Pur non avendo nessuna simpatia per Maduro (ed in generale per la “boliburguesìa” che governa il Venezuela) sono indignato e pieno di rabbia per l’ennesima aggressione del brigante n.1, l’imperialismo yankee, capeggiato dal pericoloso buffone col ciuffo. La spudorata operazione di pirateria compiuta stamane da Trump e i suoi accoliti ha il discutibile merito di mettere a nudo, senza gli orpelli ipocriti del cosiddetto “diritto internazionale”, la feroce logica del capitalismo imperialista. La guerra è ormai l’orizzonte immediato dei vari attori del brigantaggio imperialista, a cominciare da quello più potente e aggressivo, quello statunitense. Solo la lotta e l’unità dei proletari di tutto il mondo, come già scrivevano Marx ed Engels nel 1848, può fermare il disastro che incombe sull’umanità, non solo in Ucraina, in Palestina, in Sudan o in Venezuela. Per fermare la guerra bisogna preparare la rivoluzione, per farla finita una volta per tutte con il capitalismo, generatore di guerre, in tutte le sue forme: fuori gli imperialisti dal Venezuela, dall’America Latina e da ogni angolo del pianeta! [Flavio Guidi]

Di seguito le prese di posizione del Bureau della Quarta Internazionale, di Sinistra Anticapitalista, della LIS (Partito Comunista dei Lavoratori) , della Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria e dell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria (PCR)

Fermiamo l’aggressione imperialista contro il Venezuela

Dichiarazione dell’Ufficio esecutivo del Segretariato della Quarta Internazionale

L’amministrazione di Donald Trump ha condotto un attacco aereo militare contro obiettivi chirurgici sul territorio venezuelano, ovvero bombardamenti contro edifici ufficiali e basi militari del Paese. Questo evento, senza precedenti nel continente da quasi trent’anni, costituisce una flagrante violazione della sovranità venezuelana e dell’America Latina nel suo complesso, in totale violazione del diritto internazionale.

All’alba di sabato 3 gennaio, i bombardamenti e le esplosioni a Caracas e in altri due Stati del Venezuela sono serviti da diversivo per arrestare e rapire il presidente Nicolás Maduro, come ha ammesso lo stesso Trump sul suo social network Truth Social. La sorte del presidente non è ancora nota, e non si sa ancora se e quali settori interni abbiano collaborato alla cattura di Maduro.

L’incertezza sul futuro del Paese rende più urgente che mai che tutte le forze progressiste, democratiche, socialiste e rivoluzionarie siano promotrici di un movimento internazionale contro l’aggressione imperialista e per il diritto del popolo venezuelano di decidere del proprio destino in modo autonomo e sovrano. A prescindere dall’opinione o dalla posizione sul regime del presidente apparentemente destituito, l’intervento imperialista non è affatto una soluzione per le sofferenze del popolo venezuelano, dei popoli dell’America Latina e di nessuno dei popoli oppressi dall’imperialismo nel mondo. Un tale intervento è sempre stato e continua ad essere contrario ai loro interessi. Può portare solo morte, repressione e ingiustizia.

La necessaria campagna mondiale deve includere mobilitazioni e manifestazioni davanti alle ambasciate statunitensi in ogni paese, al fine di mostrare l’unità dei popoli contro le aggressioni imperialiste come questa.

La IV Internazionale è solidale con il popolo e la classe operaia venezuelani, chiedendo il ritiro immediato dello schieramento militare che, da diversi mesi, mantiene un’immensa forza militare statunitense nei Caraibi. Chiediamo la liberazione di Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Adela Flored: spetta al popolo venezuelano decidere chi vuole giudicare o eleggere. Vogliamo la fine dell’aggressione militare e il rispetto della sovranità territoriale e politica del Venezuela e dell’America Latina!

Dichiarazione del segretariato dell’Ufficio esecutivo, 3 gennaio 2026

Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

Condanniamo l’aggressione imperialista Usa contro il Venezuela, che mira a imporre un cambio di regime. A poche ore dai raid contro la Nigeria, gli USA di Trump hanno aggredito il Venezuela e rapito il presidente Maduro. Trump vuole inviare un messaggio intimidatorio a tutta l’America Latina e a tutti i popoli della regione, affinché accettino senza colpo ferire il dominio degli Stati Uniti.

Al di là delle nostre considerazioni critiche sul governo di Caracas, non possiamo non leggere questo attacco come un atto di guerra che calpesta il diritto internazionale già logorato da quasi quattro anni di invasione russa dell’Ucraina e dal genocidio in corso a Gaza. La nostra solidarietà va innanzitutto alle famiglie delle vittime uccise nei raid statunitensi sulla capitale venezuelana e al popolo venezuelano. 

