Schematizzando, la “campionessa” del NO, secondo il sondaggio pubblicato oggi dal Corriere della Sera, dovrebbe avere queste caratteristiche. Alle quali bisognerebbe aggiungere, e questo era scontato, l’orientamento politico, ovviamente a sinistra. Molto meno scontato (e dovrebbe farci riflettere) è il livello economico: la condizione elevata supera addirittura quella bassa (mentre il “ceto medio”, cioè la piccola borghesia, è quello che meno ha premiato il NO). Sarebbe come dire che i ricchi ed i poveri cristi (proletari?) sono le categorie “sociali” meno favorevoli a questo governo. Non possiamo pretendere da Pagnoncelli un’analisi di classe dei risultati. Il fatto che la condizione economica “elevata” sia al primo posto fra i sostenitori del NO meriterebbe una riflessione. Forse la schiacciante vittoria del NO nelle aree urbane (notoriamente con un PIL pro capite più elevato delle aree rurali, dove prevale il Sì) crea questo effetto piuttosto inatteso. Lo stesso si può dire per la condizione professionale. Se non stupisce vedere gli studenti universitari essere al primo posto per il NO (e all’opposto le casalinghe al primo posto per il Sì), lascia un po’ perplessi vedere al secondo posto dirigenti e liberi professionisti (a pari merito con i pensionati). In definitiva, più che la smarrita coscienza di classe sembra imporsi il livello socio-culturale. Non è una novità, almeno negli ultimi 25 o 30 anni. E c’è da rimboccarsi le maniche, compagn*. Senza illudersi di recuperare il “campione” del Sì, che è, a quanto pare, un vecchio con scarso livello culturale, cattolico, con un livello economico medio.


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