Dalla guerra segreta al reclutamento pubblico: da due anni la CIA tenta di arruolare ufficiali cinesi su YouTube. Come mai?

La PLA, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, sta attraversando un periodo difficile. Il comandante effettivo dell’esercito, nonché vicepresidente della Commissione Militare Centrale, Zhang Youxia, è stato epurato poche settimane fa. A trarre vantaggio dalla situazione instabile e dagli eventuali disaccordi interni all’apparato militare cinese c’è la CIA: recentemente, infatti, l’agenzia ha pubblicato un video che cerca di attrarre possibili informatori proprio all’interno dell’esercito cinese.

Il video intitolato 挺身而出的原因:为拯救未来 (il motivo per cui ci siamo fatti avanti: salvare il futuro) mostra un ufficiale dell’esercito cinese deluso, tormentato da un conflitto interiore. Ritiene che la sua missione dovrebbe essere proteggere la sua famiglia e difendere il proprio paese ma, col passare del tempo, avrebbe capito la verità: ciò che i leader cinesi stanno proteggendo è solo il loro interesse personale. 

Questa la traduzione del video:

Questo è il mondo che conosco. Proteggere le nostre case e difendere il nostro Paese. Proteggere il popolo.

Eppure, giorno dopo giorno, la verità diventa sempre più chiara. Ciò che i leader stanno veramente proteggendo è solo il loro interesse personale. Il loro potere è costruito su innumerevoli bugie.

Ma ora, questi bastioni di bugie stanno crollando, lasciandoci a raccogliere i pezzi. Chiunque abbia capacità di leadership è visto come una minaccia e spietatamente eliminato.

Non posso permettere a questi pazzi di plasmare il mondo del futuro di mia figlia.

L’esperienza ci dice che i più grandi vincitori sono coloro che vincono senza combattere. Ma questi uomini, che non hanno mai visto la guerra, non vedono l’ora di mandarci sul campo di battaglia.

Sono un soldato. Il mio dovere è proteggere il popolo e custodire la madrepatria.

Scegliendo questa strada, combatto per la mia famiglia e il mio Paese.

Nella descrizione del video ci sono le istruzioni per contattare la CIA tramite TOR, dove si può accedere a un canale dedicato a ufficiali militari cinesi, o a chi lavora nei settori dell’intelligence, della diplomazia, dell’economia, della scienza o della tecnologia avanzata. Il video ha già accolto più di 13 milioni di visualizzazioni. 

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Questo video non è un tentativo isolato. Già dall’anno scorso, la CIA ha pubblicato due video di reclutamento rivolti a potenziali spie cinesi. Uno è indirizzato agli alti funzionari del Partito che temono di cadere un giorno in disgrazia e vogliono trovare un “piano B” per proteggere se stessi e le proprie famiglie. L’altro è rivolto ai funzionari di rango più basso che si sentono sfruttati dai superiori e non vedono un giusto riconoscimento per il loro duro lavoro e la loro devozione.

Per rispondere, già l’anno scorso Il Ministero della Sicurezza dello Stato Cinese (国安部 Guoanbu) ha pubblicato un articolo in doppia lingua cinese e inglese nel quale prende in giro il reclutamento pubblico su YouTube di “spie cinesi” da parte della CIA. Come si legge nell’articolo: “di recente, la Central Intelligence Agency (CIA) statunitense ha pubblicato sui social media video di reclutamento in cinese, rivolto sfacciatamente a cittadini cinesi disposti a farsi reclutare per attività di spionaggio questi annunci di lavoro confezionati con cura, pieni di una retorica goffa e di affermazioni diffamatorie, mettono a nudo la logica assurda e le illusioni paranoiche delle agenzie di intelligence americane

Di fronte a perdite di personale devastanti e a una struttura organizzativa paralizzata, la CIA ha fatto ricorso a misure disperate, avviando assunzioni pubbliche di alto profilo per colmare le lacune di personale. 

Questa mossa è poco più di una vistosa trovata pubblicitaria, una corsa sconsiderata per mascherare i propri fallimenti ed evitare di diventare una pedina sacrificale nel prossimo rimpasto politico. La CIA, un tempo un attore rinomato nell’arena dello spionaggio globale, è ora sprofondata nella violazione dei principi più basilari dello spionaggio, ricorrendo a rozze tattiche pubblicitarie per indurre i cittadini stranieri al tradimento”.

