L’altro ieri, nel corso della conferenza stampa effettuata dagli esponenti della sinistra bresciana per esprimere la loro solidarietà ai lavoratori dell’IVECO (svenduti alla multinazionale indiana TATA) davanti ai cancelli dell’Iveco, nel mio breve intervento ho espresso alcuni concetti basilari. Oggi, leggendo l’articolo scritto da Flavio Archetti sul GdB, ho scoperto di essere diventato una specie di socialdemocratico alla Saragat, che chiede rispettosamente al governo di intervenire, nominando un suo rappresentante nel CDA del gruppo IVECO (magari Invitalia o Cassa Depositi e Prestiti). Credo che il giornalista abbia mal interpretato le mie parole sulla nazionalizzazione senza indennizzo sotto il controllo dei lavoratori. Non gliene faccio una colpa, poveraccio. Non deve essere facile capire il senso di concetti così “dimenticati” (e da almeno 40 anni, se non di più), almeno nel Belpaese (e non solo qui, purtroppo). Confondere “nazionalizzazione” con statizzazione, o peggio ancora con “partecipazione statale” in una SPA o cose simili, non è un equivoco dei soli giornalisti, ovviamente digiuni del linguaggio marxista, Per cui ho scritto questa lettere al direttore del GdB, pregandolo di rettificare quanto impropriamente attribuitomi.
Gentile direttore,
in merito all’articolo pubblicato l’altro ieri a firma Flavio Archetti, devo constatare che le mie parole sono state mal interpretate. Intervenendo alla conferenza stampa a nome del circolo bresciano di Sinistra Anticapitalista, non ho mai sostenuto che il governo attuale debba entrare nel cda con un suo rappresentante. Ho sostenuto che, data la nostra totale indifferenza al problema della “nazionalità” del proprietario dell’azienda (indiano, italiano, ecc.), il nocciolo della questione risieda nella logica di fondo di ogni investimento capitalistico, e cioè nella “ferrea” legge del profitto, che fa sì che in questo sistema sociale i lavoratori siano una semplice merce, al pari dei camion che producono. Ho sostenuto che l’unica possibilità che renda sicuro il lavoro operaio è la nazionalizzazione SENZA INDENNIZZO (visti, tra l’altro, i miliardi regalati dai vari governi succeduti nell’ultimo secolo alla famiglia Agnelli) e sotto il controllo dei lavoratori. Come si può facilmente capire, ciò non ha nulla a che vedere con il semplice intervento dello stato (uno stato da sempre prono agli interessi dei capitalisti, alias “imprese”) e con l’immissione nel CdA di un rappresentante di questo stato. La ringrazio per l’attenzione e le invio i miei saluti.
Flavio Guidi
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