Elena (Donne di Classe)

Una guerra ormai globale che rischia di diventare irreversibile, scatenata con lucido e folle cinismo dai potenti del mondo, dalle oligarchie capitaliste che per mantenere profitti e potere sono disposti a qualsiasi genocidio ed ecocidio. Ormai sono cadute tutte le maschere: si bombarda l’Iran per avere un nuovo leader sottomesso a Trump e che non ostacoli i progetti di conquista di Netanyahu.


Gli Epstein files che hanno mostrato con chiarezza il nesso perverso, violento e sistemico fra patriarcato e capitalismo fondato sul controllo e la mercificazione dei corpi di donne e bambine.
In Italia il governo neofascista di Meloni che con molteplici, coordinati ed eversivi interventi legislativi ridisegna la costituzione, distrugge scuola e sanità pubblica e ogni forma di welfare, reprime ogni forma di dissenso e ogni lotta sociale colpendo donne, soggetti Lgbtqia+, giovani precari/e, migranti e classi lavoratrici.


Nel nome di una società autoritaria che trova un trasversale fondamento ideologico nello slogan Dio Patria e Famiglia, ogni libertà e autodeterminazione dei corpi viene negata.


Nella scuola si nega l’educazione sessuale ed affettiva, mentre si consente ai militari di propagandare modelli machisti e di magnificare il servizio di leva.


Si tagliano i fondi ai centri antiviolenza e si depotenzia la legge 194 facendo entrare le associazioni pro vita negli ospedali e nei consultori (nei pochi che ancora esistono).


Niente viene fatto per ridurre il gender gap (la differenza di retribuzione a svantaggio delle donne), anzi si boccia la legge sui congedi parentali per mancanza di soldi (sempre pronti però a venir fuori quando si tratta di fare regalie ai padroni e per le spese militari).


In parlamento si discute di una nuova legge sulla violenza sessuale, il DDL Bongiorno, un ulteriore attacco alle libertà, all’autodeterminazione delle donne delle soggettività Lgbtqia+, si abbandona infatti la formula del “consenso libero e attuale” per un generico “dissenso”, l’onere della prova ricade dunque ancora una volta sulle vittime, denunciare le violenze sarà più difficile soprattutto nei contesti familiari, di lavoro e in tutti quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento.


Le mobilitazioni in questo lungo 8 marzo, con i cortei e le manifestazioni di domenica e lo sciopero femminista e transfemminista di lunedì 9 assumono una grande valenza, occorre costruire convergenza fra tutte le lotte, praticare l’intersezionalità fra tutte le crisi che ci travolgono, cambiare il mondo è ancora possibile, ma senza la radicalità e l’alterità all’insostenibile ordine patriarcale e capitalista del pensiero femminista e transfemminista è impossibile.

Elena per Donne di Classe

Contro violenza, oscurantismo e oppressione patriarcale

6 Marzo 2026

dal sito del Partito Comunista dei Lavoratori

LA GUERRA IMPERIALISTA E PATRIARCALE SULLA PELLE DELLE DONNE E DELLE SOGGETTIVITÀ OPPRESSE

Il 2026 si è aperto nel segno dell’instabilità geopolitica ed economica determinata dalla crisi dell’ordine capitalistico. Una crisi le cui conseguenze più nefande ricadono sul proletariato e soprattutto sulle fasce più deboli: le donne e le persone queer proletarie, insieme ai popoli oppressi dall’insaziabile macchina imperialista.