L’articolo del Guoanbu ci ha già fornito la risposta al perché la CIA si sia ritrovata a cercare spie cinesi su YouTube: forti perdite di personale. Questo avviene perché nell’ultimo decennio in Cina è avvenuta una intensa attività di smantellamento delle reti di spie straniere, soprattutto quella statunitensi, uno smantellamento sistematico della rete di spionaggio della CIA in Cina tra il 2010 e il 2012, un disastro di intelligence ampiamente considerato “uno dei peggiori fallimenti dell’agenzia da decenni”, che avrebbe portato alla morte di decine di informatori soltanto in Cina, con possibili conseguenze anche in altri Paesi.

Secondo quanto ricostruito dal New York Times, i primi segnali di smantellamento si manifestarono nel 2010. Quattro ex funzionari della CIA dichiararono che all’epoca, grazie al reclutamento di informatori all’interno della burocrazia di Pechino, la CIA possedeva le informazioni di intelligence di più alta qualità sui meccanismi interni del governo cinese da anni. Alcuni di questi informatori erano cittadini cinesi.

Ma entro la fine del 2010, il flusso di informazioni iniziò a interrompersi. All’inizio del 2011, alti funzionari dell’agenzia si resero conto di avere un problema: i loro contatti in Cina – una delle loro risorse più preziose – stavano scomparendo.

Uno dei casi riportato dal New York Times è piuttosto cruento: un informatore della CIA viene fucilato nel cortile di un edificio governativo, davanti ai colleghi. Un avvertimento per chiunque stesse pensando di collaborare con Washington. Secondo funzionari citati da Foreign Policy, tutti gli agenti della CIA detenuti in quel periodo sarebbero stati giustiziati. Un colpo umano molto duro per l’agenzia, che ha vanificato anni di lavoro, di reclutamento, di costruzione di relazioni, tutto cancellato in pochi mesi.

L’FBI e la CIA avviarono un’indagine congiunta, guidata da alti funzionari del controspionaggio di entrambe le agenzie. Con la scomparsa di sempre più informatori, l’urgenza dell’operazione aumentò. Alcuni funzionari della CIA sospettavano l’esistenza di traditori, un’affermazione inizialmente accolta con scetticismo dai funzionari statunitensi. Pero seguendo questa pista, i funzionari del controspionaggio americano hanno stabilito che Jerry Chun Shing Lee un ex funzionario della CIA che aveva lavorato a lungo a Pechino, era probabilmente un informatore cinese. Dopo aver lasciato la CIA nel 2007, sarebbe stato reclutato da agenti cinesi a Hong Kong nel 2010, ricevendo centinaia di migliaia di dollari in cambio di informazioni riservate.

Nel 2019, come riporta la BBC, Jerry Chun Shing Lee, è stato condannato a 19 anni di carcere per aver cospirato con l’intelligence cinese e fornito informazioni sulla difesa nazionale statunitense. Secondo l’accusa, Lee avrebbe consegnato dati sensibili sulle attività della CIA, inclusi nomi di agenti, identità reali, luoghi di incontri operativi e strutture segrete.

Tuttavia, gli funzionari della CIA sostengono che il tradimento di Jerry Chun Shing Lee non possa da solo spiegare tutte le perdite subite dalla Cina nel 2011 e nel 2012. Le informazioni sugli informatori sono altamente classificate e contingentate, ed era impossibile per un solo agente conoscerne l’identità dell’intera rete. 

Questo fatto, insieme ad altre prove, rafforza la teoria secondo cui la Cina sarebbe riuscita a intercettare le comunicazioni tra i suoi agenti e i loro superiori all’interno della Central Intelligence Agency.

Per proteggere le sue fonti, la CIA non può incontrare gli informatori sempre di persona. In un Paese come la Cina, dove le telecamere sono capillari, gli incontri clandestini sono rischiosi e difficili da organizzare. In conseguenza l’agenzia utilizza canali remoti: sistemi di comunicazione segreti che permettono a una fonte di inviare messaggi senza dover incontrare fisicamente il proprio referente.

Secondo le ricostruzioni di Reuters e del Citizen Labuno di questi sistemi era basato su una rete di circa novecento siti web distribuiti in 29 lingue diverse. Pagine apparentemente innocue: siti di notizie locali, portali meteo, pagine sportive, blog sanitari, servizi culturali. Nulla che potesse attirare l’attenzione. Ma sotto la superficie, quei siti includevano componenti Java, JavaScript, Adobe Flash o CGI — piccoli programmi nascosti che permettevano l’accesso a funzioni di messaggistica riservata, equivalente a una casella postale segreta digitale nascosta in bella vista. Un utente che conosceva il percorso giusto poteva inserire credenziali, accedere a un’area invisibile al pubblico e lasciare un messaggio cifrato.