L’aggressione al Venezuela imprime una ulteriore accelerazione a quello che abbiamo definito il caos geopolitico ovvero la ristrutturazione degli equilibri tra le grandi potenze in corso da quando la retorica della globalizzazione liberista è entrata definitivamente in crisi. E’ evidente, infatti, che la guerra al narcotraffico non ha nulla a che fare con l’escalation di Washington sul Venezuela culminato stanotte con il rapimento di Maduro. C’entra il petrolio di cui proprio in Venezuela esistono le più ingenti risorse al mondo. C’entra la dottrina Monroe, ovvero la pretesa nordamericana di considerare il continente come il suo cortile di casa. Una pretesa assolutamente simmetrica a quella di altri imperialismi nel resto del pianeta. Inaccettabile per chiunque si batta per l’autodeterminazione dei popoli e contro ogni tipo di discriminazione, oppressione e sfruttamento.

Per questo occorre mobilitarsi per il ritiro delle truppe Usa dai Caraibi, la fine delle sanzioni contro il Venezuela e per la disfatta dell’offensiva di Trump.

Siamo di fronte a un ennesimo salto di qualità nella normalizzazione della guerra nel vuoto pneumatico della comunità internazionale. Particolarmente infausto appare anche il ruolo dell’Europa “liberale” che si inserisce nella preparazione della guerra globale con un massiccio, forsennato ed antipopolare programma di riarmo e con il suo sostanziale appoggio alla aggressione imperialista al Venezuela. Il peggio, poi, è espresso dal governo Meloni che tace compiaciuto e complice del suo mentore Trump. Il doppiopesismo che alberga sia nello schieramento dei governi borghesi, sia in quello delle organizzazioni politiche di classe, alcune delle quali inficiate da logiche campiste, rendono difficile, ma non meno urgente, la costruzione di una piattaforma internazionalista contro ogni imperialismo che provi a incrinare la subalternità alle logiche della geopolitica e praticare una solidarietà efficace dal basso.

Comunicato della LIS (dal sito del PCL)

Nelle prime ore del mattino di sabato 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela e il suo popolo. Nella capitale, Caracas, si sono verificati attentati e potenti esplosioni in diverse località, soprattutto nella parte meridionale della città, e attacchi simili si sono verificati anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira.

Gli eventi sono ancora in corso e le varie notizie che circolano devono essere confermate. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno affermato di aver catturato – rapito – Nicolás Maduro e sua moglie e di averli portati via dal Paese.
Questa escalation di aggressione è un fatto che non può aspettare di essere condannato. Non si può permettere all’imperialismo di attaccare l’integrità di altri Paesi in totale impunità e con qualsiasi pretesto per difendere i propri interessi!

Come Lega Internazionale Socialista (LIS):

· Condanniamo i bombardamenti e le aggressioni imperialiste di Trump contro il Venezuela e respingiamo qualsiasi ingerenza nei suoi affari politici interni.

· Chiediamo l’immediato ritiro delle forze aereonavali e delle truppe che attaccano il Venezuela e minacciano la Colombia e i Caraibi.

· Chiediamo la condanna da parte dei governi dell’America Latina e del mondo, nonché di tutte le forze che si dichiarano democratiche contro le azioni piratesche e interventiste del governo degli Stati Uniti.

· Al di là delle inconciliabili differenze che abbiamo con il regime venezuelano, di cui siamo oppositori da sinistra, condanniamo tutte le azioni imperialiste compiute nelle prime ore del 3 gennaio ed esigiamo la libertà immediata per Maduro e sua moglie.

· Ci schiereremo al fianco del popolo venezuelano e difenderemo la sovranità del Paese contro l’ingerenza di Trump e dei suoi complici locali; e affinché la classe operaia possa recuperare i suoi diritti democratici, sociali e politici ed essere essa stessa a decidere il destino del suo Paese.

· Condanniamo il ruolo complice della destra collaborazionista in Venezuela e nel resto dell’America Latina.

· Chiediamo la più ampia unità d’azione e la mobilitazione globale contro l’imperialismo statunitense e in difesa del popolo venezuelano.

Fuori l’imperialismo dal Venezuela e dall’America Latina!

Lega Internazionale Socialista – Segretariato Internazionale

Giù le mani dal Venezuela e dall’America Latina, gangster di Washington!

