Continuiamo la pubblicazione, iniziata 3 giorni fa, delle prese di posizione delle varie forze rivoluzionarie sull’aggressione yankee al Venezuela. Oggi è la volta dei compagni di Alternativa Libertaria – Federazione dei Comunisti Anarchici.

Se il 2025 è stato l’anno della corsa al riarmo, il 2026 non promette nulla di buono per i popoli di questo pianeta: in questi primi giorni del nuovo anno gli USA sono intervenuti militarmente in Venezuela, destituendo di fatto il presidente Maduro, rapito insieme alla moglie e attualmente detenuto a New York con l’accusa di narcotraffico.
Pur utilizzando la retorica della lotta al narcotraffico e al terrorismo, è lo stesso Trump in conferenza stampa a non far mistero dei veri obiettivi dell’imperialismo USA, affermando che le compagnie petrolifere statunitensi saranno impegnate direttamente nella gestione delle infrastrutture petrolifere venezuelane.

Tale intervento militare si inserisce perfettamente nella politica estera portata avanti dal governo USA in questi ultimi anni: un’analisi degli interventi armati autorizzati dall’amministrazione Trump in precedenza – dallo Yemen alla Siria, dall’Iran alla Nigeria – mostra una coerenza che difficilmente può essere spiegata ricorrendo esclusivamente a categorie quali la lotta al terrorismo o la sicurezza internazionale. Al contrario, tali operazioni risultano pienamente intelligibili se collocate all’interno delle logiche dell’imperialismo contemporaneo, inteso come articolazione politico-militare delle esigenze di riproduzione del capitale su scala globale.
I teatri interessati dagli interventi coincidono con aree strategiche del sistema energetico mondiale, sia in termini di riserve sia di snodi di transito. Lo Yemen controlla uno dei principali checkpoint del commercio globale di idrocarburi; la Siria si colloca lungo potenziali corridoi energetici interregionali; l’Iran esercita un potere strutturale sui mercati attraverso lo Stretto di Hormuz; Venezuela e Nigeria rappresentano riserve fondamentali di petrolio e gas. Questa ricorrenza geografica non appare contingente, ma espressione di una razionalità imperiale orientata al controllo delle condizioni materiali dell’accumulazione.

In questa prospettiva, l’energia non costituisce semplicemente una risorsa strategica, bensì una componente centrale dell’infrastruttura materiale del capitalismo globale. Il controllo delle rotte, la regolazione violenta dell’accesso alle risorse e la capacità di influenzare prezzi e flussi energetici rappresentano strumenti attraverso cui lo Stato imperiale garantisce la stabilità del proprio blocco di potere economico. Per l’amministrazione Trump, che ha esplicitamente legato la politica estera al rilancio dell’industria energetica nazionale e alla riduzione del disavanzo commerciale, l’uso della forza militare si inserisce dunque in una logica di sostegno diretto ai processi di accumulazione.
L’obiettivo non è l’occupazione territoriale diretta, tipica delle forme classiche di imperialismo coloniale, bensì l’esercizio di un imperialismo informale e flessibile, fondato sull’intreccio tra coercizione militare, pressione economica e subordinazione politica. In tale configurazione, la violenza armata opera come meccanismo di disciplinamento delle periferie del sistema mondiale, assicurando condizioni favorevoli alla valorizzazione del capitale e contenendo al contempo l’emergere di potenze concorrenti.

Di fronte al totale silenzio dell’Unione Europea e al sostegno del governo Meloni all’intervento, che confermano ancora una volta il loro ruolo di semplici vassalli dell’imperialismo USA, nonché a narrazioni che dividono gli imperialismi tra “buoni” e “cattivi”, è urgente ribadire la nostra avversione a qualsiasi regime autoritario, anche se ammantato di pseudo socialismo, e lavorare alla creazione di un fronte internazionalista che articoli proposte politiche capaci di irrompere nella società; non abbiamo del resto altre alternative, il processo di ristrutturazione capitalista sta ormai pericolosamente accelerando e rischia di trascinare con sé verso il baratro tutto il pianeta e chi lo vive.

05/01/2026

Alternativa Libertaria/FdCA


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