Da tempo ormai il termine “campismo” è entrato nel lessico della sinistra “radicale”, di solito con connotazioni negative, giustamente. Ma c’è campismo e campismo, o meglio ci sono diversi livelli di degenerazione politica in questo ambito. Ho già scritto altre volte su ciò che, a mio avviso, è all’origine di questo atteggiamento, ahimè così diffuso nella “compagneria”. Oggi, dopo quello che è successo in Ucraina, Palestina, Venezuela, Siria, Iran e così via vorrei dire cosa penso del punto a cui è arrivato il campismo. Anche se c’è molto in comune tra le varie sfumature di campismo (innanzitutto l’indifferenza più o meno accentuata verso le sofferenze a cui sono sottoposti gli sfruttati, gli oppressi che malauguratamente si trovano nel “campo” sbagliato, per non parlare del disprezzo più o meno velato verso le idee rivoluzionarie, marxiste o anarchiche), non ha, a mio avviso, lo stesso livello di gravità chiudere un occhio (o anche tutti e due) su ciò che combina il gruppo dirigente cubano o l’oligarchia imperialista russa, il clan “madurista” o gli islamofascisti al potere in Iran. Vero, nessuna di queste direzioni a a che fare con quello che potremmo definire “il socialismo che noi vogliamo”. Ma indubbiamente la burocrazia cubana, guidata da Diaz Canel non si è macchiata di massacri di manifestanti, o di una guerra d’aggressione, e neppure dell’uso massiccio e indiscriminato del terrore repressivo basato su pena di morte, sparizioni forzate, ecc. Già la difesa di Maduro (o ancor peggio del duo Ortega-Murillo, che di repressione se ne intende molto di più) presuppone un notevole sviluppo delle famose fette di salame sugli occhi. Ma tant’è, a molti compagni dal palato facile e dal meccanismo mentale binario basta una frase, un saluto a pugno chiuso, una bandiera rossa o rosso-nera (pure semplicemente tricolor-bolivariana) per dimenticare quel poco di “coscienza di classe”, una merce ormai diventata rarissima. Lo stesso vale per la burocrazia capitalista cinese, che le bandiere rosse le sventola ad ogni pie’ sospinto, mentre accumula profitti spaventosi sullo sfruttamento dei proletari cinesi, asiatici, africani, latinoamericani, ecc. Con questo tipo di “campisti” ho sempre cercato di dialogare, convinto che, alla fine, la loro unica bussola (quella dell’antimperialismo “occidentale”) prima o poi, spinta dai continui scontri con la realtà, avrebbe potuto ritrovare il nord: l’indipendenza di classe, l’auto-organizzazione proletaria, ecc.
Molto più faticoso è stato “dialogare” (ammesso che si possa usare questo termine) con chi non ha avuto più nemmeno bisogno di aggrapparsi ai simboli per scegliere di appoggiare dei veri e propri criminali, imperialisti o meno. Sto ovviamente parlando dei Putin, dei Lukashenko, degli Assad. In questo caso i massacri, le guerre, le peggiori nefandezze non sono bastate a fare aprire gli occhi, a riorientare la bussola a numerosi “compagni” (le virgolette sono d’obbligo). Neppure il fatto che questi personaggi fossero molto apprezzati da molti neofascisti (chi ricorda i manifesti di Forza Nuova – o Casa Pound – che elogiavano Assad, o le scritte di FN a favore della “Santa Russia”?), è servito almeno a mettere in allarme, a seminare il dubbio in queste “anime semplici” in cui l’anti-americanismo, l’anti-occidentalismo ha sostituito quel poco di marxismo che, forse, in qualche recondito angolo delle loro menti confuse, ancora si celava!
Il peggio però si è palesato nelle ultime settimane (anche se, ad essere onesti, parecchi sintomi erano già visibili da anni) quando si sono viste persone che si autodefiniscono “compagni” arrivare a difendere uno dei regimi più odiosi (probabilmente secondo solo all’Afghanistan dei Talebani e all’Arabia Saudita) che infestano il nostro pianeta: quello degli islamofascisti iraniani. Qui la mia consolidata tolleranza (da non confondere con giustificazione) è arrivata al capolinea. Se essere contro gli imperialisti più potenti (almeno militarmente) è la sola condizione per decidere si appoggiare o meno una rivolta popolare, allora siete in buona compagnia. Avrete al vostro fianco i fantasmi di Mussolini e di Hitler, contro le “demoplutocrazie” che soffocavano “l’Italia proletaria” e che ostacolavano il progetto nazional-socialista. Siete gli eredi ideali, ne siate coscienti o meno, di quelli che urlavano “Lenin traditore, venduto all’oro tedesco”, vista la storia del treno piombato e dell’interesse dell’imperialismo tedesco a far uscire la Russia dalla guerra. I proletari in carne ed ossa, gli sfruttati e gli oppressi sono per voi, nel migliore dei casi, pedine da usare sulla mappa geopolitica. Da campisti a nazional-comunisti c’è da fare un salto, come da nazional-comunisti a rossobruni. E l’ultimo salto, quello da rossobruni a fascisti (magari in versione islamista), qualcuno di voi l’ha già fatto. D’altra parte dei Mussolini, dei Bombacci, dei Doriot è purtroppo piena la storia del movimento operaio socialista italiano ed internazionale.
Flavio Guidi
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