Trump, il “presidente della pace” che avrebbe posto fine a tutte le guerre lasciate in eredità da Biden, dopo l’avallo dato a Netanyahu perché continui l’operazione genocida a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania; dopo i bombardamenti sull’Iran e sulla Siria; dopo la distruzione di 36 imbarcazioni e l’assassinio di centinaia di naviganti al largo del Venezuela con il pretesto privo di prove che si trattasse di narcotrafficanti; dopo il sequestro di tre petroliere venezuelane; ha lanciato nella notte del 2 gennaio un’operazione militare e golpista contro il Venezuela.

Gli Stati Uniti hanno bombardato 7 centri in Venezuela (basi militari, aeroporti e il mausoleo bolivariano a Chavez) e rapito il presidente Maduro e sua moglie, che saranno “giudicati” da un tribunale di New York, sulla base di accuse per traffico di droghe e “acquisto di armi da usare contro gli Stati Uniti” (!!!). Questo dopo che gli stessi report USA 2025 sulla lotta ai traffici internazionali di droga non citavano il Venezuela.

Ma lo stesso Trump non ha tardato, in queste ore, a dichiarare apertamente lo scopo dell’aggressione: “Saremo finalmente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana“, di quel Venezuela che ha le più grandi riserve petrolifere del pianeta.

Questa azione di pirateria internazionale, in violazione di ogni regola internazionale che i vari stati borghesi si sono dati tramite l’ONU e altre loro istituzioni, è la prima evidente applicazione della nuova dottrina strategica USA, che ripristina la dottrina Monroe del 1823, sintetizzata con lo slogan: “le Americhe agli americani”, ossia agli Stati Uniti. Politica imperialista di potenza allo stato puro, violando ogni “principio di sovranità”, quello cui gli stessi Stati Uniti si sono appellati contro l’invasione russa dell’Ucraina.

Con questo atto di gangsterismo gli Stati Uniti hanno inaugurato di fatto una nuova fase di “liberi tutti” per i vecchi e nuovi stati imperialisti, sulla base dei puri rapporti di forza. Una fase che assomiglia molto agli anni ’30 del secolo scorso, che furono aperti dall’invasione giapponese della Manciuria, cui seguirono l’aggressione italiana all’Etiopia, l’Anschluss tedesco dell’Austria e poi dei Sudeti, e le successive azioni militari del regime nazista che condussero alla Seconda Guerra Mondiale, anche attraverso la spartizione della Polonia con l’URSS.

Non resta che da attendere chi e dove farà i prossimi passi verso il precipizio di una guerra generalizzata.

Gli stati europei, imbarazzati di fronte all’azione dell’alleato-rivale americano, sono già su questa strada con la spasmodica spinta riarmista, l’appoggio incondizionato a Israele, la posizione guerrafondaia nella guerra d’Ucraina e una campagna russofobica senza precedenti. L’Italia filoamericana e filo-sionista della Meloni non osa neppure avanzare una critica velata [anzi – dopo che questa presa di posizione era già pubblicata – ha giustificato come legittima l’aggressione in quanto forma “autodifesa” dalla minaccia del Venezuela – si può essere più infami?]

Mentre scriviamo, in America Latina solo il presidente della Colombia Petro ha preso una netta posizione di condanna, mentre il burattino di Washington Milei si è subito affrettato ad applaudire: “viva la libertà” – la libertà dell’imperialismo gringo, s’intende. Dalla Russia, dalla Cina e dall’Iran sono arrivate ovvie posizioni di critica e di condanna. La Russia ha chiesto anche una riunione di urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma non è certo lì che si deciderà qualcosa, e si sanzionerà l’aggressione.

Nel Venezuela, il cui apparato statale rimane in piedi, si apre una fase convulsa, in cui non sono esclusi altri interventi militari americani a sostegno dell’opposizione al regime di Maduro al soldo di Wall Street. Le offerte di Maduro agli Stati Uniti di aprire maggiormente alle società petrolifere americane erano state respinte da Trump, che mira al controllo totale del paese, come primo passo di una completa ripresa di controllo sul continente latino-americano, che da tempo sta scivolando via dalle grinfie statunitensi e costruendo crescenti legami economici con la Cina.

Alcuni ministri del governo Maduro, a cominciare dal ministro dell’interno Cabello, dichiarano che non intendono arrendersi, che “la dignità del paese non è in vendita”, mentre al contrario Trump già spaccia in pubblico la resa della maggior parte dei vertici del Venezuela.

