Alla fine, nonostante il quasi monopolio mediatico del governo-truffa, i sondaggi più o meno sponsorizzati dalla destra e la postura tutta “difensiva” e conservatrice delle maggiori forze dell’opposizione, il NO ha vinto, con oltre 14 milioni di voi contro 12. In piazza, ieri, c’era qualche centinaio di persone a festeggiare: bandiere della CGIL, dell’USB, di Rifondazione Comunista, di Potere al Popolo, dell’Alleanza Verdi-Sinistra…e di Sinistra Anticapitalista. Certo, vedere la faccia della Meloni intristita fa bene alla salute, indubbiamente, come poter prendere in giro gli altri impresentabili, come Bocchino o Salvini, Tajani o la Santanché. Ma, dal punto di vista dei numeri, c’è stata davvero una rivincita? So che farò la figura del guastafeste con le poche righe che scriverò, ma c’è davvero da festeggiare? Nel 2022 la coalizione fascio-leghista-berlusconide aveva ottenuto 12.600.000 voti (a cui possiamo aggiungere probabilmente gli oltre 700 mila voti di altre forze di destra), circa il 44% (46 con i cespugli di destra esclusi dalla coalizione) mentre tutti gli altri (centro-sinistra, 5 Stelle, centro “Gianni e Pinotto”, Unione Popolare, ecc.) ne avevano ottenuti 14 milioni e 800 mila (54%). Ovviamente, con la legge elettorale truffa oggi in vigore, la destra aveva avuto la maggioranza dei seggi, pur rappresentando circa un quarto degli elettori aventi diritto e meno della metà dei votanti. Ieri il Sì ha ottenuto12.448.000 voti, il NO 14.461.000. Cioè 46% contro 54%. Pur non essendo esattamente uguali gli schieramenti (l’ex duo Gianni e Pinotto di Calenda-Renzi avendo, forse, aggiunto quei voti che gli sono rimasti, dopo la ridicola avventura del 2022, al fronte del sì) colpisce la quasi perfetta sovrapposizione. Anche dal punto di vista territoriale la sovrapponibilità è quasi perfetta. Il NO vince ovunque nelle città e perde nelle campagne, vince nelle cosiddette “regioni rosse”, nel Nord-Ovest e nel Meridione, perde nel Nord-est vandeano (anche qui, escluse però le città principali). Nel 2022 (ma pure nel 1948!) la destra vinceva nel Nordest vandeano e nelle campagne, perdeva nelle città e nelle stesse regioni elencate sopra. Quando scrivo “perdeva” mi riferisco ai numeri degli elettori recatisi alle urne (il dato più interessante per capire gli umori della gente), non ai seggi, ottenuti notoriamente con la legge-truffa. La mia impressione è quella di una specie di stagnazione, più che di un inizio di presunta “riscossa”. Il fatto che a festeggiare questa “vittoria” ci fosse, non solo a Brescia, ma un po’ ovunque a quanto pare, un numero limitato di persone (sostanzialmente il “ceto politico” progressista, mi si perdoni l’espressione) è un altro segnale che siamo ben lungi dal poter cantare vittoria contro i melonidi ed affini. Nelle urne, come nel paese reale, nonostante qualche scricchiolio (come nelle mobilitazioni di settembre-ottobre) i rapporti di forza non sono cambiati, a mio modesto avviso. Come c’è da aspettarsi quando la nostra classe continua a dormire, in attesa che crolli il tetto sulla testa. Non me ne vogliate, compagni. Brindo anch’io alla faccia della melona e dei suoi camerati, perché, come si dice a Brescia, pötost che gnent, l’è mèi pötost.
Gualtiero Beniamino
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