 a 400.000 in Sudan (dove si calcolano 14 milioni di profughi interni e un milione di esiliati) – si conferma un riarmo generalizzato che abbraccia tutto il globo, a cominciare dall’Asia. Secondo il SIPRI di Stoccolma, negli ultimi otto anni, da quando cioè Pechino ha lanciato il suo ambizioso programma di modernizzazione militare, la spesa bellica è cresciuta del 3% annuo in India e Indonesia; del 5% in Cina e del 6% in Giappone. Oggi l’imperialismo in Europa, con al centro il suo gigante tedesco, è protagonista di un riarmo di proporzioni storiche. Su tutto pesano le incognite di un imperialismo americano in preda alle febbri politiche e sociali, con un debito pubblico fuori controllo e un conflitto tra poteri che ne mina la credibilità di fronte ad alleati e rivali, ma che possiede ancora un dispositivo militare ineguagliato dai suoi concorrenti.
Ci sono poi le proteste giovanili cui abbiamo assistito negli ultimi mesi: anche i ragazzi scesi in strada in Marocco, in Madagascar, in Algeria, nelle Filippine, in Indonesia e in Nepal sono un portato della crisi dei vecchi equilibri. Così come della maturazione dei processi di proletarizzazione che nel mondo hanno moltiplicato la classe dei salariati di almeno due volte dal 2000 ad oggi, soprattutto grazie al rafforzamento del comparto asiatico. Migrazioni epocali scuotono la vita di tutte le nazioni e provocano convulsioni politiche negli assetti borghesi. Quei giovani, scossi dal mutamento di economie con tassi di sviluppo doppi e tripli rispetto a quelli delle vecchie potenze, potrebbero trovare nell’internazionalismo proletario una prospettiva che colleghi le loro lotte a quelle dei loro fratelli di classe negli altri paesi.
L’esistenza di un terreno per un lavoro politico francamente contrario alle politiche delle borghesie nazionali è dimostrata dai massicci fenomeni di diserzione che si verificano nell’esercito ucraino e nell’esercito russo, così come dai “refusnik” israeliani, più ridotti ma in crescita. I giovani mandati a uccidere e farsi uccidere, se la trovano, sono disponibili a un’alternativa.
La barbarie della guerra è per ora limitata alle linee di faglia della spartizione imperialista, ma lo spostamento di portata storica del
baricentro del mondo da Occidente a Oriente avvicina la resa dei conti tra briganti vecchi e nuovi. Di fronte al militarismo strisciante dappertutto, ci rivolgiamo nuovamente a chi rivendica di avere per patria il mondo, agli internazionalisti, nelle famiglie storiche eredi del movimento operaio rivoluzionario: agli anarchici, ai comunisti libertari, ai leninisti, ai trotskisti, alla sinistra comunista e a chi trae ispirazione da queste diverse correnti.
Nella volontà di proseguire ed allargare la discussione, nella nuova epoca di confronto interimperialistico che si è aperta, il Comitato promotore lancia l’appello per un quarto “meeting”, da tenersi a Parigi il 15-16-17 maggio 2026.
La discussione sulle questioni internazionali, sul tema “Militarizzazione imperialista e guerra sociale contro il proletariato mondiale”, si svolgerà sabato 16 e domenica 17 sul modello degli scorsi meeting – un giorno per gli interventi e quello successivo per le repliche -, sulla base dei testi scritti – 10.000 caratteri, spazi inclusi – che chiediamo alle organizzazioni partecipanti di inviare entro il primo marzo 2026. Per venerdì 15 proponiamo in aggiunta una giornata di discussione meno vincolata ad uno schema, sul tema dell’intervento pratico dei rivoluzionari, con particolare riferimento ai movimenti giovanili. Il Comitato promotore invita le organizzazioni interessate ad inviare anche su questo tema un proprio contributo scritto, nel limite di 10.000 battute.


Milano, 16 novembre 2025


Il comitato promotore per una iniziativa internazionalista
(internationalistpromcomm@gmail.com)
Organizzazioni promotrici:
Associazione Marxista Rivoluzionaria Controvento
ControCorrente
Lotta Comunista
NPA Révolutionnaires
Partito Comunista dei Lavoratori
Rivoluzione Comunista

  1. Vedi l’articolo pubblicato il 5 settembre 2023 su Brescia Anticapitalista


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