Come che sia, la sola possibilità che questa spudorata aggressione dell’imperialismo statunitense venga respinta, sta nella scesa in campo di quelle masse lavoratrici impoverite che il governo Maduro e il circolo corrotto e repressivo della bolibourgoisie stretto intorno a lui hanno ampiamente deluso. Una scesa in campo per sé stesse, che rivendichi e attui l’armamento popolare, nessun passo indietro sulla nazionalizzazione dell’industria petrolifera, l’espropriazione delle aziende yankee e imperialiste, il controllo operaio-popolare sul sistema bancario e sul commercio estero. E faccia appello alla mobilitazione generale delle masse sfruttate e oppresse dell’America Latina tutta e ai lavoratori e ai giovani degli Stati Uniti perché non restino a guardare – questo sostenevamo poche settimane fa in una dichiarazione sottoscritta con molte altre organizzazioni internazionaliste – diverse delle quali dell’America Latina, a cominciare dal Partido Obrero. Organizzazioni impegnate in queste ore nella mobilitazione contro l’aggressione al popolo del Venezuela.

E, come in quella dichiarazione, ripetiamo:

Fuori l’imperialismo statunitense da Venezuela, Panama, Ecuador e da tutta l’America Latina! Ritiro immediato di tutte le forze navali e aeree dai Caraibi!

Fine della persecuzione dei latinoamericani che vivono negli Stati Uniti; basta con la persecuzione degli immigrati! Fuori il FMI. No al pagamento dei debiti esteri usurari!

Basta con l’interferenza imperialista nelle nazioni latinoamericane! Fuori gli yankee dal Venezuela e dall’America Latina! Indipendenza per Porto Rico. Fuori il Regno Unito dalle Isole Malvinas.

Lavoratori dell’America Latina e del mondo, unitevi, per l’unità socialista dell’America Latina e del mondo!

3 gennaio 2026

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

L’attacco di Trump al Venezuela – Condannare questo atto di aggressione criminale! Dichiarazione della ICR

Alle 2 del mattino dell’ora locale a Caracas, l’imperialismo statunitense ha lanciato un attacco criminale su suolo venezuelano. Ci sono resoconti che parlano di sei grandi esplosioni nella capitale Caracas. Ci sono stati attacchi militari anche a El Higuerote, Miranda, La Guaira e anche ad Aguara. Elicotteri militari statunitensi sono stati avvistati sopra Caracas. Trump ha annunciato che hanno catturato Maduro e sua moglie, e che sono stati deportati fuori dal paese. Delcy Rodriguez, vice presidente del Venezuela, lo ha confermato. Questo è quello che sappiamo ad  ora.

Nulla di tutto ciò è avvenuto come un fulmine a ciel sereno. E’ il risultato di una politica fredda, calcolata e cinica, che esprime in modo fedele gli interessi dell’aggressivo imperialismo statunitense.

Questo atto è il culmine inevitabile di una lunga serie di azioni di aggressioni gratuite contro uno Stato sovrano, il Venezuela, che non ha mai rappresentato alcuna minaccia militare diretta nei confronti degli Stati Uniti.

Queste azioni includono atti sfacciati di pirateria in mare aperto, il bombardamento e il mitragliamento di piccole imbarcazioni nei Caraibi, e il massacro deliberato degli sfortunati uomini a bordo. Le vittime erano sicuramente pescatori innocenti, ma in ogni caso queste azioni rappresentano senza dubbio una chiara violazione di quanto ironicamente viene definito “diritto internazionale”. Queste azioni comprendono anche il blocco di autobotti che trasportavano petrolio venezuelano e il loro sequestro (leggi: furto) da parte degli Stati Uniti.

Questa lunga campagna di atti di bullismo durata sei mesi e la pressione militare montante da parte dell’imperialismo USA e dell’amministrazione Trump contro il Venezuela è un atto di aggressione unilaterale, che non è giustificato in alcun modo. Non si tratta di narcotraffico come abbiamo già spiegato. Non si tratta di “democrazia”, di cui agli Stati Uniti non importa nulla.

Trump, l’uomo che si vanta di essere un “paciere”, l’uomo che ha promesso di tirar fuori gli Stati Uniti da guerre inutili, ha bombardato la Nigeria il giorno di Natale. Ora ha bombardato il Venezuela e sta minacciando azioni militari di nuovo contro l’Iran. In Venezuela comunque abbiamo anche la rimozione criminale di un capo di Stato.

Questo è un chiaro atto di aggressione militare, il cui scopo principale è rendere chiaro a tutti che gli USA intendono dominare e soggiogare l’intero continente e punire senza pietà chiunque sbarri loro la strada.

