Riprendiamo, dal sito dei compagni di “Controvento” il breve documento del 1° marzo 2026, il primo giorno di guerra, della Tendenza dei marxisti rivoluzionari dell’Iranunica erede rimasta dell’HKS (Hezb-e Kārgarān Susyālist Irān), il Partito Socialista degli Operai dell’Iran, che nel 1979, nei primi mesi della rivoluzione riunì i sostenitori del Segretario Unificato della Quarta Internazionale e del SWP USA, oggi nel raggruppamento di International Standpoint.

La guerra dei due blocchi capitalistici e la guerra della classe operaia

Ancora una volta, la Guerra Fredda tra i due blocchi capitalistici reazionari si è trasformata in una guerra di bombe e missili. Questa volta, come nella Guerra dei Dodici Giorni, sono state messe in gioco le vite, i corpi e i mezzi di sussistenza dei lavoratori e delle altre classi sfruttate. A prescindere da quanti funzionari del regime capitalistico oligarchico verranno uccisi oltre a Khamenei, da quali scenari l’imperialismo abbia in mente per l’Iran, o da quale combinazione del regime e dell’apparato capitalistico di repressione continuerà a essere coinvolta negli affari del paese dopo il cessate il fuoco, prima ancora che la guerra apparisse nel cielo con missili e bombe, essa si vedeva già sulle tavole vuote dei lavoratori e delle classi sfruttate.

La guerra significa infatti prezzi alti, disoccupazione, insicurezza, distruzione delle infrastrutture e distruzione del futuro delle generazioni. In ogni conflitto militare sono le persone comuni a essere le vittime, mentre i governi e i proprietari del capitale ne traggono beneficio. Ed è proprio per questo che dichiariamo la nostra ferma opposizione alla guerra iniziata tra la “Repubblica Islamica dell’Iran” e il blocco imperialista USA-israeliano. Questa guerra è condotta per interessi reazionari e capitalistici e non ha nulla a che vedere con i lavoratori e i lavoratori sfruttati.

Dichiariamo che nessuna potenza straniera — né l’imperialismo statunitense, né Israele, né alcun’altra potenza — ha altre preoccupazioni se non i propri interessi economici e geopolitici. L’esperienza storica ha dimostrato che l’intekprvento degli imperialisti non ha portato né libertà né prosperità; ha invece imposto distruzione, instabilità e nuove forme di sfruttamento.

Allo stesso tempo, la nostra opposizione alla guerra e al fronte imperialista non significa sostenere il regime capitalistico oligarchico. La Repubblica Islamica ha dimostrato, nel corso dei suoi decenni di governo, di essere nemica dei lavoratori, delle donne, delle minoranze nazionali, dei giovani e di tutte le masse sfruttate e oppresse. La repressione delle rivendicazioni sindacali, l’imprigionamento degli attivisti del lavoro, la diffusione della povertà e delle disuguaglianze di classe, e la limitazione delle più elementari libertà sociali e politiche costituiscono il chiaro bilancio di questo governo. Questa struttura politica non ha prodotto altro che crisi, corruzione e pressione sulle masse.

Meno di due mesi fa, il mondo intero ha assistito al massacro di massa di decine di migliaia di giovani iraniani nelle strade delle città di tutto l’Iran. Per questo riteniamo che il popolo iraniano non debba scegliere tra la tirannia interna e l’intervento straniero. Entrambe le strade renderanno miserabile la vita delle masse sfruttate.

La vera alternativa è la formazione di un terzo blocco indipendente e progressivo: un fronte che sorga dai consigli operai, dai consigli delle minoranze nazionali, dalle organizzazioni indipendenti delle donne, dagli studenti e da tutti gli strati oppressi. Solo attraverso l’organizzazione cosciente e su scala nazionale delle masse in lotta possiamo opporci contemporaneamente alla belligeranza dei due blocchi: il capitalismo straniero e la repressione interna.

Dal nostro punto di vista, è giunto il momento che gli alleati internazionali dei lavoratori e degli sfruttati accorrano in aiuto dei loro fratelli e sorelle di classe in Iran e chiariscano la propria posizione nella lotta del proletariato iraniano contro tutte le forze controrivoluzionarie interne ed esterne. Il carattere rivoluzionario o controrivoluzionario dei governi non è determinato dalle loro dichiarazioni verbali contro l’imperialismo, ma dalla loro reale funzione nel ciclo delle relazioni capitalistiche globali e dal loro orientamento di classe. La Repubblica Islamica ha dimostrato, nel corso di quasi mezzo secolo di dominio, di aver sempre agito contro gli interessi delle masse popolari e tutte le sue apparenti lotte antimperialiste sono state in realtà un tentativo di ottenere una quota maggiore nelle competizioni e nei conflitti all’interno del campo controrivoluzionario.

Riteniamo che l’emancipazione della classe operaia possa essere realizzata soltanto dalla stessa classe operaia. E solo il proletariato rivoluzionario è il portabandiera dell’emancipazione di tutte le classi sfruttate e oppresse. Una volta che questa guerra tra i due blocchi capitalistici reazionari finirà, la guerra di entrambi contro i lavoratori e gli sfruttati continuerà e si intensificherà. E l’unico modo per conquistare i diritti economici, sociali e politici è concentrarsi sulla formazione e sul coordinamento dei nuclei clandestini della lotta di classe dei lavoratori e degli sfruttati.

In Iran, indipendentemente da quale regime capitalistico prevalga, l’unica via per ottenere i più elementari diritti democratici potrà realizzarsi soltanto dopo la rivoluzione socialista guidata dal proletariato. Avanti verso la costruzione dei nuclei clandestini degli operai d’avanguardia socialisti! Avanti verso la costruzione dei nuclei clandestini delle masse anticapitaliste!
Avanti verso l’unificazione dell’azione nazionale dei lavoratori e la formazione di un centro dirigente operaio! Avanti verso l’instaurazione di un governo dei lavoratori e la transizione verso una società socialista!


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