Continuiamo con la pubblicazione delle prese di posizione di varie forze rivoluzionarie (marxiste e anarchiche) sull’aggressione USA al Venezuela. Oggi è la volta dei compagni della Tendenza Comunista Internazionalista (o meglio, della loro organizzazione statunitense)
In questo momento di crisi per il capitalismo globale, le principali potenze imperialiste diventano sempre più disperate nel consolidare la loro posizione. Il raid di Trump in Venezuela e il rapimento di Nicolás Maduro sono una delle espressioni della crisi imperialista, insieme alle guerre di Israele in Medio Oriente, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e ai preparativi della Cina per conquistare Taiwan. Ma cosa significa l’aggressione americana per la classe operaia? Essa porterà solo a un aumento del numero di lavoratori massacrati in nome del profitto.
Nessun lavoratore con un po’ di cervello può credere che questo attacco sia una risposta al “traffico di droga” di cui è accusata Caracas. Questa azione militare dev’essere vista come un colpo di avvertimento contro la Cina, il principale rivale imperialista degli Stati Uniti. Washington sta cercando di rafforzare la propria posizione in tutto il continente americano in preparazione di un confronto con Pechino e i suoi alleati, che rappresentano l’unica seria minaccia al potere statunitense.
I lavoratori di tutto il mondo hanno visto cosa può fare per noi la “nostra nazione”. Dall’austerità e l’inflazione fino ai rapimenti dell’ICE1, la classe operaia degli Stati Uniti è stata perseguitata dagli agenti del capitale tanto democratici quanto repubblicani. In Venezuela, i lavoratori sono intrappolati tra due bande di saccheggiatori sostenute da potenze globali rivali, mentre il loro tenore di vita peggiora. Alla fine dei conti, la classe operaia non ha patria!
Gli attacchi alla classe operaia fanno tutti parte dell’aggravarsi della crisi capitalista che ha la sua conclusione nella guerra mondiale imperialista. Tutti gli Stati sono spinti verso la guerra come alternativa a una crisi senza fine causata dalla stagnazione e dal crollo dei profitti. La classe operaia deve lottare come classe per se stessa prima che i nostri padroni deraglino e causino un altro massacro imperialista mondiale.
La nostra lotta sul posto di lavoro deve essere condotta con le nostre forze della nostra classe e con l’arma della politica internazionalista. Non possiamo mai affidare questa lotta a nessun governo, che si dipinga come anti-imperialista o meno, né ai sindacati che sono legati al sistema capitalista da un milione di fili come apparato di pianificazione e regolamentazione dello Stato. Con questa lotta, la classe operaia può porre fine alla guerra imperialista scatenando una guerra civile contro i capitalisti!
Il proletariato deve guidare queste lotte mentre la battaglia continua e formare un partito politico il cui obiettivo sia la trasformazione rivoluzionaria della società. Le guerre, la repressione statale e la caduta del nostro tenore di vita potranno trovare una fine solo quando la classe operaia avrà conquistato il potere politico. Solo il comunismo, una società senza Stati e senza classi, dove non ci sono né confini né guerre tra Stati, è la soluzione per porre fine a questo sistema e impedire che i lavoratori siano condotti in un vicolo cieco riformista che sembra solo modificare il sistema capitalista.
NESSUNA GUERRA SE NON DI CLASSE!
IWG (Internationalist Workers’ Group) – Sezione statunitense dell’ICT
Note:
1) la United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) è l’organizzazione federale incaricata di “difendere le frontiere” e di deportare gli immigrati privi di documentazione. Ormai sono molti i casi in cui l’ICE ha organizzato dei veri e propri rastrellamenti nelle città americane con un alto tasso di popolazione immigrata, fino a qualche mese fa ritenute “città santuario”, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere i 3.000 arresti giornalieri (fonte: wired.it, link consultato il 06.01.2026). Questi arresti possono avvenire in luoghi come ospedali, scuole e luoghi di culto e molte volte sono condotti da genti in borghese e con macchine non contrassegnate. Dopo questi sequestri legalizzati, i parenti degli internati perdono il contatto con i loro cari. Da notare che il 71% dei sequestrati da parte dell’ICE non aveva alcun precedente penale (fonte: fortune.com, link consultato il 06.01.2026). L’ultimo atto criminale, in ordine di tempo, dell’ICE è l’uccisione a sangue freddo di una donna (nativa del Colorado, per la cronaca), in macchina con i suoitre bambini piccoli, a Minneapolis, poco distante dal luogo in cui venne ucciso George Floyd nel maggio 2020. Senza sorpresa, il presidente ha criminalmente difeso l’operato criminale dei suoi sgherri. La favola della legalità e della difesa della sovranità nazionale si frantuma contro lo scoglio reale delle barbarie che essa provoca. Che sia Trump e la sua ICE in America o Meloni e i suoi CPR in Albania, l’attacco da parte del capitale contro la classe operaia è globale. Contro ogni confine, contro ogni nazione, contro ogni Stato, accoglienza subito!, il che significa farla finita con la società borghese. Il proletariato non ha patria.
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