Le conseguenze di questo sono molto serie. C’è chi ha detto che si è trattato di un “semplice” colpo ai vertici per catturare Maduro e portarlo fuori dal paese. Queste azioni sono chiaramente di carattere criminale e hanno più in comune con i metodi della Mafia piuttosto che con la diplomazia internazionale. Abbiamo un chiaro esempio di cosa intendono per “regole basate sull’ordine internazionale”. Intendono regole arbitrarie che vengono imposte da Washington in qualsiasi momento secondo gli interessi dell’imperialismo americano.

Qualsiasi paese, governo o leader che osi opporsi a queste “regole” si esporrà a minacce, sanzioni, blocchi economici, bombardamenti e persino, come vediamo, rapimenti in stile mafioso.

Questo è il tipo di regime che i leader degli Stati Uniti e i compari loro europei cercano di imporre a tutto il mondo.

Tuttavia, l’esperienza ci dice che una volta che un’azione militare comincia, non è chiaro dove andrà a finire. La guerra è uno scontro di forze vive. Come finirà il conflitto in Venezuela non dipende solo da Donald Trump, perché le guerre hanno sempre avuto la loro logica, il cui risultato è difficile da prevedere in anticipo.

Il bombardamento di infrastrutture civili e militari in Venezuela provocherà inevitabilmente morti tra i civili. Questo provocherà un sentimento di repulsione e odio contro gli aggressori americani. Che questo sentimento possa essere incanalato in una effettiva azione militare dipende da molti fattori, soprattutto il morale delle masse.

Padrino (capo delle forze armate) ha già annunciato che ci sono state vittime civili, e ha fatto appello alla resistenza nazionale di fronte a questa sfacciata aggressione imperialista. Ha detto che tutte le forze armate verranno mobilitate. “Ci hanno attaccato ma non ci sottometteranno”, ha detto.

Tuttavia, dobbiamo guardare i fatti. Il Venezuela è un piccolo paese latinoamericano in forte svantaggio di fronte alla sovrastante potenza militare dell’imperialismo USA.

Come le masse risponderanno all’appello di Padrino è un fattore decisivo. Tuttavia, data la distanza e la mancanza di informazioni, è impossibile dire quale sarà questa reazione. Sicuramente una parte consistente della società venezuelana, i lavoratori, i contadini, i poveri nelle città, e tutti quelli che hanno tratto vantaggio dalla rivoluzione bolivariana, saranno ancora pronti a combattere questa azione brutale di aggressione imperialista, se ci fosse una direzione seria. Ma sarà sufficiente?

Cuba è troppo debole per fornire assistenza militare sufficiente, mentre i principali alleati del Venezuela Russia e Cina, sono distanti migliaia di chilometri. E’ quindi in buona parte uno scontro tra Davide e Golia. Va da sé che in questo scontro il sostegno internazionale della classe operaia sarà di enorme importanza. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda la reazione delle masse in tutta l’America Latina.

Questo è un chiaro avvertimento agli altri paesi dell’America Latina a mettersi in riga, a sottomettersi all’imperialismo USA. Ciò è valido soprattutto per la Colombia e il suo presidente Gustavo Petro.

E’ vero che molte persone, soprattutto a sinistra, non hanno fiducia nell’attuale governo di Caracas. Ma non è questo il criterio che dovrebbe guidare le nostre azioni in questi momenti. A prescindere dal nostro atteggiamento nei confronti del governo di Nicolas Maduro, è un dovere elementare dichiararsi fermamente e inequivocabilmente in difesa del Venezuela contro le azioni di aggressione dell’imperialismo americano.

Questo sostegno incondizionato per il Venezuela nel conflitto attuale non rappresenta fiducia nelle politiche e nelle azioni di Nicolas Maduro, così come il nostro supporto per l’Iran quando è stato attaccato da Trump e Netanyahu non esprimeva appoggio per il regime corrotto e reazionario dei mullahs a Teheran. Il nostro atteggiamento non dipende dal fatto che appoggiamo o meno un governo o le sue politiche, ma dal principio fondamentale dell’internazionalismo proletario.

La risposta corretta da parte del movimento operaio internazionale dovrebbe essere di mobilitazione e netto rifiuto per questa aggressione imperialista gratuita. Sicuramente oggi ci saranno proteste fuori dalle ambasciate statunitensi in tutto il continente latinoamericano e non solo. L’Internazionale Comunista Rivoluzionaria sostiene il Venezuela incondizionatamente e ci impegneremo con tutti noi stessi in questo movimento.

La nostra posizione è chiara:

  • Giù le mani dal Venezuela!
  • Yankee go home!
  • Abbasso l’imperialismo USA!


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