Continuiamo la pubblicazione di comunicati sulla guerra in Iran delle varie organizzazioni internazionaliste. Dopo Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Rivoluzionario e Lotta Comunista, è la volta di Rivoluzione Comunista.

A FIANCO DEI PROLETARI, DEI GIOVANI E DELLE DONNE RIBELLI DELL’IRAN
CONTRO LA GUERRA REAZIONARIA DEGLI IMPERIALISTI E DEI BOIA ISLAMO-CAPITALISTI


La seconda guerra americana-israeliana all’Iran – Il 28 febbraio alle 7, il governo israeliano ha annunciato di aver lanciato un attacco preventivo contro l’Iran, bombardando Teheran, Isfahan e numerose città con ondate di centinaia di aerei e droni. Poco dopo, il presidente Trump ha comunicato che “l’esercito degli Stati Uniti ha lanciato importanti operazioni di combattimento in Iran. Il nostro obiettivo è quello di difendere il popolo americano eliminando le minacce incombenti portate dal regime iraniano, un gruppo feroce composto di individui estremamente duri e terribili”. Trump ha poi invitato il popolo iraniano a “prendere il controllo del vostro governo, quando noi avremo terminato il lavoro”, mentre centinaia di aerei decollavano dalle portaerei schierate nel Golfo Persico (la Lincoln) e nel Mediterraneo (la colossale Ford) e dalle basi americane nel Medio Oriente per portare morte e distruzione nel paese. Così è iniziata la seconda aggressione americano-israeliana contro l’Iran, dopo la Guerra dei Dodici Giorni del giugno 2025.

La nuova aggressione è stata preparata mobilitando un terrificante apparato militare attorno all’avversario; riarmando in modo accelerato l’alleato israeliano rimasto a secco dopo aver distrutto Gaza e colpito l’Iran; ed utilizzando la truffa delle trattative sulla rinuncia al nucleare iraniano, che erano ancora in corso.
Tra il 28 febbraio e oggi 2 marzo, americani ed israeliani hanno lanciato migliaia di bombe sull’Iran, colpendo le sedi di comando politico e militare del paese e facendo subito fuori la Guida Suprema ayatollah Khamenei (al potere da 36 anni), il capo di stato maggiore, il ministro della difesa e decine di altri responsabili e distruggendo numerose basi missilistiche e contraeree. Gli attacchi non sono tuttavia bastati per evitare il contrattacco, scientificamente preparato dopo l’esperienza dello scorso giugno, dai Pasdaran e dall’esercito iraniani, i cui missili balistici e droni hanno colpito – questa volta – sia Israele sia le basi militari americane in Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Bahrein, Iraq e perfino quella britannica di Cipro, ed hanno anche raggiunto la raffineria più grande dell’Arabia Saudita, il sito gaziero di Ras Lanuff in Qatar e i luoghi preferiti dall’elite finanziaria mondiale a Dubai. Il 2 marzo, poi, Hezbollah ha lanciato una salva di missili dal Libano per vendicare il martire Khamenei e l’esercito israeliano ha risposto con bombardamenti terroristici su Beirut e il sud del paese, di cui programma l’ennesima occupazione. A queste prime fasi della guerra seguiranno certamente altre operazioni più letali, come preannunciato da Trump e Netanyahu.
Il riassetto gangsteristico del Medio Oriente – La guerra all’Iran, subito allargatasi a tutto il Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, attira nel suo gorgo mortifero gli Stati arabi – alleati di USA e Israele – che si preparano a reagire agli attacchi iraniani sul loro territorio; gli imperialismi europei, che non hanno condannato l’aggressione americano-israeliana, ma la “reazione iraniana contro gli Stati del Golfo”, utile giustificazione per intervenire militarmente nella regione dietro gli americani; la Russia e la Cina, che sono alleati dell’Iran nei BRICS e scambiano con gli ayatollah tecnologie armamenti energia e capitali.