All’interno di questa dinamica assistiamo da anni al montare della competizione interimperialista – che ha portato, per esempio, all’invasione dell’Ucraina, al genocidio del popolo palestinese, all’escalation militare in Medio Oriente Iran e Libano -, all’intervento USA in Venezuela, alla guerra civile in Sudan -, ma anche alla progressiva riduzione degli spazi democratici all’interno degli stessi stati imperialisti con la conseguente stretta repressiva che colpisce chiunque osi mettere in dubbio il mantra dello sviluppo illimitato e del profitto. Una postura muscolare e violenta che va a peggiorare le condizioni materiali in cui vive il proletariato, rappresentato e percepito come nemico interno da sorvegliare e, quando necessario, punire in modo esemplare. In Italia abbiamo assistito alla trasformazione di ogni emergenza sociale in un problema di ordine pubblico da risolvere con un “decreto sicurezza”, con la militarizzazione e con l’inasprimento delle pene. Questa impostazione ha interessato anche la questione di genere (vedi la L. 181/2025 sul femminicidio o l’assurdo emendamento Bongiorno sulla violenza sessuale) con risultati aberranti che sembrano semplici provocazioni nei confronti dei movimenti femminista e LGBTQIAP+. Il peggioramento delle condizioni di esistenza del proletariato e l’appiattimento dei bilanci pubblici sulla tutela dei profitti delle borghesie nazionali e sul riarmo finisce per pesare ancora una volta sulle spalle delle proletarie, dato che la scomparsa di qualunque forma residuale di stato sociale impone il lavoro di cura domestico. Nel frattempo la costante richiesta di pace sociale e stabilità fatta dalla borghesia ha dato la stura alle peggiori pulsioni dell’estrema destra reazionaria e sciovinista, ormai sdoganata in tutto il mondo. Sono così iniziate campagne contro i diritti civili, spesso di carattere sovranazionale, e movimenti volti a implementare la falsa coscienza reazionaria oggi dominante: dalle teorie suprematiste e razziste (come la cosiddetta “remigrazione”), che fanno da stampella ideologica alle politiche xenofobe di diversi governi europei e all’operazione di deportazioni di massa attuata da Trump, alla crociata “antigender” e “antiwoke” che oggi prende di mira, oltre alla comunità LGBTQIAP+, anche la proposta di introdurre l’educazione sessuo-affettiva e la cultura del consenso nei programmi scolastici, passando per l’emergere di movimenti apertamente antifemministi (la cosiddetta “maschiosfera”) e legati al fanatismo religioso che contribuiscono a normalizzare ideali e comportamenti misogini, omolesbobitransafobici, machisti e xenofobi, portando in molti casi a forme di violenza (bullismo, molestie, stupri, femminicidi, trans*cidi, pestaggi motivati da odio razziale o omolesbobitransafobia, in alcuni casi atti terroristici). Senza poi dimenticare la sempreverde lotta antiabortista che, complice l’arretramento del movimento operaio e il dilagare delle destre radicali, ha incassato vittorie fondamentali negli ultimi anni (annullamento della sentenza Roe v. Wade nel 2022) e riesce in modo sempre più efficace, anche in Italia, a limitare il diritto delle donne all’autodeterminazione riproduttiva.

Nonostante le recenti perturbazioni degli equilibri voluti dall’imperialismo (le cosiddette “rivolte della Gen Z” in diversi paesi, il movimento globale in solidarietà alla resistenza palestinese, il forte movimento contro gli ayatollah in Iran, le partecipate manifestazioni in numerose città statunitensi contro il governo Trump e poi contro le operazioni dell’ICE, l’ancora timido risveglio del movimento operaio registrato anche in Italia nell’autunno 2025) ad ora manca una prospettiva capace di riunire tutte queste lotte dando loro un obiettivo comune.

L’UNICA VERA ALTERNATIVA? QUELLA DI SISTEMA!

Questa prospettiva deve essere anticapitalista e rivoluzionaria, capace di superare gli steccati ideologici del femminismo piccolo-borghese e di contrapporsi alla via riformista e gradualista, che ha disperso la forza dei movimenti femministi e LGBTQIAP+ sui frangiflutti delle compatibilità di sistema. Infatti la prospettiva della rivoluzione socialista internazionale è l’unica in grado di sciogliere tutte le contraddizioni di questa società a partire da quella fondamentale: la proprietà privata dei mezzi di produzione e la divisione in classi, ovvero l’esistenza di sfruttatori e sfruttatɜ e di oppressori e oppressɜ. Nessun governo borghese, nemmeno il più progressista, potrà sostenerci nella lotta contro il patriarcato, perché non potrà mai risolvere le cause dell’esistenza del patriarcato e di ogni altra forma di oppressione. Solo l’unione della lotta femminista e queer con la lotta di classe può farlo. Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori può sostenerci nella liberazione dallo sfruttamento capitalistico e dall’oppressione ciseteropatriarcale.

È necessario confrontarsi e costruire collettivamente l’organizzazione rivoluzionaria, indispensabile nella realizzazione di quella nuova società in cui le donne e le persone queer saranno libere dall’uomo e tuttɜ insieme saranno liberɜ dal capitale. Per questa ragione abbiamo deciso, in questo otto marzo, di rilanciare la costruzione di una tendenza femminista marxista rivoluzionaria come primo, piccolo passo del lungo cammino verso la nostra autodeterminazione.

Il nostro programma?

