di Rolando d’Alessandro

Nel mese di marzo del 1937 ebbero luogo i primi bombardamenti aerei a tappeto in territorio europeo. Le tonnellate di bombe sganciate dall’aviazione legionaria di Mussolini sulla capitale catalana, Barcellona, avevano l’obiettivo dichiarato di terrorizzare la popolazione, colpevole di aver sconfitto il colpo di stato militare e di non arrendersi ai nazionalisti di Franco.

Ormai la storiografia ha chiarito che l’intervento del fascismo italiano nella guerra di Spagna fu determinante per la quantità e qualità del materiale di guerra e le operazioni realizzate (dal ponte aereo che portò le truppe franchiste dal Marocco in Spagna, all’intensa attività delle oltre 700 aeronavi che assicurarono il controllo dei cieli, al blocco marittimo sul Mediterraneo).

Come si sa nel 1939, con l’occupazione della Catalogna da parte dei “nacionales”, la Spagna entrò nella notte di una dittatura che sarebbe durata 40 anni: mentre il nazi fascismo era sconfitto in Europa Franco mantenne saldamente il potere fino alla propria morte, nel 1975, lasciando dietro di sé uno stato in cui tutto era “atado y bien atado”.

Dal canto suo la nuova repubblica italiana dovette nell’immediato dopoguerra far fronte ai debiti contratti dal precedente regime, risarcendo (con territori, materiale bellico o oro) tutti i paesi aggrediti durante e prima della II GM. Unica eccezione, arrivata sino ad oggi (l’altra era il contenzioso, chiuso nel 2010 con l’accordo fra Gheddafi e Berlusconi, con la Libia): la Spagna franchista i cui popoli non solo non hanno mai ricevuto una riparazione per le morti, le distruzioni e la pesante eredità politica inflitte dalle armi italiane, ma hanno anzi liquidato fino al 1967 le cambiali aventi a oggetto materiale bellico, firmate dai rappresentanti dei due dittatori: le bombe sganciate su

Barcellona sono state religiosamente pagate, fino all’ultima, dai catalani.

L’impunità del fascismo spagnolo, velata dalla propaganda nazionale e dagli interessi di stato europei, è stata sino ad oggi – come è risaputo – assoluta, garantita dalla legge d’amnistia del 1977 e confermata da un assetto istituzionale che blinda i privilegi degli eredi del nazional-cattolicesimo. Le leggi sulla memoria approvate dagli anni 90 ad oggi si sono rivelate nel tempo semplici espedienti per sdoganare ulteriormente l’attuale stato monarchico come erede legittimo della repubblica spagnola, quella soffocata nel sangue dal colpo di stato del 36.

Il mito della ‘transizione esemplare’, veicolato da un formidabile apparato di propaganda, e il tempo hanno cancellato la memoria delle centinaia di migliaia di morti civili, le torture, i massacri, la fame e le violenze sessuali usate come armi di guerra, la repressione, le esecuzioni. Nonostante gli oltre 100.000 cadaveri anonimi ancora sepolti in fosse comuni, la mancata restituzione dei beni rubati, il non riconoscimento dei partigiani come combattenti legittimi, l’assenza del benché minimo gesto di epurazione degli apparati repressivi: polizia, esercito, magistratura, che ancor oggi pendono come una spada di Damocle sulla testa della fragilissima democrazia spagnola.

Nel 2012, a seguito dell’apertura degli archivi dell’aeronautica militare italiana, l’opinione pubblica viene finalmente a sapere la verità su di uno degli aspetti militarmente più significativi della guerra di Spagna e che i feroci bombardamenti della città di Barcellona e di tutta la costa catalano-valenziana erano stati commessi dall’Aviazione Legionaria, stanziata in una Maiorca “ripulita” di repubblicani dal sinistro Conte Rossi, agli ordini diretti del Duce.

Per iniziativa e col sostegno di un gruppo d’italiani residenti nella capitale catalana, due anziane vittime delle incursioni dei Savoia Marchetti sulla Barceloneta presentano allora una querela, accolta dalla corte d’appello di Barcellona che, qualificando quei bombardamenti come crimini di lesa umanità, istruisce l’unico procedimento giudiziario relativo a episodi della “Guerra Civile” in tutto lo stato spagnolo.

Fra il disinteresse e la riluttanza, quando non aperta opposizione, di media ed istituzioni e con il tiepido appoggio di alcuni partiti di sinistra e movimenti sociali, inizia così l’iter giudiziario che, in una burocratica successione d’inconcludenti indagini d’archivio e di commissioni rogatorie ripetutamente ignorate, si protrae per 14 anni, finché i tribunali italiani interpellati non si degnano di rispondere che la totalità degli aviatori coinvolti nella causa risultano o si presumono deceduti. La giudice spagnola, sollevata, si affretta a pronunciare il non luogo a procedere. Nel gennaio del 2026.

Un ultimo sassolino sul tumulo eretto sui diritti delle vittime spagnole del fascismo a verità, riconoscimento, riparazione e garanzia di non ripetizione. Una vicenda – sorta e sviluppatasi nel cuore dell’Europa nata dalle ceneri della II grande guerra – che spiega in buona parte l’origine dell’attuale sconvolgimento di ogni più elementare regola di legalità internazionale, con genocidi, violazioni massicce delle carte universali su diritti umani, politici, civili, con il ritorno alla disadorna legge del più forte.

Le istituzioni della democratica repubblica italiana nata dalla Resistenza non hanno mai chiesto nemmeno scusa per quell’infame aggressione e le migliaia e migliaia di morti.

Come del resto quelle della monarchia borbonica spagnola.

La Generalitat catalana, legalmente erede dell’amministrazione che all’epoca denunciò la barbarie dei

bombardamenti aerei, dal canto suo tace, per complicità o pochezza, a seconda di chi la presieda.

Nelle piazze intanto s’invoca l’applicazione del diritto qui calpestato a un altro genocidio, in un’altra terra.

Che altro aggiungere all’articolo di Rolando? Un’altra storia che dimostra abbondantemente quanto i poteri costituiti (italiano, spagnolo, catalano) siano impermeabili alle richieste di “giustizia” se vengono dal “basso”. C’era da aspettarselo, almeno per quelli, come me, che hanno ancora in mente lo slogan “Fiducia nello stato NON NE ABBIAMO…” Un po’ meno scontata la sostanziale indifferenza (o al massimo il tiepido appoggio da pacca sulle spalle) della sinistra “radicale” catalana (e, a maggior ragione, spagnola ed italiana). Ricordo comunque che, 13 anni fa, alcuni degli aviatori “eroi”, bombardatori di civili indifesi, erano ancora vivi, seppur molto anziani. Poi, ovviamente, se ne sono andati, lasciando il mondo un pochino più pulito.

Flavio Guidi


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