Sul piano regionale la guerra in corso è una tappa fondamentale del riassetto del Medio Oriente, messo in atto dagli Stati Uniti con il cosiddetto Piano Trump per Gaza, presentato il 29 settembre 2025 e l’insediamento del Board of Peace lo scorso 21 gennaio. Questo Piano ha stabilito per la prima volta l’impianto della presenza militare americana e l’esercizio del loro potere diretto su un territorio di fondamentale importanza qual è Gaza, cruna del Medio Oriente, situato fra Israele ed Egitto, a ridosso del Canale di Suez, del mar Rosso e del Golfo Persico e dei giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo Orientale. Esso segna una tappa importante nel tentativo degli Stati Uniti di imporre in Medio Oriente un nuovo rapporto gerarchico a tutte le altre potenze, compreso l’alleato israeliano, ed affermare il loro diritto di dominio e rapina gangsteristica delle risorse economiche e finanziarie della regione contro tutti, avversari e alleati, come hanno appena fatto in Venezuela.
Senza poter qui analizzare la questione, ricordiamo che le aggressioni al Venezuela e all’Iran stringono la tenaglia attorno alle rotte commerciali e agli approvvigionamenti energetici della Cina, premessa per l’allargamento dello scontro sul piano mondiale, cui gli USA si preparano come hanno dichiarato nel loro ultimo Documento di Sicurezza Strategica.
Ovviamente, gli Stati Uniti e Israele, che sono rispettivamente la prima superpotenza mondiale ed un piccolo ma iperaggressivo imperialismo, hanno il comune interesse ad annichilire l’Iran come potenza regionale del Medio Oriente, dopo che negli ultimi venti anni la Repubblica Islamica è assurta a questo rango penetrando in Iraq, Siria, Libano, Yemen e Gaza mentre gli USA si ritiravano da Iraq e Afganistan. Deve essere però ben chiaro che anche l’Iran è un’aggressiva potenza capitalistica, che ha investito centinaia di miliardi di dollari per armarsi, dotarsi della bomba nucleare, mantenere due eserciti in patria e all’estero, espandersi e competere per l’egemonia in Medio Oriente. Insomma, la guerra in corso è un conflitto reazionario tra gangster imperialisti e banditi borghesi e noi dobbiamo denunciare gli uni e gli altri per quello che sono: degli assassini e degli sfruttatori.
Tutto il nostro sostegno ai proletari, ai giovani e alle donne ribelli dell’Iran – Soprattutto, deve essere chiaro che la guerra in corso non riguarda solo la sopravvivenza dell’Iran come potenza regionale egemone, ma il mantenimento del potere del marcio regime teocratico-militarista-borghese sui proletari, i giovani e le donne iraniane, che da quasi due decenni sfidano la repressione sempre più dura e bestiale che ayatollah, pasdaran e basiji (le squadracce paramilitari) hanno condotto contro ogni movimento di lotta, giungendo a massacrare decine di migliaia di manifestanti lo scorso gennaio. La guerra serve al regime per continuare ad
eliminare gli elementi più combattivi e avanzati, come aveva già fatto dopo la Guerra dei Dodici Giorni, senza riuscire a fermare l’esplosione della rivolta sei mesi dopo. In particolare, dal 2017 in avanti, gli operai appoggiati da insegnanti, pensionati, studenti hanno promosso migliaia di scioperi aziendali e locali e manifestazioni per l’aumento dei salari contro il carovita, il taglio dei servizi sociali, la miseria crescente di fronte ai profitti e alle ruberie dei potenti. I manifestanti hanno adottato la parola d’ordine Pace Pane Libertà: pace, contro la politica militarista, le spese in armamenti e la partecipazione a guerre in Libano, Siria, Iraq; pane, contro la miseria salariale e la mancanza dei beni di prima necessità; libertà, contro la dittatura filo-padronale.
E dal 2022 sono scese in piazza contro l’oppressione femminile e la teocrazia le giovani di Donna Vita Libertà.
Il proletariato iraniano, che è la classe più numerosa di un paese capitalistico di oltre 90 milioni di abitanti, è stato il più combattivo del Medio Oriente e dobbiamo dare a questi lavoratori e alle loro avanguardie la massima solidarietà contro i loro sfruttatori criminali. Chi si limita a denunciare l’imperialismo USA e lo Stato sionista e prende partito per la Repubblica Islamica, nel nome della sovranità nazionale e del diritto internazionale, si mette nel campo di quegli sfruttatori.
Per lo sviluppo dell’organizzazione comunista in Iran, anello fondamentale del fronte rivoluzionario nel Medio Oriente – La lotta per il comunismo ha messo forti radici in Iran, che né l’opportunismo stalinista né la dittatura dello Scià né la reazione khomeinista hanno potuto recidere, malgrado l’assassinio di migliaia di militanti e l’esilio di tanti altri. Nel 2018 è stato costituito il Consiglio per la cooperazione delle forze di sinistra e comuniste iraniane, cui ora partecipano sette organizzazioni, presenti anche clandestinamente in Iran, che propugnano il rovesciamento rivoluzionario della Repubblica Islamica e l’instaurazione del potere dei consigli dei lavoratori e dei popoli oppressi dell’Iran, come ribadito nella conferenza tenuta a Stoccolma lo scorso 10 gennaio, nella quale hanno denunciato i preparativi della guerra tra USA, Israele e Repubblica Islamica e il suo carattere reazionario, cui contrappongono la lotta per il potere dei lavoratori, contro il regime islamico e contro gli aggressori imperialisti e i loro sostenitori nella borghesia iraniana.
Questa lotta, di importanza decisiva per tutti i lavoratori del Medio Oriente, richiede la costituzione e lo sviluppo di una forte organizzazione rivoluzionaria, basata sulle avanguardie operaie giovanili e femminili, che si sono temprate in questi anni di rivolte e lotte. E’ questa la nostra speranza e il nostro augurio ai comunisti iraniani, cui diamo il nostro sostegno internazionalista, lottando contro il nemico in casa nostra, l’italo-imperialismo, presente con le sue forze armate in tutto il Medio Oriente e pronto a riprendere la sua penetrazione in Iran sia nel caso di vittoria degli amici Trump e Netanyahu sia nel caso di sopravvivenza della Repubblica Islamica, cui la postfascista Meloni potrà furbescamente tentare di ricordare le aperture antimperialiste di Enrico Mattei.

RIVOLUZIONE COMUNISTA


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