  • Diritto ad un lavoro stabile e dignitoso. Abolizione di ogni forma di precarietà e flessibilità: ripristino dei diritti sindacali conquistati e perduti dal movimento operaio, abolizione delle leggi antioperaie e repressive
  • Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, ridistribuire il lavoro tra chi non ce l’ha e avere piùtempo libero
  • Salario di disoccupazione dignitoso per chi il lavoro l’ha perso
  • Salario minimo ben oltre la soglia del lavoro necessario, a favore delle/dei lavoratorɜ e non dei padroni!
  • Reintroduzione della scala mobile: adeguamento del salario all’aumento dell’inflazione.
  • Lottiamo per un sistema retributivo, per una pensione minima sopra i livelli della mera sussistenza, contro l’allungamento dell’età pensionabile.
  • Riduzione dell’età pensionabile per i lavori usuranti
  • Nazionalizzazione sotto il controllo operaio e senza indennizzo delle imprese che licenziano o delocalizzano.
  • Sicurezza e tutela sul lavoro sotto il controllo operaio, per condizioni di lavoro più sicure e più salubri
  • Abolizione di tutte le leggi che comprimono i diritti sindacali e di sciopero, abolizione del reato di blocco stradale, no alle precettazioni illegittime
  • Istituzione del reato di omicidio sul lavoro
  • Lotta alla schiavitù, al caporalato e alle molestie, ai ricatti e alla violenza sessuale nei luoghi di lavoro
  • Socializzazione del lavoro di cura contro qualsiasi proposta di salario alle casalinghe o reddito di esistenza. Compiti di cura socializzati.
  • Congedi parentali prolungati e retribuiti al 100% estesi a tutti i genitori, la responsabilità genitoriale non è solo delle donne!
  • Nazionalizzare sotto il controllo sociale i servizi privati legati alla cura, abolizione del welfare aziendale e dirottamento dei fondi verso i servizi pubblici
  • Istituzione di una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco per finanziare scuola e sanità, e tutti i servizi legati alla cura della persona.
  • Abolizione di tutte le leggi che patologizzano le soggettività LGBTQIAP+ (come la L. 164/82) e istituzione di percorsi di autodeterminazione tutelati, gratuiti e garantiti
  • Lotta allo sfruttamento della prostituzione e alla tratta di esseri umani
  • Creazione di un percorso garantito per le vittime della violenza eterocispatriarcale ma rifiuto della denuncia obbligatoria
  • Aborto libero, sicuro, gratuito e garantito, promozione dell’aborto farmacologico, abolizione del colloquio preliminare – Contraccezione gratuita, liberamente disponibile e garantita
  • Sostegno effettivo alla maternità con la socializzazione dei compiti di cura e adeguate strutture a sostegno delle madri – Lotta alla violenza ostetrica, misogina e omolesbobitransafobica nelle cure alle donne e alle persone LGBTQIAP+. Contro la medicina ciseteropatriarcale!
  • Educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole indipendentemente dalla morale reazionaria dominante. Contrastare attivamente ogni forma di discriminazione e violenza ciseteropatriarcale all’interno del mondo della scuola e dell’università.
  • Blocco a tempo indeterminato degli sfratti. No alla criminalizzazione di chi occupa e alle leggi repressive e securitarie contro i movimenti per la casa
  • Contro lo sgombero degli spazi sociali – luoghi dove spesso la comunità LGBTQIAP+, le donne e le persone razzializzate possono autodeterminarsi – e la repressione del movimento di solidarietà anti-imperialista con la Palestina.
  • Libertà di migrare, abolizione dei CPR e dei centri di detenzione per migranti
  • Accoglienza e tutela delle donne e delle soggettività LGBTQIAP+ migranti e ius soli, permessi di soggiorno, documenti e diritto alla residenza
  • No alle guerre dell’imperialismo e alle spese militari, cessate il fuoco immediato in Palestina, Ucraina e tutti i teatri di guerra del capitale. A fianco della resistenza di tutti i popoli contro l’imperialismo e per l’autodecisione: dalla Palestina all’Ucraina, dal Kurdistan al Sahara Occidentale, fino alla lotta dei kanak in Nuova Caledonia
  • No all’ondata reazionaria del postfascismo mondiale, per la ripresa delle lotte antifasciste, in saldatura diretta con l’anticapitalismo
  • Per un mondo pulito: produrre e consumare ciò che serve, accesso a acqua, terra, aria puliti, esproprio e nazionalizzazione delle imprese che inquinano.

Contro ogni forma di oppressione e pregiudizio verso le persone disabili e neurodivergenti. Per il diritto al lavoro, unica forma di autodeterminazione, senza categorie speciali ghettizzanti. Per la costruzione di percorsi educativi e didattici realmente inclusivi.

Costruiamo il movimento femminista marxista rivoluzionario!


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