Riprendiamo da Radio Onda d’Urto
Rojava, Siria del Nord e dell’Est: ore drammatiche – e decisive – per le popolazioni che da una dozzina d’anni portano avanti, in un Medio Oriente e un mondo in fiamme, il progetto di una società interconfessionale, socialista, femminista ed ecologista.
Niente accordo (farlocco) di cessate il fuoco. Nella serata di lunedì 19 gennaio nulla di fatto nei contatti tra Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze Democratiche Siriane e l’ex jihadista autoproclamatosi presidente a interim della Siria, Al Jolani, che – denunciano alti fonti dell’Amministrazione autonoma rivoluzionaria – stava cercando di “imporre la resa”. Secondo fonti informate sul terreno ma non direttamente collegate ad Al Jolani, come Sohr (l’Osservatorio siriano per i diritti umani, basato in Gran Bretagna) Damasco avrebbe offerto ad Abdi la posizione di viceministro della difesa in cambio della resa incondizionata dell’Amministrazione Autonoma e delle FDS. Abdi avrebbe rifiutato di “scambiare la sua gente e il suo onore per una sedia. Morirò con onore e non venderò il mio popolo né la mia dignità. Tornerò dal mio popolo in Rojava e dichiareremo guerra”.
Così le prime notizie in arrivo dalla Siria, mentre il Comando Generale delle FDS ha già chiamato tutte le persone in Rojava – dai 7 ai 77 anni, ad “unirsi alla resistenza” in giornate di “responsabilità storica”. Mobilitazione generale quindi in tutta la Siria del Nord e dell’Est, con le Forze di Difesa Comunitaria (Hpg) che coordinano la distribuzione di armi e le pattuglie di vicinato, mentre le persone si incontrano nelle comuni di quartiere, marciando per le strade.
L’appello alla mobilitazione riguarda tutti i territori del Kurdistan, compresi quelli oggi sotto Turchia, Iran e Iraq. Centinaia di persone dal Kurdistan turco – in particolare tra la turca Nusaybin e la curdosirana Qamishlo – stanno cercando di sfondare il confine per sostenere la richiesta di mobilitazione, dando vita a scontri diffusi con il regime turco. Manifestazioni per il Rojava sono segnalate anche nel Kurdistan iracheno, davanti a consolati e basi Usa e internazionali.
Decine di combattenti Fds sono intanto ancora intrappolati a Raqqa; conversazioni con le forze della Coalizione internazionale (a guida Usa) sono in corso per estrarli dall’area sotto il controllo del governo di transizione siriano e delle sue milizie jihadiste e filoturche.
Sul fronte militare del Rojava, segnalati nelle prime ore di martedì 20 gennaio attacchi turchi di droni a sud di Heseke e vicino Kobane, con fuoco di artiglieria vicino a Tal Tamer. Le forze del governo di transizione siriane stanno poi cercando di circondare le campagne di Kobane e di muoversi verso est nel cantone di Jazira, dove in cielo si segnalano decine di droni turchi.
Nel mirino dell’attacco di annientamento concertato tra Damasco e Ankara, con l’esplicito beneplacito di Usa, Unione Europea, Nato, Israele e regimi arabi – Qatar e Arabia Saudita su tutti – contro l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico c’è in queste ore l’intero progetto politico della Siria del Nord e dell’Est, che da una dozzina d’anni è impegnato in un Medio Oriente in fiamme a costruire, tra mille difficoltà, un’alternativa socialista, femminista ed ecologista. La mobilitazione a sostegno della rivoluzione, curda ma non solo, chiama in causa anche l’Europa, con l’appello a scendere in strada della rete internazionalista Rise Up For Rojava, appello ripreso in Italia da sempre più realtà.
Su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento della prima mattinata di martedì 20 gennaio con Michele, nostro redattore, che nell’autunno 2025 ha trascorso diverse settimane nei territori del Rojava, effettuando interviste e reportage che trovate qui. Ascolta o scarica.
Di seguito, il comunicato del Centro Media della FDS, diffuso nella tarda serata di lunedì 19 gennaio 2026:
“Per il nostro popolo, il Resistente.
Dal 6 gennaio 2025, le nostre regioni e il nostro popolo sono direttamente sotto attacco da parte di branchi e barbari. Di fronte a questi attacchi, i nostri combattenti combattono con coraggio e grande dedizione e continuano la loro lotta con onore.
Oggi, lo Stato turco e le sue milizie con mentalità ISIS aumentano i loro attacchi contro il nostro popolo, illudendosi di poter spezzare la nostra volontà e fermare la nostra resistenza.
Con decisione e grande volontà, diciamo come i nostri compagni nel 2014 a Kobane hanno compiuto una resistenza storica e hanno trasformato Kobane in un cimitero per l’ISIS, sostenuto dalla Turchia, e oggi con la stessa volontà dimostrano che trasformeremo le nostre città da Derik a Hasakah e Kobane in un cimitero per i nuovi possessori della mentalità ISIS, guidati dallo Stato turco.
Su questa base, chiamiamo tutti i nostri giovani, ragazze e ragazzi di Rojava, Bakur, Başûr e Rojhilat del Kurdistan, così come in Europa, a unirsi e abbattere i confini degli invasori e a unirsi alla resistenza.
Oggi è il giorno dell’onore.
Oggi è il giorno della responsabilità storica.
E oggi dimostriamo ancora una volta che la volontà dei popoli è più forte di ogni tipo di attacco e occupazione.
Comando Generale delle Forze Democratiche Siriane
19 gennaio 2026
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