Qualcuno parla di 10 mila persone, la Questura, come al solito, punta al ribasso (2 mila). Ma il corteo che è partito da Piazza Rovetta (Largo Formentone) verso le 15,30 era veramente enorme. Sicuramente molte migliaia di persone, nonostante la pioggia, in gran parte giovani e giovanissimi, ben oltre le poche centinaia di attivisti “doc” che da sempre scendono in piazza. Un lungo corteo che si è snodato per le vie del centro, sul ring e in via Milano, fino a raggiungere la Leonardo, la fabbrica di morte (ex Breda) in via Lunga. Ingente anche lo schieramento di polizia, carabinieri e guardia di finanza (forse temevano l’assalto alla Leonardo?), che però non ha impedito la provocazione di una cinquantina di fascisti vicino al campo Calvesi. Questi individui hanno levato il braccio nel saluto romano e lanciato non solo insulti, ma anche bottiglie e sassi (un compagno è stato ferito alla testa). Le “forze dell’ordine” hanno rapidamente fatto cordoni tra le migliaia di manifestanti e le decine di squadristi, guardandosi bene dal fermare o arrestare gli autori dei lanci di oggetti contundenti d’ispirazione “tricolore”. Il quarto corteo in meno di una settimana! Nemmeno nei “gloriosi” anni Settanta (se si escludono i giorni dopo la strage di Piazza Loggia) si era arrivati ad un livello di mobilitazione così elevato. Segno che, probabilmente, stiamo assistendo alla nascita di un “vero” movimento di massa, paragonabile a quello contro la guerra del Vietnam o al “movimento dei movimenti” di oltre 20 anni fa. Sicuramente il livello di coscienza politica non è quello di 50 o 25 anni fa: le sconfitte, gli errori, la stessa crisi del progetto di “un altro mondo possibile” hanno lasciato il segno. Si tratta comunque di un generoso movimento di ripulsa verso la barbarie che sempre più attanaglia l’umanità, a partire dal genocidio, vissuto “in tempo reale”, nella striscia di Gaza. Centinaia le bandiere palestinesi, ma numerose anche le bandiere rosse (del PRC, di Potere al Popolo, del Fronte della Gioventù Comunista, dell’USB, di Sinistra Anticapitalista, ecc.) e rossonere (degli anarchici o dell’Associazione Culturale “Maitan-Berneri”). Un successo di massa che il Coordinamento Palestina, organizzatore della mobilitazione, può giustamente rivendicare con orgoglio. Per la prima volta dall’ottobre di due anni fa, tra migliaia di voci che gridavano “Palestina libera”, si è udita pure la voce dello spezzone internazionalista, dietro lo striscione del Collettivo Anticapitalista “Linea Rossa” della Bassa Bresciana. Finora gli internazionalisti avevano partecipato a tutte le mobilitazioni in modo più o meno non organizzato: stavolta le bandiere rosse e rosso-nere erano accompagnate dagli slogan contro lo stato sionista per una Palestina (dal fiume al mare) laica e socialista, dal canto dell’Internazionale, dalla rivendicazione chiara e netta dell’unità dei lavoratori, degli sfruttati, degli oppressi in Palestina e in tutto il Medio Oriente, senza discriminazioni religiose o etniche, dall’invito al disfattismo rivoluzionario in tutte le guerre che non siano quella di classe. Perché la nostra patria è il mondo intero.
Flavio Guidi

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