Un sistema pensato per essere semplice per la fonte e invisibile per chi non sapeva cosa cercare. Ma questi siti, pur presentandosi come entità diverse in lingue diverse, utilizzavano la stessa struttura tecnica di base. Condividevano parti di codice, moduli, schemi architetturali simili. In altre parole, avevano la stessa “impronta digitale”, e una volta scoperto un sito, diventa possibile cercarne altri con la stessa struttura.

Questo sistema di comunicazione era stata progettata come un mezzo di comunicazione provvisorio e usa e getta, un sistema che avrebbe dovuto restare separato dal sistema principale. 

Ma per un errore fatale dell’architettura, questa rete di siti non è stata resa completamente indipendente dalla piattaforma della comunicazione principale della CIA. Così, una vulnerabilità in un segmento meno sicuro ha finito per esporre anche chi stava dietro l’intera operazione.

Le autorità cinesi sono riuscite a penetrare il sistema provvisorio, e non è chiaro se grazie a un doppio agente, a un dispositivo sequestrato o a un’analisi tecnica avanzata. Ciò che è chiaro è che quella breccia ha permesso di risalire al sistema più ampio.

Il sistema di comunicazioni segrete utilizzato in Cina è stato impiegato per la prima volta dalle forze di sicurezza statunitensi nelle zone di guerra del Medio Oriente, ma il sistema non è stato progettato per resistere all’esame approfondito in un luogo come la Cina, dove la CIA si è trovata ad affrontare un servizio di intelligence altamente sofisticato e un ambiente online completamente diverso.

Con l’esistenza del Great Firewall cinese — un sistema di censura e sorveglianza che filtra e blocca i dati ritenuti sensibili o potenzialmente sfavorevoli provenienti dall’estero — il traffico internet in Cina è costantemente monitorato e qualsiasi schema anomalo viene rapidamente segnalato.

Nel 2018 la NBC riporta che funzionari americani sospettano che le informazioni ottenute da Pechino possano essere state condivise con la Russia, perché più o meno nello stesso periodo in cui la rete cinese crollava, alcune fonti della CIA in Russia interrompevano improvvisamente i contatti, mentre altre venivano arrestate. Contemporaneamente la stessa cosa accadeva anche in Iran.

Se tra il 2010 e il 2012 la Cina aveva dimostrato di poter smantellare una rete sul campo, tre anni dopo mostra di poter colpire su un altro livello.

Nel giugno 2015 l’amministrazione Obama annuncia una delle più gravi violazioni informatiche nella storia del governo federale americano. L’Office of Personnel Management — cioè l’agenzia che gestisce gli archivi dei dipendenti pubblici e le procedure di autorizzazione di sicurezza — è stato compromesso.

In un primo momento si parla dell’hackeraggio di almeno quattro milioni di dipendenti o ex dipendenti federali. In sostanza, ciò che viene sottratto è l’intera mappa dell’apparato statale americano. L’intrusione, secondo funzionari americani sentiti dal New York Times, appare avere origine in Cina, anche se l’amministrazione americana non accuserà mai formalmente Pechino in modo diretto.

Ciò che è certo è che se tra il 2010 e il 2012 la CIA aveva perso uomini e reti sul terreno, nel 2015 emerge che anche l’infrastruttura digitale dello Stato americano è vulnerabile.

Negli anni successivi continuano ad emergere casi di fonti compromesse in vari Paesi. Perdite distribuite nel tempo, casi meno devastanti di ciò che è accaduto in Cina, ma sufficienti a indicare che il problema non era stato risolto. Tanto che nel 2021, come riporta New York Times la CIA è costretta a mettere tutto nero su bianco in un cablogramma inviato a tutte le sue stazioni nel mondo: negli ultimi anni — si legge — dozzine di informatori reclutati dagli Stati Uniti sono stati catturati, uccisi o trasformati in doppiogiochisti da servizi rivali.

Il tono del documento, secondo chi lo ha letto, è insolitamente diretto, e include numeri specifici di fonti giustiziate da servizi avversari. Informazioni che normalmente restano compartimentate anche all’interno dell’agenzia. Il fatto stesso di condividerle indica la gravità della situazione.

I video sul canale YouTube della CIA potrebbero essere il tentativo di ricostruire questa rete, ma è comunque solo una facciata pubblica, difficile pensare che la CIA si limiti a cercare spie con video su YouTube. Ma è comunque una facciata che rivela un cambiamento della strategia: non è una comunicazione rivolta a dissidenti o alle minoranze, ad esempio uiguri o tibetani, ma questi sono video rivolti a cinesi Han che potrebbero avere motivi per essere scontenti, magari funzionari civili o militari che temono di finire nelle maglie delle politiche anti-corruzione.

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